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baffi ridicoli di von Merfeld.
Pensa alla troia di sua sorella la badessa, che si', s'e' sempre saputo che era la spia del vescovo in citta'.
Pensa alle ghirlande sulle case dei cattolici...
Allargo le braccia: - Siamo venuti disarmati. Smettiamo di combatterci e difendiamo insieme la nostra citta'. Che cazzo c'entrano i nobili? Mnster siamo noi, non i papisti, non i vescovili.
Von Merfeld sbotta: - Per dio, non potete lasciarvi convincere cosi' da due bifolchi con la lingua sciolta!
Judefeldt sospira e stritola un serpente immaginario nel pugno: - Non sono loro a convincermi, signore di Wolbeck. Voi ci portate promesse.
- La parola di Sua Signoria Franz von Waldeck!
- Ma questi... bifolchi, come li chiamate, offrono la pace senza bisogno di alcuna armata mercenaria in citta', e' una proposta che devo prendere in considerazione.
Von Merfeld impreca: - Ma non vorrete credere a queste facce di merda!?
- Sono ancora il borgomastro di questa citta'. Devo pensare all'interesse dei suoi abitanti. Sappiamo che i cattolici hanno ricevuto l'ordine di appendere ghirlande fuori dalle porte di casa. Perche', signore, sapete spiegarmelo? e' forse perche' i mercenari del vescovo possano riconoscere quali case risparmiare dal saccheggio? Non erano questi i nostri accordi...
Von Merfeld impietrisce, un cazzuto luterano lo sta accusando apertamente, ma e' von Bren il primo a scattare: - Se e' cosi', conosco un modo per trattare i voltagabbana! - Sguaina la spada e la punta alla gola del borgomastro.
I luterani reagiscono, ma basta un cenno di von Merfeld e i cavalieri sono in piedi: venti cavalieri armati fino ai denti e addestrati a combattere contro una dozzina di borghigiani impauriti. In uno scontro diretto non ci sarebbe storia.
Von Merfeld mi offre un ghigno trionfante.
e' un urlo orribile a spegnerlo, come il gracchiare d'un rapace, dal muro in fondo al cimitero, un grido che gela il sangue e rizza i peli delle braccia, si arrampica su per la schiena come un ragno: - Fermo, porco!
Ombre lunghe di spettri avanzano tra le tombe, l'esercito dei morti che si risvegliano. Qualcuno si butta in ginocchio a pregare.
- Dico a te, porco!
Macabri attraverso il campo emergono dalla notte, alla luce delle torce, l'armata delle ombre, trenta fantasmi con balestre e archibugi spianati, il suo capitano in testa. Si avvicina, due pistole piu' grandi di lui, le ali dell'angelo della morte: - Von Bren, figlio di una gran troia -. Si ferma, sputa per terra e sibila: - Sono venuto a mangiarti il cuore.
Il cavaliere sbianca, la spada vacilla.
L'Angelo delle tenebre Redeker si spinge fino a pochi passi da noi: - Tutto bene, Gert?
- Giusto in tempo. La situazione si e' a dir poco ribaltata, adesso tocca a voi decidere, signori. O risolviamo subito i nostri conti sul campo, o risalite a cavallo e ve ne andate per dove siete venuti.
I baffi restano sull'attenti, von Bren ha gia' dato il suo voto abbassando la spada, Judefeldt finalmente respira.
Siamo il doppio di loro e piu' determinati. Non abbiamo niente da perdere, e von Merfeld questo lo sa.
Uno schiocco della lingua e un'imprecazione sottovoce, un'ultima occhiata sprezzante al borgomastro, gira sui tacchi e raggiunge i suoi uomini con un gran tintinnio di speroni.
Redeker appoggia la canna al petto di von Bren, quello chiude gli occhi e aspetta il colpo impietrito. Una mano esperta gli slaccia il portamonete dalla cintura: - Fila via, bastardo. Torna a leccare il culo del tuo vescovo.

***

Il sole spunta opaco dietro San Lamberto, mentre ritorniamo alla piazza del Mercato. I cavalieri stanno lasciando la citta' scortati dagli uomini di Redeker e dai luterani insieme: qualcuno giura di aver visto von Bren piangere di rabbia mentre varcava la porta della citta'.
Le signore Judefeldt e Wrdemann hanno ritrovato i mariti e Knipperdolling cammina al nostro fianco insieme al consigliere Palken e a suo figlio, un filo di voce roca, un occhio pesto, ma l'umore alto, quasi passeggiasse spensierato alla
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