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che si uni' a noi nell'autunno del '33, insieme ai due fratelli Kuyper: Wilhelm e Dietrich.
Convincemmo anche un uomo pacato e pio come Obbe Philips e ad Amsterdam Houtzager battezzo' un altro adepto, Jacob Van Campen. E cosi' i discepoli del grande Matthys raggiunsero il considerevole numero di otto. Reynier Van der Hulst e i tre fratelli Brundt, ragazzi che ancora puzzavano di latte, ma con delle mani come badili, agganciarono la brigata dalle parti di Delft, negli ultimi giorni di novembre del '33. Quasi senza accorgercene eravamo diventati dodici.
Fu un segno piu' che sufficiente per il nostro profeta. Gli si poteva leggere nello sguardo che stava progettando qualcosa. Del resto intorno a noi il mondo sembrava davvero sul punto di esplodere, le nostre parole non mancavano mai l'effetto voluto. Non eravamo che una banda di spostati, attori, folli, gente che aveva lasciato lavoro, casa, famiglia per darsi alla predicazione in nome di Cristo. Scelte compiute per i motivi piu' diversi, dal senso di giustizia all'insofferenza per la vita a cui si era condannati, ma che portavano alla stessa conclusione, a un atto di volonta' che coinvolgesse quanta piu' gente possibile, che dimostrasse agli uomini come il mondo non sarebbe potuto durare cosi' all'infinito e molto presto sarebbe stato messo a rovescio da Dio in persona. O da chi per Lui, vale a dire noi. Ecco perche' eravamo quelli che potevano davvero far saltare tutto.
- Ubbidivate agli ordini di Matthys?
- Seguivamo le sue intuizioni. Eravamo in perfetta sintonia e in piu' il nostro profeta era tutt'altro che stupido: sapeva valutare gli uomini. Aveva in grande considerazione il mio parere, si consultava spesso con me, mentre preferiva usare Jan di Leida come ariete: l'attitudine teatrale di Jan tornava utile. E anche la sua bellezza non guastava: era giovanissimo, ma appariva gia' un uomo maturo, atletico, biondo, un sorriso allucinato, che faceva breccia nel cuore delle ragazze, Matthys aveva preso a spedirlo in giro oltre confine, nei territori imperiali, a saggiare il terreno, mentre Houtzager continuava ad agire nei sobborghi di Amsterdam.
Sul finire del '33 Matthys ci divise in coppie, proprio come agli apostoli, e ci diede l'incarico di annunciare al mondo a nome suo che il Giorno del Giudizio era imminente, che il Signore avrebbe fatto strage di tutti gli empi e che soltanto pochi si sarebbero salvati. Saremmo stati i suoi alfieri, i messaggeri dell'unico vero profeta. Ebbe parole dure, anche se non ingrate, per il vecchio Hofmann, imprigionato a Strasburgo. Questi aveva previsto il Giudizio per il '33: l'anno stava finendo e ancora niente era accaduto. L'autorita' di Hofmann era destituita di fatto.
Non parlo' di armi. Non saprei dire se ne parlo' mai. Non disse nulla riguardo al coinvolgimento degli apostoli nella battaglia del Signore e non so se gia' allora meditasse questa soluzione. Per quanto vedevo eravamo tutti disarmati. Tutti eccetto me. Avevo ridotto la vecchia spada ritrovata nella stalla dei Boekbinder, ricavandone una daga corta, un'arma piu' agile e famigliare, che potevo tenere nascosta sotto il mantello e che mi faceva viaggiare piu' tranquillo.
Feci coppia con Jan di Leida, per volere dello stesso Matthys: la mia determinazione e la sua presa sulle platee, una combinata perfetta. Non mi dispiacque affatto, Bockelson era un tipo con cui non mi sarei mai annoiato, imprevedibile e folle al punto giusto. Ero certo che avremmo fatto grandi cose.
Fu allora che per la prima volta sentii parlare di Mnster, la citta' in cui i battisti facevano udire forte la loro voce. Jan di Leida era passato di la' poche settimane prima e ne aveva riportato un'ottima impressione. Il predicatore locale, Bernhard Rothmann, aveva stretto amicizia con alcuni missionari battisti seguaci di Hofmann e riscuoteva grande successo presso la cittadinanza, tenendo testa a papisti e luterani insieme. Mnster fu inclusa nell'itinerario che avremmo compiuto.
- Foste tu e Bockelson i primi ad
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