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ci avrebbe temprati mettendo alla prova la nostra fede e perfezionando la giustificazione del Signore attraverso l'ubbidienza assoluta a Cristo. Io lo assecondavo, senza cercare di sottrarmi al fascino che le sue parole riuscivano a esercitare sugli umili: ero davvero stupito da quella forza. Non gli avevo detto di aver combattuto al fianco di Thomas Mntzer: la sua condanna della violenza me lo impediva. Era solito riservarmi una frase lapidaria, ogniqualvolta lo provocavo accennando alla possibilita' che Cristo chiamasse a se' il Suo esercito di prescelti per sterminare gli empi: Chi prende la spada perira' di spada.
Giungemmo a Emden in giugno. Era una piccola fredda citta', uno scalo per le navi mercantili tra Amburgo e le citta' olandesi. La comunita' di stranieri era numerosa, come aveva predetto Hofmann. Il principe regnante, il conte Enno II, lasciava che nelle sue terre le idee dei riformatori della Chiesa facessero il loro corso, senza tentare di ostacolarle in alcun modo. Il mio Ella comincio' a predicare per le strade fin dal primo giorno attirando su di se' l'attenzione di tutti. Apparve evidente che gli altri predicatori non avrebbero potuto competere con lui, se li sarebbe bevuti in un sorso. In capo a poche settimane aveva ribattezzato almeno trecento persone e fu in grado di fondare una comunita' che accoglieva gli scontenti delle piu' varie provenienze e condizioni. Erano soprattutto fuoriusciti dalla Chiesa papista e insoddisfatti di quella luterana, che anche senza preti e vescovi vantava gia' una gerarchia di teologi e dottori non troppo diversa da quella che aveva voluto abolire.
La nomea di Anabattisti ci raggiunse quasi subito e spavento' a morte le autorita' cittadine.
Gli eventi mi giravano intorno, sentivo la terra fremere sotto i piedi e una strana sensazione nell'aria. No, non ero stato contagiato dal mio compagno di viaggio: era l'incombere degli eventi, il richiamo della vita di cui mi aveva parlato Ursula. Fu per questo che decisi di mollare Hofmann al suo destino di predicatore e seguire la mia strada. Una strada che mi avrebbe portato ancora altrove, in mezzo alla tempesta. Impossibile dire se fossi io a guidare la mia esistenza verso il limite da superare o se invece fosse quella tormenta a trascinarmi con se'.
Le autorita' di Emden espulsero Hofmann come sobillatore indesiderabile. Mi disse che sarebbe tornato indietro per scrivere ancora, che lassu' il suo compito era terminato. Affido' la guida della nuova comunita' a un certo Jan Volkertsz, detto Trijpmaker, perche' di mestiere fabbricava zoccoli di legno. Questo olandese di Hoorn non era un grande oratore, ma conosceva la Bibbia e aveva il piglio di chi l'aveva ispirato e la stessa intraprendenza. Salutai il vecchio Melchior Hofmann alla porta della citta', mentre lo scortavano fuori dal territorio di Emden. Sorrideva, ingenuo e fiducioso come sempre, confessandomi a bassa voce di esser certo che il Giorno del Giudizio sarebbe giunto in capo a tre anni. Anch'io gli concessi l'ultimo sorriso. E cosi' lo ricordo, un saluto da lontano, mentre caracolla oltre la mia vista su un mulo magro.

***

Ancora non mi e' chiaro cosa Eloi stia cercando. Se ne resta muto dietro il tavolo, rapito dal racconto, forse anche a bocca aperta, nella penombra che m'impedisce di distinguerne il volto chiaramente.
Io continuo, deciso ormai ad arrivare in fondo e disposto a stupirlo a ogni pagina di questa cronaca non scritta.

- Avrei rivisto Melchior Hofmann soltanto due anni dopo, quando venne in Olanda a raccogliere quello che aveva seminato. Ma ti stavo raccontando di Emden. Eravamo rimasti io e Trijpmaker a reggere le sorti della comunita' anabattista ed era ormai prossimo Natale quando fummo raggiunti dall'ingiunzione di lasciare la citta'. Non ne fui dispiaciuto: sentivo di dover ripartire, di non potermi fermare ancora in quel porto del Nord. Decidemmo di notte, con la determinazione e lo spirito di chi sa di affrontare una grande impresa: i Paesi Bassi, con gli
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