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dall'Olanda e dall'Impero. Mnster e' diventata la Terra Promessa degli eretici piu' impenitenti.
Ebbene io credo che qualcuno potrebbe facilmente unirsi a tale flusso ed entrare in citta'. Costui dovrebbe poi acquisire confidenza con i capi della setta, fingere amicizia per riuscire a influenzarne l'agire senza mettersi troppo in luce, favorire l'affluenza di quanti piu' Anabattisti e' possibile.
Una volta raccolte le mele marce, la prospettiva di poter spazzare via gli elementi piu' pericolosi in un colpo solo bastera' di per se' a far alleare il langravio Filippo e il vescovo von Waldeck, protestanti e cattolici, contro i piu' pericolosi sobillatori.
Or dunque, poiche' l'attuazione di un tale piano investira' soltanto una singola persona, ovvero colui che si rechera' sul posto, ritengo naturale che chi propone l'azione sia in questo caso anche colui che l'esegue. Ecco perche' sono in partenza alla volta di Mnster, con l'intenzione di prelevare una considerevole cifra presso la filiale dei Fugger di Colonia e portarla in dote agli ignari sposi anabattisti.
Poiche' mi accingo ad agire in clandestinita' sarebbe importante che io potessi contare su una raccomandazione di Vostra Signoria presso il vescovo von Waldeck, e che questi fosse informato della mia presenza in Mnster e del fatto che lo contattero' quanto prima per pianificare il da farsi.
Una volta giunto a destinazione, mi affrettero' a dare notizie piu' dettagliate su cio' che accade lassu'. Per ora non mi resta che rimettermi alla volonta' di Dio e alla Sua protezione, sicuro che la S.V. vorra' menzionare quest'umile servo nelle Sue preghiere.
Bacio le mani di Vostra Signoria,
di Strasburgo il giorno 10 gennaio dell'anno 1534
Il fedele osservatore di Vostra Signoria
Q.


Il verbo si e' fatto carne (1534)

Capitolo 23
Nei dintorni di Mnster, Westfalia, 13 gennaio 1534

Scatto in piedi per il rombo lontano, i cannoni nelle orecchie, occhi sbarrati, ancora uomini che fuggono nella piana.
No. e' soltanto il tuono che ci insegue da giorni lungo la strada. Un altro tempo, un altro sguardo. La paglia, puzzolente e calda: tepore animale di vacche e uomini che mi riporta qui. E subito freddo che strappa il sonno, appena scostato dal fiato del bove. Un occhio tondo ed enorme mi osserva: il rumini'o quotidiano e' gia' ripreso.
Alla finestra, una luce stranissima, di ferro, sotto un cielo basso, carico di nubi e gelo che aspettano gli impavidi, sul cammino verso la citta'.
Ecco il secondo, e ancora un brivido della memoria: le bestie inquiete sanno qualcosa di piu' su quello che ci attende fuori. Ricaccio giu' le immagini del passato.
Il terzo tuono e' un balugini'o che spacca l'orizzonte. Si avvicina sommesso, con i passeri che gridano la fame e la frustrazione di non poter volare. Ci schiaccera', nero incontrastato su tutto il cielo.
E chissa' che non sia proprio cosi' la fine: il risucchio o il diluvio, invece che il terremoto di spingarde. Non credo che ce la farei di nuovo, una seconda volta.
Comunque non e' cosa da chiedersi all'alba, a stomaco vuoto da due giorni e con tutte queste miglia nelle gambe.
Ecco il quarto, molto piu' vicino. Ci e' quasi addosso. Un botto che scuote la terra, e lo scroscio improvviso, che rimbalza sulle foglie, e piove giu' dal tetto.
Lo sguardo sulla strada, gia' un canale di fango, che scivola dietro la bassa collina: solo due pazzi viaggerebbero con questo tempo.
Due come noi.
Lo sento mugugnare nell'ombra della stalla, bestemmiare piano.
L'orizzonte e' del tutto chiuso: la citta' potrebbe anche non esistere piu'.
- Oh, Jan... non hai mai pensato che il giorno del giudizio potrebbe essere cosi'? Vieni a vedere, il paesaggio e' stravolto. Sembra incredibile che la terra e il cielo torneranno quelli di prima...
Fruscio di fieno schiacciato, l'equilibrio ancora incerto: sbircia fuori, strizzando gli occhi.
- Ma che cazzate dici... e' soltanto l'inverno.

***

- Eccola! La' sotto!
Un profilo grigio, sfumato dal diluvio, si riesce
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