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con un sorriso alludendo al reclutamento di Gert dal Pozzo.
A farci gli onori di casa questa volta e' una ragazza completamente vestita, per quanto non proprio come una dama che si rechi al mercato.
- Cercate Jan Bockelson, Jan di Leida, non e' vero? In questo momento non puo'...
- Falli entrare! - la interrompe un grido dal fondo del corridoio. - Non vedi che sono profeti? Venite, avanti, avanti!
La voce e' bassa e corposa, di quelle che partono dall'addome e rimbombano in gola. Decisamente non si addice alla scena che ci troviamo di fronte una volta spalancata la porta da cui l'abbiamo udita uscire.
Il nostro uomo e' sdraiato su un divanetto corto, con una mano avvinghiata a una coperta e l'altra ai coglioni. e' nudo dalla cintola in su, tutto spalmato d'olio sul petto. Una donna, anche lei mezza nuda, ha in mano un rasoio e lo sta depilando.
- Dovete scusarmi, cari amici, - dice con quella voce che sembra quasi una presa in giro. - Non volevo farvi attendere troppo. La nostra anticamera e' sempre un po' malfrequentata.
Ci presentiamo. Matthys lo guarda un attimo, poi gira gli occhi intorno: - e' il tuo lavoro?
- Sono miei tutti i lavori che non fanno sudare la fronte, - e' la risposta immediata, quasi la battuta di un attore sul palco. - Nego con la piu' assoluta fermezza il peccato di Adamo e di conseguenza non accetto le maledizioni da esso derivate. Facevo il sarto, ma ho smesso in fretta. Adesso impersono sulle piazze i grandi protagonisti della Bibbia.
- Ah, ecco: sei un attore!
- Attore non e' il termine giusto, amico mio: io non recito, io impersono.
Afferra una spugna da un catino e si ripulisce dal sapone. Balza in piedi, strattonandosi decisamente in mezzo alle gambe. Il volto e' una maschera di dolorosa rassegnazione, gli occhi puntati nei miei:
- Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte, e mostrati uomo. Osserva la legge del Signore tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo i suoi statuti, i suoi comandi e i suoi precetti.
La ragazza applaude entusiasta, stringendo il seno tra le braccia. - Bravo, Jan! - Guardando me: - Non e' bravissimo?
Il re Davide fa un profondo inchino. Dal corridoio giungono strani rumori: tonfi, urla, grida soffocate. Il nostro Jan sulle prime sembra non farci caso, intento alla sua igiene personale. Poi c'e' qualcosa che lo fa scattare, forse un Aiuto piu' acuto degli altri o soltanto piu' convincente. Afferra un rasoio e vola fuori.
Il tuono della sua voce riempie la casa. Matthys e io ci guardiamo, incerti se intervenire. Passa un attimo e Jan di Leida ricompare sulla soglia. Respira a fondo, da' una sistemata al cavallo delle brache e affonda il rasoio in un catino smaltato. L'acqua si tinge di rosso.
- Che ne dite? - dice senza voltarsi. - Avete mai sentito parlare di un lenone gentile, rispettoso del prossimo e di buone maniere? I magnaccia sono gente crudele, brutale. Io invece vorrei diventare il primo pappone santo della storia. Si', amici, sono un magnaccia che sogna di sedere alla destra di Dio. Eppure ogni tanto il sogno si interrompe e il magnaccia si sveglia...
- Non si tratta di sogno o di veglia -. La voce dell'altro Jan non e' quella di un attore, e' quella di Enoch. - Papponi, prostitute, ladri e assassini: ecco i santi degli ultimi giorni!
Jan di Leida porta una mano sulle labbra e poi sui coglioni: - Uh! Non parlarmi della fine del mondo, amico. Ho conosciuto un sacco di profeti qui dentro e sono tutti iettatori.
- Lo credo bene, - rispondo di getto, - attendere immobili l'Apocalisse porta rogna. La Rivelazione giunge soltanto dal basso. Da noi.
Si volta con un ghigno. Difficile capire se e' ironico o illuminato.
- Capisco, - gli angoli della bocca continuano ad alzarsi gonfiando gli zigomi duri. - Si tratta ne' piu' ne' meno che di fare l'Apocalisse!
L'enfasi con cui riesce a pronunciare la parola fare colpisce davvero. Con la vecchia passione per il greco e per l'etimologia mi sforzo di trovare un nuovo nome all'impresa finale.
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