<A HREF="Q_primaparte083"><</A>
esuli che lentamente stavano riuscendo a passare la frontiera e a tornare alle loro citta' d'origine, si aprivano ai nostri piedi come un territorio inesplorato, pronto a raccogliere il messaggio e la sfida che portavamo alle autorita' costituite. Niente ci avrebbe fermato. Per Trijpmaker era una missione, come lo era stata per Hofmann. Per me era un altro calcio all'orizzonte, un modo di spingerlo avanti, nuova terra, nuove genti.
Avremmo puntato su Amsterdam. Lungo il cammino Trijpmaker mi avrebbe insegnato qualche frase in olandese, perche' fossi in grado di farmi capire, ma sarebbe stato lui a predicare e battezzare. Comincio' subito: prima di partire da Emden battezzo' un sarto, un certo Sicke Freerks, che sarebbe tornato alla sua citta' natale, Leeuwarden, nella Frisia occidentale, col compito di fondare una comunita' di fratelli, e dove invece trovo' la morte nel marzo dell'anno successivo per mano del boia.
Mentre scendevamo verso sud-ovest, attrversando Groninga, Assen, Meppel, fino all'Olanda, Trijpmaker mi illuminava sulla situazione della sua terra. I Paesi Bassi erano il cuore commerciale e manifatturiero dell'Impero, da li' l'Imperatore ricavava la maggior parte delle sue entrate. Le citta' portuali godevano di una certa autonomia che dovevano pero' difendere con le unghie e i denti dalle mire accentratrici dell'Imperatore. Carlo V continuava ad annettersi nuove terre, lasciando percorrere il paese dalle sue truppe, con grave danno per i traffici e le coltivazioni. Per altro l'Asburgo sembrava preferire l'assolata Spagna alle sue terre natali e aveva piazzato i suoi ufficiali su molti scranni importanti e un governo imperiale a Bruxelles, per poi andarsene a stare a sud.
La condizione della Chiesa in questa parte d'Europa era quanto di piu' tragico si potesse immaginare: regnava la religione delle abbuffate alle spalle dei contadini, la degenerazione lucrosa degli ordini monastici e dei vescovadi. Non esisteva alcuna guida spirituale nei Paesi Bassi e molti fedeli avevano cominciato ad abbandonare la Chiesa, per radunarsi in confraternite laiche che conducevano una vita comune e coltivavano lo studio della Scrittura. Costoro avrebbero potuto accogliere il nostro messaggio prima di tutti.
Le idee di Lutero si erano diffuse tra il popolino e anche tra i mercanti che si arricchivano alle sue spalle. Le faccende di Germania rimanevano lontane, l'ubbidienza a cui erano stati ricondotti i contadini tedeschi non poteva riguardare i lavoratori delle manifatture olandesi, i tessitori, i carpentieri dei porti, gli artigiani di quelle citta' in costante espansione. La religione riformata di Lutero portava con se' nuovi dogmi, nuove autorita' religiose, che allenavano la fede ai credenti in modo appena piu' tenue di quanto facessero i papisti. L'eguaglianza nella fede, la vita comunitaria, avevano bisogno di una linfa diversa. Noi eravamo li' per portarla.
Rimasi impressionato dal paesaggio di quella fertilissima terra. Venendo dalla Germania, dalle sue selve nere, era stupefacente vedere come gli abitanti dei Paesi Bassi avessero piegato la natura al loro volere, strappando al mare ogni metro di terreno coltivabile, per piantare grano, girasoli, cavoli. Mulini lungo la strada in numero impressionante, genti laboriose, instancabili, in grado di sfidare le avversita' naturali e di vincerle. La citta' di Amsterdam non era da meno: i mercati, le banche, le botteghe, l'intreccio di canali, il porto, ogni angolo brulicava di attivita' febbrili.
Erano i primi giorni del nuovo anno, il 1531, e nonostante il gelo intenso le strade e i canali erano zeppi di un andirivieni incessante. Una citta' travolgente, in cui avrei potuto perdermi. Ma Trijpmaker conosceva alcuni fratelli che risiedevano li' gia' da tempo, avremmo cominciato da loro.
Prendemmo contatti con uno stampatore perche' producesse alcuni stralci degli scritti di Hofmann che Trijpmaker aveva tradotto in olandese e anche dei fogli volanti da consegnare a mano. Me ne occupai io, mentre
<A HREF="Q_primaparte085">></A>