<A HREF="Q_primaparte103"><</A>
e se ne vada all'inferno. Amen.

Un solo clangore di pugni alzati, battere di mani e arnesi da lavoro che cozzano.

***

- Il tuo nome viaggia sulle ali del vento: Bernhard Rothmann, il predicatore degli oppressi.
Ride, suadente, sincero, con un modo di muovere le mani e il corpo che accattiva simpatia. Non saprei dire se sia un atteggiamento voluto o naturale, ma sono gia' stato informato delle voci che circolano a proposito dell'irresistibile ascendente di Rothmann sulle signore di Mnster. Dicono che piu' di un marito, vorrebbe vederlo penzolare da una forca, e non per questioni di fede. Pare che le mogli trovino proprio irresistibili i suoi sermoni e si trattengano a lungo, dopo le funzioni, per discuterli in privato con il predicatore. Del resto non e' la presenza a mancargli, non dimostra affatto i suoi quarant'anni.
- Il nome di Matthys ha fatto altrettanta strada, se non di piu'. Lo attendiamo con ansia.
- Arrivera' presto. Per tutti noi e' importante che vi incontriate.
Annuisce, mentre mi offre da bere: - C'e' moltissimo da fare. Hai visto, siamo saldi, ma ancora pochi. Le cose devono essere condotte a nostro favore giorno per giorno.
- Mmh. Vi siete contati?
Mi offre una sediaccia tarlata, unico mobilio della stanza in cui alloggia, oltre la branda di vimini.
- e' difficile vagliare le forze effettive su cui possiamo contare. La situazione e' incerta. Il vescovo von Waldeck se l'e' squagliata non appena le cose in citta' hanno cominciato a pendere dalla parte protestante e adesso se ne sta a poche miglia da qui a confabulare con i suoi feudatari. I cattolici stanno nascosti e se la fanno sotto in attesa che il porco rientri, possibilmente armato, e faccia piazza pulita di noi altri battisti e di tutti i luterani.
- E perche' non lo fa?
- Perche' sa che se lo facesse risveglierebbe lo spirito municipale di Mnster e coalizzerebbe tutti contro se stesso. La citta' non vuole tornare a essere un suo possesso personale -. Un sorriso. - Qualcosa di buono l'abbiamo fatto, devono riconoscercelo. Von Waldeck e' furbo, amico mio, molto furbo. Non bisogna commettere l'errore di sottovalutarlo o pensare che sia fuori dai giochi. Resta il nostro maggior nemico.
Comincio a capire: - E dentro le mura?
Si accende: - I luterani e i cattolici fanno comunella per osteggiare il nostro successo presso il popolo, gli operai e gli artigiani di Knipperdolling. Quasi tutti i grandi mercanti che votano per il Consiglio sono luterani, e hanno eletto borgomastri due dei loro: Judefeldt e Tilbeck. Judefeldt e' un infido, un senzapalle che ha paura del vescovo come del demonio. Tilbeck sembra avere un occhio di riguardo per noi, farebbe di tutto pur di non far rientrare in citta' i vescovili, ma nemmeno di lui ci si puo' fidare troppo. Il popolino pende dalla nostra parte e questo li spaventa, hanno paura di essere spodestati. E fanno bene ad averne. A loro volta pero' non si fidano dei cattolici, perche' temono che quelli regalino la citta' al vescovo -. Alza le spalle. - Come vedi, la situazione e' tutt'altro che definita. Dobbiamo giocare su due fronti: il vescovo la' fuori, con le sue spie in citta', e i luterani dentro, suoi avversari ma non certo amici nostri. Finora siamo riusciti a batterli ogni volta che hanno cercato di buttarci fuori. La popolazione ci ha difesi, e' la nostra forza.
- Il popolo, si'. Le tue parole di oggi mi hanno ricordato un uomo che ho conosciuto anni fa, quando avevo piu' o meno l'eta' di Jan. Ho combattuto per quelle parole. E ti confesso che non credevo che l'avrei fatto di nuovo.
- Vuole essere un complimento?
- Penso di si'. Ma sappi che allora persi tutto.
Uno sguardo comprensivo: - Capisco. Hai paura? L'apostolo del Grande Matthys teme di essere sconfitto una seconda volta?
- No, non e' questo. Volevo soltanto dire che devi stare attento, essere prudente.
Passa una mano tra i capelli e aggiusta le pieghe della veste, un tessuto povero portato con incredibile eleganza: - Lo so. Ma adesso ho degli ottimi alleati 
<A HREF="Q_primaparte105">></A>