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nervosa sullo stiletto in cintura.
Lascio che sia Kibbenbrock a parlare: - Stai per fare la cazzata della tua vita, Judefeldt. Una cazzata di cui ti pentirai per il resto dei tuoi giorni. Fermati finche' sei in tempo. All'alba le truppe di von Waldeck prenderanno possesso della citta', riavra' il dominio...
Il borgomastro lo interrompe stizzito: - Il vescovo mi ha assicurato che non tocchera' i privilegi municipali, ho un documento scritto di suo pugno...
- Stronzate! - sputa fuori Kibbenbrock. - Quando riavra' il potere potra' pulirsi il culo con i tuoi privilegi municipali! Chi potra' dirgli niente quando sara' di nuovo il padrone di Mnster!? Ragiona, Judefeldt. E anche tu Wrdemann, fai un po' i tuoi conti: quanto gioveranno ai tuoi affari le gabelle del vescovo? La produzione dei conventi tornera' a schiacciare la tua, e i francescani si arricchiranno mentre tu paghi le tasse a von Waldeck. Pensaci. Il vescovo e' un figlio di puttana navigato, promettere non gli e' costato niente, i papisti sono abituati a questi sotterfugi, lo sapete meglio di me.
Kibbenbrock ha alzato troppo la voce. Il cigolio di corazze e speroni ci avverte dell'avvicinarsi dei cavalieri, le torce illuminano la barba curata e i guanti di cuoio di Dietrich von Merfeld di Wolbeck, fratello della badessa di berwasser, e braccio destro del vescovo. Al suo fianco, Melchior von Bren: probabilmente e' qui perche' spera di saldare di persona il conto con Redeker.
Judefeldt previene ogni domanda: - Signori, sono battisti, sono qui per parlamentare. Abbiamo promesso loro l'incolumita'.
Dietrich Baffiallinsu' sogghigna stupito: - Che succede, Judefeldt, ancora trattate con questi pezzenti? Tra un'ora, di loro non rimarra' che un mucchio d'ossa. Sono morti che camminano, lasciateli perdere.
- Il signore von Merfeld non sbaglia, - intervengo. - Di tutti i contendenti di questa notte, gli unici che non hanno nulla da perdere siamo noi. L'ingresso del vescovo in citta' per noi significherebbe solo morte certa. Quindi, state sicuri che combatteremo e venderemo cara la pelle, la citta' dovrete prenderla palmo a palmo.
Von Bren sbuffa: - Siete dei conigli, non resisterete il tempo di uno sbadiglio di Sua Signoria. Borseggiatori e ladri di strada, questo siete.
Kibbenbrock sorride e scuote la testa in modo da raccogliere l'attenzione nervosa dei due mercanti: - Temete tanto di perdere il vostro potere che vi siete presi i vassalli di von Waldeck in casa per paura dei nostri quattro archibugi. Sai cosa ti dico, Judefeldt? Von Waldeck questo lo sapeva fin dall'inizio. Sapeva di poter usare la divisione tra voi e noi, di poter tagliare la citta' in due.
La fronte alta del borgomastro e' un riprodursi di rughe, gli occhi guizzano dal volto di Wrdemann, nero piu' che mai, ai miei e a quelli di Kibbenbrock, che non gli da' tregua: - e' tutto un maledetto imbroglio, non te ne sei ancora accorto!? Fin dall'inizio il vescovo ha giocato su due tavoli, ha rassicurato voi per avere un appoggio dentro le mura, qualcuno che gli aprisse le porte al momento giusto, e una volta rientrato si ricordera' improvvisamente che siete luterani, ribelli come noi all'autorita' del Papa -. Una pausa, il tempo che realizzino, poi: - Puoi scordartele le tue liberta' municipali: dopo di noi, sara' il vostro turno sul patibolo. Pensaci, Judefeldt. Pensaci bene.
I due borghigiani sono immobili, lo sguardo su Kibbenbrock e poi intorno, a cercare un invisibile consigliere.
Von Merfeld incredulo: - Judefeldt, non vorrai ascoltare questi due pezzenti!? Non vedi che stanno cercando di salvarsi la vita, sono alla disperazione ormai, quando Sua Signoria sara' qui sistemeremo tutto, c'e' un accordo tra di noi, ricordatelo.
Ancora silenzio.
Ascolto il battito del cuore, che da' il ritmo allo scorrere del tempo.
Wrdemann recita a mente il Rosario della contabilita'.
Judefeldt pensa alla moglie.
Judefeldt pensa all'esercito del vescovo.
Judefeldt pensa ai suoi quaranta uomini asserragliati nel convento.
Pensa ai
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