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decide ora? I ricchi, i notabili borghigiani, illustri ammiratori di Lutero solo perche' la sua dottrina consente loro di resistere al vescovo! E voi, fratelli e sorelle, voi che fate vivere questa citta', non potete mettere parola nelle loro sentenze. Voi dovete soltanto ubbidire, come sbraita lo stesso Lutero dalla sua tana principesca. I vecchi credenti vengono a dirci che i buoni cristiani non possono occuparsi del mondo, che devono coltivare la loro fede in privato, seguitando a subire in silenzio i soprusi, perche' tutti siamo peccatori condannati a espiare.
Ma ecco qui i messaggeri di speranza, ecco chi viene ad annunciarci la fine del vecchio cielo e della vecchia terra, affinche' noi ne pretendiamo altri. Questi due uomini hanno raccolto il nostro grido d'indignazione e sono venuti a portare testimonianza, come Enoch ed Elia, a dirci che non siamo soli, che il tempo e' giunto. I potenti della terra saranno spodestati, i loro scranni cadranno, per mano del Signore. Cristo non viene a portare la pace, ma la spada. Le porte sono ora aperte per coloro che sapranno osare. Se penseranno di schiacciarci con un colpo di spada, con la spada pareremo quel colpo per restituirne cento!

Bernhard Rothmann. Ho davanti il coraggio, la rabbia, i coglioni, la forza immensa di una fede che non incontravo da molto tempo. Magister, se fossi qui ora, se fosse finita diversamente, forse avresti la sensazione che non e' andato tutto perduto, che qualcosa, strisciando e risalendo sotto la cenere, e' sopravvissuto e concima una nuova terra. Cento, duecento? Ho disimparato a contare le folle, tu me lo avevi insegnato, l'ho dimenticato. Ho dimenticato la forza, Magister, e tu non puoi insegnarmi piu' niente. Sono un altro, forse un figlio di puttana, disilluso e rabbioso, eppure per la prima volta, dopo tanti anni, nel posto giusto. Qui dovevamo arrivare, da nessun'altra parte, a questa verita': non c'e' fede senza conflitto. Cosi' e' sempre stato e anche se della mia fede non m'importa piu' niente, oggi torna a bruciare qualcosa che avevo perso nella piana di maggio. e' la consapevolezza che mi avevi dato: non libereremo mai i nostri spiriti, senza liberare i nostri corpi. E se non ci riusciremo, di questi corpi non sapremo che farcene: sono tempi in cui la miseria e la forca non sono poi tanto diverse. E allora vale ancora la pena spezzare il giogo e accettare quanto il destino ci consegnera' alla fine. Combatteremo ancora. Di nuovo. O moriremo provandoci.

Tocca a Jan di Leida adesso, pronto, deciso, una platea per lui. Lo sguardo scivola nel vuoto sopra le teste, non sbagliare Jan, e' il tuo momento: posa d'attore, come al solito eccessiva, ridicola, vomita fuori parole assurde che acquistano senso poco alla volta nella mente, e trovano una sequenza particolare; colpiscono nel segno. Saranno i movimenti, i gesti, gli occhi strabuzzati e un istante dopo ammalianti, sara' la bellezza, la giovinezza, che ne so. So che funziona.

- Jan cammina per queste vie, senza meta come un naufrago alla deriva, e cerca un segno, un indizio, che faccia capire se proprio qui trovera' cio' che cerca -. Il tono sale rapido: - Stupido coglione, figlio d'una cagna di Leida! Il segno non e' intorno a te, non e' nei muri, nei mattoni, nella calce, nei ciottoli, no, non troverai cio' che vai cercando. Il segno e' la ricerca stessa, il segno sei tu che arranchi nel fango delle strade. Siete voi. Noi che siamo in cerca: noi che siamo l'adesso, il gia' e non ancora. I vecchi sono fermi, sono gia' stati. Vecchi credenti gia' morti. Il mattone della Cattedrale non dice nulla. I vostri sguardi invece dicono che Dio e' qui, Dio e' qui adesso, il Suo Spirito e' tra di noi, in questa giovinezza, in queste braccia, questi muscoli, gambe, seni, occhi. Qualcosa di immenso si prospetta sulla soglia della vita, sporca, maledetta, insulsa vita di merda che credevi una scoreggia silenziosa nel piano divino. E invece no! Dio fara' di te un soldato. Ascoltalo: Egli ti chiama a un'impresa. Ascoltalo,
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