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Nessuno fa domande; chi sono veramente, cosa ho fatto prima di capitare qui... Sono dei loro: un fratello tra gli altri.
Magda, la figlia di Kathleen, continua a farmi regali; Balthasar mi chiede come sto almeno due volte al giorno, come a un ammalato in convalescenza.
- Sono ancora vivo, - gli dico per farlo ridere. e' un buon uomo, il vecchio anabattista: sembra che il suo compito sia quello di procacciare compratori per i manufatti che si fabbricano qui, e ci riesce bene.
Nemmeno io chiedo niente, imparo giorno per giorno, scruto nel segreto di questa gente.
Ho chiesto a Kathleen del padre di sua figlia. Ha detto che si imbarco' due anni fa, poi piu' nulla. Naufragato, abbandonato su qualche isola ostile, o vivo e vegeto in un palazzo d'oro e diamanti, nei regni delle Indie. La stessa sorte che cercavo prima di imbattermi in questi uomini e in queste donne.
Eloi mi incalza gentilmente, vuole il seguito della storia; e' chiaro, vuole sentire di Mnster. La Citta' della Follia ha il fascino delle cose fantastiche, e' il brivido che quel nome suscita ancora, e che un tempo fu terremoto. A Balthasar ha gia' chiesto tutto, ma io ho percorso quel sentiero fino in fondo: Gert dal Pozzo e' stato un eroe, il luogotenente del grande Matthys, il migliore nelle azioni di rappresaglia, nella razzia dentro l'accampamento del vescovo, nel propagare i fogli volanti e il messaggio dei battisti: Balthasar gli deve aver detto anche questo.
Si', Gerrit Boekbinder ha temprato il ferro con le proprie mani.
Poi un giorno, senza dire nulla, se n'e' andato, stanco, disgustato, consapevole d'un tratto dell'abisso d'orrore che si era aperto sotto la Nuova Gerusalemme.
Gert ripensa ai giudici-bambini, il loro indice alzato. Ripensa ai morti di fame che si trascinano come larve bianche sulla neve. Risente i crampi del digiuno e il sollievo di quell'ultimo slancio, oltre le mura, verso l'iniquita' del mondo, ma lontano dal delirio onnipotente e sanguinario.
Eppure fuori non ha trovato Eloi Pruystinck che lo attendeva a braccia aperte, ma soltanto altro sangue e nuove visioni di gloria e di morte. Gert e' caduto di nuovo, reclutato per l'Ultima Battaglia, con impresso a fuoco il marchio dei prescelti sul braccio. Gert ha visto ancora la stessa bandiera sventolare logora alle spalle di Batenburg il Terribile e non e' riuscito a fermarsi. Gert si e' innamorato di quel sangue e ha continuato, ha continuato.
Ha continuato.

Eloi ha l'espressione attenta che ormai conosco; versa un goccio per entrambi, che facilita il racconto.
Riprendo il filo dei ricordi: - Partimmo verso nord, io e Hofmann, lungo il corso del Reno, su una chiatta di mercanti. Passammo Worms, Magonza, Colonia, su fino ad Arnhem. Ero riuscito a imporre il silenzio al mio compagno di viaggio finche' non ci fossimo trovati nella Frisia: non volevo rischiare di vedermi fermare lungo la strada. Gli costo', ma mantenne la parola. Lasciato il corso del Reno, proseguimmo a piedi e a dorso di mulo, sempre a nord. Ci spostavamo da un paese all'altro, lungo il confine dei Paesi Bassi, verso le campagne della Frisia orientale. Hofmann era gia' stato in quelle terre durante le sue lunghe predicazioni itineranti e anche questa volta non manco' di istruire: i contadini di quelle lande su quale scelta obbligata il compiersi del tempo richiedesse a ogni cristiano: seguire il Cristo nel Suo esempio di vita. Li ribattezzava tutti, come un novello Giovanni.
Intanto mi raccontava della situazione di Emden, la nostra prossima meta. Molti profughi si trovavano in quella citta', per lo piu' Sacramentisti olandesi, cosi' li chiamava, quelli che non accettavano piu' i sacramenti della Chiesa di Roma e non credevano alla transustanziazione. Questo, mi spiegava, li spingeva gia' oltre le posizioni di Lutero, aprendoli alla lucida promessa del millennio. Li descriveva come cani sciolti in attesa di un profeta che portasse loro il messaggio di speranza e la luce della fede rinnovata. Definiva quel viaggio il nostro deserto, che
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