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sulla strada i suoi averi. Un vecchio, che e' stato tra i primi a denudarsi, cade a terra incapace di muoversi. Kibbenbrock lo copre con la sua pelliccia e lo porta via.
Il sarto Schneider, la cui figlia gia' una volta e' stata rapita dagli angeli, con lo sguardo al cielo, grida: - Guardate: Dio troneggia tra le nubi. Guardate il vessillo di vittoria che schiaccera' gli empi!
Si mette a correre lungo le mura, batte le mani, con le braccia fa il gesto di volare, salta, ma non avendo le ali cade nel fango a mo' di crocifisso.


Capitolo 29
Mnster, 9 febbraio 1534, mattina

Mi sveglia la raffica di colpi sulla porta.
D'istinto la mano sotto il materasso, l'elsa della daga.
- Gert! Gert! Alzati Gert, muoviti!
Il sonno rincula colpendomi in mezzo agli occhi: macchiccazzo...
- Gert siamo nella merda, svegliati!
Caracollo giu' dal letto cercando di mantenere l'equilibrio: - Chi e'?
- Sono Adrianson! Muoviti, stanno correndo tutti in piazza!
Mentre infilo le brache e agguanto la vecchia giubba penso gia' al peggio: - Che succede?
- Apri, dobbiamo andare al Municipio!
Pronuncia l'ultima parola mentre gli spalanco la porta in faccia.
Devo sembrare un fantasma, ma il freddo acuisce i sensi in pochi istanti.
Il maniscalco Adrianson non ha l'aria gioviale con cui e' solito animare le nostre discussioni serali. Il fiato grosso: - Redeker. Ha portato in piazza un forestiero appena arrivato... Dice che ad Anmarsch ha visto il vescovo che radunava un'armata, tremila uomini. Stanno per piombarci addosso, Gert.
Una stretta allo stomaco: - Lanzichenecchi?
- Muoviti, andiamo, Redeker vuole interpellare i borgomastri.
- Ma sei sicuro? Chi e' il forestiero?
- Non lo so, ma se quello che dice e' vero ci assedieranno presto.
Nel corridoio busso alla porta di fronte: - Jan! Svegliati, Jan!
Apro la porta che nonostante i consigli il mio compare di Leida non chiude mai a chiave: il letto e' intatto.
- Sempre a fottere in qualche fienile...
Il maniscalco mi trascina giu' per le scale. Quasi cado in fondo alla rampa. Adrianson mi precede per la strada, ha nevicato tutta la notte, la fanghiglia schizza dagli stivali, qualcuno mi manda affanculo.
Di corsa fino alla piazza centrale: un prato bianco. In mezzo la massa scura della Cattedrale sembra ancora piu' grande. L'agitazione serpeggia tra i capannelli raccolti sotto le finestre del Municipio.
- Il vescovo vuole entrare in citta' in armi.
- Col cazzo! Dovra' passare sul mio cadavere!
- e' stata quella puttana della badessa a chiamarlo!
- Con le nostre tasse. Quel bastardo paga un esercito per fotterci.
- No, no, quella gran troia della badessa di berwasser... e' per la storia delle novizie.
Nonostante il gelo, almeno cinquecento persone sono affluite in piazza sull'onda della notizia.
- Dobbiamo difenderci, ci servono le armi. -
- Si', si', sentiamo il borgomastro.
Scorgo Redeker in mezzo a una trentina di persone. Aria spavalda di chi vuol dire la sua contro il parere di tutti.
- Tremila armati.
- Si', sono alle porte della citta'.
- Basta salire sul cassero della Judefeldertor per vederli.
Sento un colpo sulla spalla, mi giro. Redeker contro tutti, palle di neve in mano. Qualcuno deve aver cercato di zittirlo. Il trambusto cala improvvisamente. Sguardi verso l'alto: il borgomastro Tilbeck e' alla finestra del Municipio.
Esplode una raffica di proteste.
- L'esercito del vescovo marcia sulla citta'!
- Qualcuno l'ha fatta sporca!
- Ci hanno venduti a von Waldeck!
- Dobbiamo difendere le mura!
- La badessa, la badessa, incarcerate la badessa!
- Macche' badessa, vogliamo i cannoni!
I capannelli si sciolgono in una calca generale. Sembrano ancora di piu'. Tilbeck, impettito, si allarga ad abbracciare l'intera piazza.
- Gente di Mnster, non perdiamo la calma. Questa storia dei tremila uomini non ha ancora alcuna conferma.
- Cazzo, li hanno visti dalle mura!
- Si', si', c'e' uno che viene da Anmarsch. Stanno venendo qua.
Il borgomastro non si scompone. Scuote la testa e con un
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