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arrivare?
- No, per la verita' no. Una settimana prima di noi erano arrivati Bartholomeus Boekbinder e Wilhelm Kuyper. Erano ripartiti, non prima di aver ribattezzato piu' di mille persone. L'entusiasmo in citta' era alle stelle e al nostro arrivo ne avemmo subito un saggio impressionante.



L'occhio di Carafa (1532-1534)

Lettera inviata a Roma dalla citta' di Strasburgo, indirizzata a Gianpietro Carafa, datata 20 giugno 1532.

All'onorandissimo signore mio Giovanni Pietro Carafa, in Roma.
Signore mio munificentissimo, la notizia della stipula della molto auspicata alleanza tra Francesco I e la Lega di Smalcalda mi riempie di speranza. I principi protestanti e il cattolico re di Francia uniscono le loro forze per arginare il potere dell'Imperatore. Non v'e' dubbio che la guerra riprendera' presto, soprattutto se le voci che mi sono giunte attraverso canali assai riservati a proposito di una trattativa segreta tra Francesco e il turco Solimano troveranno conferma nei prossimi mesi. Ma la S.V. e' sicuramente piu' erudita di questo suo umile servitore, che scruta di traverso, da quest'angolo di mondo in cui la generosita' Vostra ha concesso che svolgesse il suo piccolo compito.
Eppure, come osserva giustamente il mio signore, i tempi ci impongono una vigilanza costante e solerte, onde non essere travolti, aggiungo io, da un incendio che cova sotto la cenere e si prepara a deflagrare con irruenza inaudita. Mi riferisco ancora alla peste anabattista, che tante vittime continua a mietere nei Paesi Bassi e nelle citta' di confine. Dall'Olanda giungono mercanti che raccontano di come vi siano gia' fitte comunita' di Anabattisti a Emden, Groninga, Leeuwarden e finanche ad Amsterdam. Il movimento ingrossa le sue fila ogni giorno e si estende come una macchia d'inchiostro sulla mappa d'Europa. E questo proprio quando il Cristianissimo re di Francia sta per riuscire nel suo intento di raccogliere in una salvifica, per quanto bizzarra, alleanza tutte le forze avverse a Carlo e al suo sconfinato potere.
Come la Signoria Vostra sa bene, la provincia imperiale dei Paesi Bassi non e' un principato, ma una federazione di citta', legate l'una all'altra da intensi traffici commerciali. Esse si considerano libere e indipendenti, tanto da saper fronteggiare l'Imperatore Carlo con caparbieta' e coraggio. Carlo V e' lassu' il rappresentante della cattolicita' e non e' difficile leggere nell'avversione di quelle popolazioni per la Chiesa di Roma l'odio antico che nutrono per le mire dell'Imperatore.
In questo momento quest'ultimo e' impegnato a organizzare la resistenza contro i Turchi e ad arginare le manovre diplomatiche del re di Francia. Non puo' quindi prestare molta attenzione ai Paesi Bassi.
A questo si aggiunga lo stato penoso in cui versa la Chiesa in quelle terre: Simonia e Lucro comandano incontrastate su conventi e vescovadi, suscitando lo scontento e l'ira della popolazione e spingendola ad abbandonare la Chiesa o a cercarne un'altra nelle promesse di questi predicatori erranti.
E cosi' l'eresia, approfittando dello scontento generale, riesce a trovare nuovi canali di diffusione.
Il giudizio del servo della Signoria Vostra e' che il pericolo rappresentato dagli Anabattisti sia piu' consistente di quanto a prima vista appaia: se essi riuscissero a guadagnare la simpatia delle campagne e delle citta' commerciali d'Olanda, le loro idee eretiche non avrebbero piu' contenimento e viaggerebbero sulle navi olandesi alla volta di chissa' quali e quanti porti, finanche a minacciare la stabilita' conquistata da Lutero e dai suoi nell'Europa del nord.
E poiche' la S.V. lusinga questo Suo servo con la richiesta d'un parere, mi sia consentito dire in tutta franchezza che, al confronto della diffusione dell'anabattismo, l'avvento della fede luterana e' di gran lunga piu' auspicabile. I luterani sono gente con cui e' possibile stringere alleanze favorevoli alla Santa Sede, come dimostra l'alleanza tra il re di Francia e i principi tedeschi. Gli Anabattisti al 
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