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rappresentazioni bibliche.
Il mio giovane amico si lascia distrarre da un paio di tette esibite con disinvoltura all'angolo della via.
- Vieni, forza. Ti faccio conoscere un altro degli apostoli.
C'e' bisogno di lui adesso. Bockelson e' l'unico che possa improvvisare qualcosa in un momento simile. Se non ricordo male sta recitando davanti alla chiesa di San Pietro.
Un corteo di Carnevale ci viene incontro e ci schiaccia contro i muri delle case. Lo aprono tre uomini con in groppa un piccolo somarello. Dietro fatica un carro, tirato da una decina di re. Al centro ha un alberello con le radici in alto, in una tinozza un uomo nudo si sporca di fango. Nell'angolo il Papa prega con fare raccolto.
- Muoia Sansone, con tutti i Filistei!
La voce di Jan ci raggiunge in lontananza, da' il meglio di se': par di sentirla vibrare nello sforzo sovrumano di demolire le colonne del tempio di Tiro. L'entusiasmo degli spettatori non e' da meno.
Salgo sul palco al fianco del Santo Pappone e lo scrosciare degli applausi si arresta quasi di colpo. Un senso di attesa, un ribollire di voci che si fanno sommesse.
In un orecchio: - Matthys sara' qui prima del tramonto. Che si fa?
- Matthys? - Jan di Leida non sa parlare sottovoce. Il nome del Profeta di Haarlem e' un masso nello stagno vociante sotto di noi. I cerchi si allargano veloci.
- Stasera doveva essere il banchetto di festeggiamento a spese dei consiglieri, la distribuzione delle pellicce e tutto il resto... - Una carezza sulla barba: - Tranquillo, amico Gert, ci penso io. Vai pure ad avvisare gli altri, se non l'hai gia' fatto. Knipperdolling sara' entusiasta di conoscere il grande Jan Matthys.
Annuisco, ancora indeciso. Lasciandogli il palco, quasi una supplica: - Jan, mi raccomando, niente cazzate...

Verso sera si alza un vento da metter freddo ai lupi. Le folate sono cariche di un nevischio gelido e tagliente. Le strade si imbiancano.
La voce dell'arrivo di Matthys ha raggiunto ogni orecchio della citta'. Attorno alla Aegiditor, lungo la via che porta alla Cattedrale, qualcuno ha gia' preso posto da tempo. Le torce si accendono man mano che la luce si dilegua.
- Eccolo, e' lui! Ecco Enoch!
Kibbenbrock e meta' del Consiglio da una parte, Knipperdolling e l'altra meta' dall'altra, spingono dall'esterno i pesanti battenti. Il cigolare dei cardini e' un segnale. I colli si allungano verso la porta. La poca luce rimasta di questo giorno filtra prima come una lama, poi lentamente si spande a riempire l'intera arcata.
Jan Matthys e' un'ombra scura, dritta, il bastone in mano. Avanza a passi lenti, senza uno sguardo per la folla. I due nuovi borgomastri, insieme a tutto il Consiglio, si incamminano dietro di lui, a breve distanza, le torce alte sopra la testa. Un canto sommesso li accompagna.
Guardo meglio: nella neve che continua a posarsi sul selciato in fiocchi sempre piu' larghi, i piedi del Profeta Fornaio sono scalzi, nudi. In mano non regge un semplice bastone, ma un ventilabro: la pala usata dai contadini per separare il grano dalle scorie.
Mentre Matthys avanza i due orli infuocati della strada si chiudono dietro di lui e il corteo s'ingrossa. Jan di Haarlem si blocca, afferra il ventilabro con le due mani, lo punta al cielo. I canti si arrestano di colpo.
- Dio sta per spazzare la sua aia! - grida, all'inizio da solo, poi accompagnato dal tuono di centinaia di voci. La lunga pala solleva la neve con bracciate rabbiose.
- Dio sta per spazzare la sua ala!
Gli fa eco la voce della folla, che informa quelli appena arrivati: - Il profeta, il profeta e' qui.
- e' arrivato!
- Jan Matthys, il grande Jan Matthys e' a Mnster!
Si spinge, ci si accalca verso la piazza centrale. Tutti vogliono vedere il messaggero di Dio, alto, scarnito, nero, ispido, scalzo.
Eccolo li'.
Ecco Enoch.
Si ferma, forse l'accenno di un sorriso, forse.
Bockelson gli si para davanti con le braccia aperte: - Maestro. Fratello. Padre. Madre. Amico. Un angelo mi ha detto che saresti giunto oggi. L'angelo che ho visto
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