<A HREF="Q_primaparte123"><</A>
arriva passando sulle passerelle del Reine Closter.
- Probabilmente avranno piazzato delle sentinelle qui e qui.
Fai dei gruppi di tre o quattro e falli passare sull'altra sponda.
- Quanti uomini in tutto?
- Almeno trenta.
- E le sentinelle?
- Tiratele giu', ma senza chiasso.
- Cosa intendi fare? Qui rimarremo sguarniti -. Gresbeck segue il mio dito sulla pergamena.
- Il monastero e' imprendibile. Ma il cimitero no.
Gresbeck si tortura il sopracciglio: - e' una piazza d'armi, Gert, c'e' anche un cannone.
- Ma puo' essere raggiunto facilmente ed e' fuori tiro dal monastero -. Di nuovo a Redeker: - Avvicinatevi il piu' possibile, sono barricati dentro, non controlleranno il muro esterno. Ma sbrigatevi, tra un'ora al massimo e' l'alba.
Un'occhiata d'intesa con Kibbenbrock. - Andiamo.
Mentre ci incamminiamo verso il limite della piazza, la voce di Rothmann ci raggiunge alle spalle: - Fratelli!
Stagliato contro la luce della torcia, alto, pallidissimo, il fiato che si perde nel gelo notturno: potrebbe essere Aronne. O lo stesso Mose'.
- Che il Padre accompagni i vostri passi... e vegli su tutti voi.

***

Poco oltre la nostra barricata incrociamo la corsa di Karl, i piedi congelati, il fiato grosso quasi gli impedisce di parlare: - Capitano! Dicono di andare... che non apriranno il fuoco.
- Hai consegnato gli anelli?
- Al borgomastro in persona, Capitano.
Una pacca sulla spalla: - Bene. Adesso corri a scaldarti davanti al fuoco, per stanotte hai fatto la tua parte.
Proseguiamo. berwasser si staglia come una fortezza nera sull'Aa. La chiesa di Nostra Signora affianca il monastero: dalla torre campanaria le nostre ronde per un'ora hanno sentito provenire le urla sguaiate di Knipperdolling, finche' non ha perso la voce.
Adesso soltanto silenzio e lo scorrere lieve del fiume.
Io e Kibbenbrock avanziamo affiancati, con un lenzuolo bianco teso in mezzo.
Il cigolio del portale che si socchiude e una voce allarmata: - Altola'! Chi siete?
- Kibbenbrock, rappresentante della corporazione dei tessitori.
- Sei venuto a far compagnia al tuo socio? Chi e' quell'altro con te?
- Il fabbro Swedartho, portavoce dei battisti di Mnster. Vogliamo parlare al borgomastro Judefeldt e al consigliere Wrdemann, le loro mogli li mandano a salutare.
Aspettiamo, il tempo non passa.
Poi un'altra voce: - Sono Judefeldt, parlate.
- Sappiamo che hai fatto entrare in citta' l'avanguardia del vescovo. Dobbiamo parlare. Venite fuori tu e Wrdemann, al cimitero -. Nessuna inutile indulgenza. - E ricordati che se non torniamo al campo entro mezz'ora, gli operai di Sant'Egidio prenderanno tua moglie, davanti e di dietro, cosi' forse la signora ti partorira' il maschio che desideri da tanto!
Silenzio e gelo.
Poi: - D'accordo. Al cimitero. Gli uomini non apriranno il fuoco su di voi.
Aggiriamo il convento: il cimitero dove marciscono almeno tre generazioni di monache e' per tre lati circondato dall'acqua e chiuso in fondo da un muro basso di pietre, tra le croci di legno e' allestito un accampamento. Una ventina di cavalli legati sul muro rivolto al monastero ci dice che le ronde hanno contato giusto. C'e' un cannoncino che spunta dietro a un cumulo di sacchi, presidiato da tre luterani, altri due con gli archibugi stanno all'ingresso e ci seguono cauti. I cavalieri di von Waldeck lucidano le spade bivaccati intorno ai fuochi, occhiate truci e la superiorita' scritta in faccia: gli affari di questi borghigiani non ci riguardano.
Il borgomastro e l'uomo piu' ricco di Mnster ci vengono incontro, torce in mano, una dozzina di armati alle spalle.
Li metto in guardia: - Tienili a distanza, Wrdemann, i tuoi sgherri, o la signora potrebbe decidere che l'uccello di Rothmann e' davvero meglio del tuo...
Il mercante, secco e grifagno, trasalisce e mi scruta disgustato: - Anabattista, il tuo predicatore e' soltanto un buffone ribelle.
Judefeldt gli fa cenno di tacere: - Cosa volete?
Non ha copricapo, i capelli scompigliati dalla nottata insonne, la mano che suda
<A HREF="Q_primaparte125">></A>