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Trijpmaker pensava a radunare tutte le sue conoscenze in citta'. Trovammo un buon seguito tra gli artigiani e i lavoratori meccanici: gente scontenta di come stavano andando le cose. Si percepiva nell'aria l'imminenza di qualcosa che avrebbe potuto manifestarsi da un momento all'altro.
In meno di un anno riuscimmo a organizzare una comunita' consistente, le autorita' sembravano non preoccuparsi troppo di questi Anabattisti infervorati che disdegnavano il lucro e annunciavano la fine del mondo.
In cuor mio sentivo che le cose non potevano andare cosi' lisce per molto tempo. Trijpmaker continuava a predicare la mitezza, la testimonianza, il martirio passivo, secondo le consegne di Hofmann. Io sapevo che non poteva durare: e se le autorita' avessero deciso di considerarci pericolosi per il buon ordine cittadino? Cosa sarebbe successo se gli uomini e le donne che aveva convertito all'imitazione di Cristo si fossero trovati davanti alle armi? Credeva davvero che si sarebbero lasciati crocifiggere senza opporre resistenza? Lui ne era certo. E poi il tempo era prossimo, Hofmann aveva previsto il Giudizio per il 1533. Contro tali argomenti non c'era molto da controbattere, alzavo le spalle e lo lasciavo a quella fiducia illimitata.
Continuavamo a crescere di numero, il morale era alto, la devozione dei ribattezzati immensa. Dai villaggi intorno ad Amsterdam ci giungevano le missive sgrammaticate di nuovi adepti, contadini, falegnami, tessitori. Avevo l'impressione di trovarmi in un grande calderone tappato da un coperchio che presto o tardi sarebbe saltato. Era inebriante.
Infine la predicazione contro la ricchezza in una delle citta' piu' lucrose d'Europa sorti' il suo effetto. Nell'autunno di quell'anno la Corte dell'Aja ordino' alle autorita' di Amsterdam di reprimere gli Anabattisti e consegnare Trijpmaker.

Eloi mi versa dell'acqua.
- Sei stanco, vuoi andare a dormire?
La domanda contiene la supplica di continuare, e' un bambino avvinto dalla narrazione, anche se probabilmente gli parlo di fatti che gia' conosce.
- Tanto vale che ti racconti di quello che fecero a Trijpmaker e di come decisi di riprendere in mano una spada. All'inizio fu solo per resistere a chi voleva la mia testa -. Stiro le braccia e ghigno. - Poi incontrai il mio vero Giovanni Battista, quello che mi avrebbe convinto di nuovo a combattere il giogo mortifero dei preti, dei nobili, dei mercanti. E per dio lo feci: presi quella spada e incominciai. Di questo non mi pento. Non della scelta che feci allora, davanti a quelle teste mozzate, affisse in cima a un palo. La prima era quella dell'uomo che mi aveva condotto in Olanda, un pazzo invasato forse, uno stolto che cercava il martirio e l'aveva trovato. Ma era quello che gli avevano fatto.
Quasi sento Eloi rabbrividire.
- Si', Trijpmaker scelse la sua fine, quella di Cristo. Avrebbe potuto fuggire se avesse voluto: Hubrechts, uno dei borgomastri della citta', stava dalla nostra parte e aveva cercato fino a quel momento di intralciare la cattura. Fu lui a mandare una domestica a casa nostra ad avvertirci che gli sbirri stavano arrivando a prendere il capo della comunita'. Ci misi un attimo a raccogliere la mia roba e come me molti altri. Ma lui no, non Jan Volkertsz, il fabbricante di zoccoli di Hoorn diventato missionario. Si sedette e aspetto' le guardie: non aveva niente da temere, la verita' di Cristo era dalla sua parte. Con lui ne presero altri sette e li portarono all'Aja. Li torturarono per giorni. Dicono che a Trijpmaker bruciarono i coglioni e gli conficcarono chiodi sotto le unghie. L'unica cosa che non gli toccarono fu la lingua: perche' potesse fare i nomi di tutti gli altri. E li fece. Anche il mio. Non l'ho mai giudicato per questo, la tortura piega gli animi piu' forti, e credo che la sua fede sia stata gia' schiacciata dal ferro rovente senza bisogno del rancore degli altri. Nessuno di noi gliene fece una colpa, riuscimmo a metterci in salvo, avevamo molte case sicure disposte a ospitarci.
- Quegli otto li
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