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vescovo: travi del soffitto intarsiate, arazzi alle pareti in uno stile grossolano, uno spaccone da quattro soldi. Gli scranni su cui stanno i vassalli del vescovo si aprono come le ali d'un uccello. L'ospite siede alla destra del trono, tronfio della parata in pompa magna: tutti i blasoni spianati a impressionare i poveri borghigiani ignoranti.
Il trono nel mezzo, i poggiamano di legno a forma di teste di leone, lo stemma vescovile accanto a quello della sua casata a campeggiare sulla vetta dello schienale.
Imponente, nero da capo a piedi.
Stivali lucidi; brache di lana fine e una blusa elegante; la fibbia della cintura che regge la spada, dagli intarsi sull'elsa una toledana purosangue; l'anello vescovile brilla al dito, oro e rubino, e sul petto il medaglione principesco dell'Impero. Dentro, un corpo magro ed eretto.
La faccia del nemico.
Capelli d'argento e barba grigia, il volto scavato, senza guance, il tarlo del potere che lo mastica da anni.
Von Waldeck: cinque decenni ben portati e lo sguardo dell'aquila che avvista la preda dall'alto.
Eccoci qua.
Tile Bussenschute, messo in soggezione dagli ori e dagli stucchi, si prodiga in un inchino, con grave pericolo per le cuciture e i bottoni dell'abito di Knipperdolling.
Uno dei cavalieri del vescovo si contorce sul sedile, allunga il collo e si alza con le mani sui braccioli nel tentativo di capire chi si nasconda dietro la montagna di carne che pian piano avanza verso il centro della sala. Finche' il ciclopico scatolaio non si inchina cosi' profondamente da far emergere, dietro di se', il ghigno strafottente di Redeker.
e' un attimo. Melchior von Bren, assalito sulla strada per Telgte non piu' d'un mese fa e rapinato a volto scoperto, si trova di fronte l'uomo che gli ha scippato le tasse delle sue terre. Forse non lo riconosce subito: strizza gli occhi per vederci meglio. Heinrich Redeker non si trattiene, scatta in avanti come a voler scavalcare d'un balzo la schiena che ha di fronte, rosso in faccia, petto in fuori.
- Ti rode ancora il culo, amico? - esclama a denti stretti.
Il derubato per tutta risposta sguaina la spada con un gesto rapidissimo e la sventola in faccia all'allibito Bussenschute: - Battiti, carogna, pagherai ogni fiorino con una goccia di sangue.
- Intanto prendi qualche goccia di questo! - gli grida il nostro delegato sputandogli in piena faccia, da sopra le spalle del capodelegazione.
Il cavaliere vescovile cerca di rispondergli con un colpo del suo ferro. Il gesto innervosisce non poco Tile Bussenschute che si sente passare la lama a un dito dall'orecchio. La sua reazione e' immediata: carica la mano aperta con tutto il braccio e la stampa sulla faccia dello spadaccino che crolla insieme alla sedia, travolgendo altri due cavalieri.
Judefeldt grida di farla finita e prova a frenare Redeker. Von Waldeck l'aquila non si scompone, non dice una parola; ci osserva con il miglior sguardo di disprezzo del suo repertorio. Redeker da' fondo al suo: insulti per i genitori, per i morti, per i santi protettori. Sradica l'albero genealogico dell'avversario con la forza del turpiloquio.
Il nostro von der Wieck schiamazza in mezzo alla confusione, cercando di darsi il tono dell'avvocato serio che non e' mai stato: - Nel luogo prescelto per una Dieta vige l'immunita' per tutti e il bando completo delle armi!
I suoi compari trattengono von Bren che vorrebbe raggiungere Redeker, Judefeldt si prodiga in vani tentativi di tranquillizzare tutti, imbarazzato e paonazzo come un bambino incapace.
La scena si blocca quando von Waldeck si alza in piedi. Rimaniamo impietriti. Il suo sguardo incenerisce la sala: ora sa che il borgomastro conta come un soldo di cacio, i suoi avversari siamo noi. Ci fulmina in silenzio, poi si gira sdegnato e si allontana, il passo zoppo, claudica fino all'uscita, scortato da von Merfeld e dalla sua guardia personale.


Capitolo 28
Mnster, 8 febbraio 1534

Piu' d'una fuor dell'Ordine rimase
e nella sua follia dal chiostro evase;
molte in preda
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