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veloce, un gran guaio, il ragazzo che mi ha rintracciato ha detto di filare alla casa del capo delle gilde, e di appuntarmi sul mantello la spilla, un pezzaccio di rame che raffigura l'acrostico del nostro motto: DWWF, Il Verbo si e' Fatto Carne, che senza quella non mi avrebbero fatto entrare.
Tre colpi al batacchio e dopo un istante una voce nota: - Chi siete?
- Gert dal Pozzo.
- Qual e' la parola?
Stringo la spilla: Il Verbo si e' fatto carne.
Chiavistelli che scorrono: Rothmann mi fa cenno di entrare, un'occhiata rapida alle mie spalle, prima di richiudere la porta.
- Per fortuna ti abbiamo trovato: tira un'aria bruttissima.
- Che succede?
- Non hai saputo niente?
Alzo le spalle come per scusarmi.
La preoccupazione si legge limpida sul suo volto: - Il vescovo, quel figlio di puttana, ha fatto affiggere un editto: ci ha tolto ogni diritto civile, a noi e a chiunque ci dia sostegno. Minaccia ripercussioni sulla cittadinanza se continua a coprirci.
- Merda.
- Von Waldeck sta preparando qualcosa, lo conosco, vuole dividerci, spera di portare i luterani dalla sua parte per lasciarci isolati. Vieni, abbiamo convocato questa riunione per decidere come reagire. C'e' bisogno del parere di tutti.
La stanza da pranzo e' gia' affollata, una ventina di persone si accalca intorno al tavolo rotondo, il brusio ricorda il rumore del mercato colto da lontano. Knipperdolling e Kibbenbrock stanno discutendo sottovoce tra loro, le facce paonazze dei due rappresentanti delle corporazioni tessili parlano da sole.
Quando mi vedono fanno cenno di sedere accanto a loro. Li raggiungo sgomitando, Bockelson e' gia' li', un cenno grave di saluto: - Hai sentito dell'editto?
- Me lo ha detto Rothmann, non ne sapevo niente, ho cazzeggiato tutto il giorno.
Rothmann fa cessare il brusio con ampi gesti, i confratelli si zittiscono a vicenda.
- Fratelli, l'ora e' grave, inutile nascondercelo, l'offensiva di von Waldeck mira a isolarci in citta', metterci fuori legge per poterci perseguitare, possibilmente con la connivenza dei luterani. Questa notte dobbiamo decidere come difenderci, ora che il vescovo ha scoperto le carte e da' battaglia, e il pericolo incombe su di noi.
Battono alla porta, facce attonite, qualcuno corre a vedere, la parola d'ordine risuona fin qui, piu' d'una, sono parecchi.
Una dozzina di operai, martelli e accette in mano, in testa un piccoletto magro e scuro, enorme pistola in cintura, sguardo da figlio di puttana e gesti rapidi. e' Redeker, bandito di strada di mestiere, unitosi ai battisti per alleggerire le borse dei ricchi e poi convertitosi alla causa comune. Rothmann stesso lo ha battezzato pochi giorni fa, dopo che questi aveva dato prova di affidabilita' donando al fondo battista il ricavato della rapina piu' lucrosa: cinquecento fiorini d'oro strappati al cavaliere vescovile von Bren, un'impresa memorabile.
Rothmann li fulmina tutti con lo sguardo: - Che significa?!
- Che la gente non vuole restare con le mani in mano mentre le stringono la corda al collo.
- Non e' un buon motivo per venire armati in casa di Knipperdolling, fratello Redeker. Non dobbiamo dare ai nostri avversari il pretesto per attaccarci.
- Accadra' comunque, cosa credi? - Il piccoletto e' nero di rabbia. - Batterli sul tempo, questo si deve fare, e subito. I luterani sono pronti a leccare il culo a von Waldeck e a venderci tutti quanti! Li hanno visti trasportare armi sull'altra sponda del canale, nel monastero di berwasser: si preparano ad attaccarci.
- Redeker ha ragione, cazzo! Non possiamo aspettare che entrino da quella porta per sgozzarci! - L'eco viene da chi l'ha seguito, un coro di incitazioni: - Eh si'! Diamogli addosso, facciamola finita una volta per tutte!
Rothmann stringe gli occhi, un lupo: - Cosa vorreste fare?
Redeker lo squadra, piantato in mezzo alla stanza: - Io dico: facciamoli fuori. Tagliamo la gola ai papisti, tagliamo la gola ai luterani. Preferirei fidarmi di un serpente, piuttosto che di Judefeldt e dei suoi compari del
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