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aiutare con qualche lauta elemosina per mettersi a posto quella coscienza di mercanti, aspiravano a rubar loro la borsa e magari anche a tagliare quelle belle gole bianche. Non occorse aspettare molto tempo perche' Capitone e Bucero rispondessero alle nostre provocazioni, introducendo sottili distinzioni tra battisti pacifici e battisti sediziosi. Noi rientravamo chiaramente nella seconda categoria.
Eloi sorride storto, forse pensa alla sua Anversa, ma non mi interrompe.
- Non si trattava di ricominciare una guerra perduta. Sarebbe stato stupido. Ma Ursula mi aveva rigenerato, come se il suo ventre mi avesse partorito una seconda volta. Volevamo tirare la corda, esasperare la filantropia ipocrita di quella gente finche' non si fosse rivelata per quello che era: una schiera di ricchi attaccati all'oro, travestiti da pii cristiani. Fu uno dei periodi piu' spensierati della mia vita.
Mi fermo per tirare il fiato, forse aspetto una domanda per riprendere il filo del racconto. Eloi me la concede.
- Quanto ando' avanti?
Uno sforzo di memoria: - Circa un anno. Poi nella primavera del '29 arrivo' a Strasburgo l'uomo che avrebbe dato inizio al mio viaggio. Ora marcisce nelle prigioni di quella citta': ha commesso l'errore fatale di rimetterci piede dopo quello che avevamo combinato.
- Melchior Hofmann.
- E chi se no? Uno dei piu' strambi profeti che abbia mai incontrato, abbastanza unico nel suo genere e per follia e oratoria secondo soltanto al grande Matthys.
- Sono tutt'orecchi.
Bevo ancora e ricompongo quel volto lontanissimo: - Hofmann una volta era un pellicciaio. Un giorno era stato folgorato sulla via di Damasco e si era messo a predicare. Aveva corteggiato Lutero finche' non era riuscito a farsi scrivere da lui una raccomandazione per le comunita' del Nord. Quella firma gli aveva aperto le porte dei paesi baltici e della Scandinavia, consentendogli di acquistare notorieta' e anche un certo seguito. Aveva girato moltissimo su nel Nord. Poi un bel giorno si era convinto che il regno dei santi e di Cristo fosse ormai prossimo e aveva cominciato a predicare il pentimento e l'abbandono di tutti i beni terreni. Non c'era voluto molto perche' Lutero lo sconfessasse. Mi disse di essere stato scacciato dalla Danimarca con la promessa che se vi avesse rimesso piede la sua testa sarebbe stata affissa su un palo. Era davvero un pazzo geniale. Aveva conosciuto il buon vecchio Carlostadio, e ne condivideva il completo rifiuto della violenza. Arrivo' a Strasburgo convinto di essere il profeta Elia, in cerca del martirio che gli confermasse la prossimita' dell'avvento del Signore. Si innamoro' subito degli Anabattisti locali e riusci' a inimicarsi tutti i riformatori luterani, Bucero prima, poi Capitone e tutti gli altri.
Io e Ursula capimmo immediatamente che era il tipo che stavamo cercando per far saltare in aria la citta'. Ci venne spontaneo, senza bisogno di concordare niente: durante una cena improvvisammo delle rivelazioni sconvolgenti, lei si eccito' al punto da raggiungere l'estasi davanti ai suoi occhi, mentre io gli raccontavo di come i ricchi e i potenti sarebbero stati spazzati via dalla furia del Signore. Nelle settimane che seguirono gli dettammo passo passo le nostre visioni di cui non si lascio' sfuggire una sola parola. Quando tutto fu pronto, trovai il modo di mandare alla stampa quello che aveva scritto: due trattati con le profezie di Ursula e le mie. Si mise a predicare alla folla sulla piazza principale. Qualcuno gli sputo' in faccia, qualcun altro cerco' di picchiarlo, altri ancora tentarono di assalire un banco di pegni per distribuire i beni ai poveri. Quando gli scritti furono diffusi dai librai, Bucero cerco' di farlo imprigionare. Ci furono giorni di subbuglio. Fu un anno di fuoco, sentivo che il sangue mi ribolliva nelle vene, che la corda stava per spezzarsi.
E fu cosi', all'inizio del '30, se ricordo bene: Hofmann si fece ribattezzare e predico' per l'ultima volta, proclamando l'imminenza del regno di Cristo,
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