<A HREF="Q_primaparte078"><</A>
notte in una chiesa e di erigere un muro di mattoni davanti alla scalinata del pulpito. Sopra ci scrivemmo pure una frase di Cellario: Nessuno puo' parlarmi di Dio meglio del mio cuore.
Il liquore intanto comincia a fare il suo effetto. Lo scalpellino mi sfugge piu' di una volta dal segno, finche' non arrivo a staccare di netto un pezzo di campanile. Tocchera' rincollarlo.
- Il piu' bello di tutti, comunque, e' stato certamente lo scherzo che abbiamo tirato a Madama Buoncuore Carlotta Hasel. Devi sapere che Carlotta Hasel era una delle tante dame della citta' ad aver allestito in casa una mensa per i poveri e i vagabondi. Li faceva pregare e mangiare, bere e cantar salmi.
- Conosco il genere, purtroppo.
- Ursula non la poteva nemmeno sentir nominare. La odiava. In quel modo speciale in cui soltanto una donna puo' odiarne un'altra. D'altro canto Madama Buoncuore aveva la fastidiosa caratteristica di considerare i poveracci come dei santi. Il suo motto era: Dategli il pane, e loderanno Dio. Ursula non era dello stesso avviso. Diceva che chi non ha nulla, una volta riempito lo stomaco, ha ben altro in testa che il pregare: bere, scopare, divertirsi, vivere. Diciamo che, alla prova dei fatti, la sua teoria si dimostro' molto piu' azzeccata.
- Quali fatti?
- La colossale orgia a cui demmo vita nel salone di casa Hasel.
- Non so cosa avrei dato per partecipare alla dimostrazione del teorema! - esclama Eloi divertito. - Tuttavia, non vedo cosa questa storia abbia a che vedere con Melchior Hofmann.
Solo un attimo di concentrazione per l'ultimo colpo. Soffio via la segatura e alzo la tavoletta all'altezza degli occhi. Perfetta.
- Faticherai a crederci, amico mio: anche Melchior il Visionario, alla fine, e' uno degli spettacoli della affermata compagnia teatrale Lienhard e Ursula Jost.


Capitolo 15
Anversa, 6 maggio 1538

- Non e' piu' il tempo dei predicatori d'apocalissi. L'ultimo l'hanno decollato a Vilvoorde davanti ai miei occhi un mese fa. Ma in questi dieci anni ne ho conosciuti davvero tanti, a ogni angolo di strada, in ogni postribolo, nelle chiese piu' sperdute. Il mio peregrinare e' costellato di questi incontri al punto che potrei scriverci un trattato. Alcuni non erano che ciarlatani e attori, altri credevano al proprio sincero terrore, ma soltanto pochissimi avevano la stoffa del profeta, la genialita', l'estro, il coraggio di ridipingere nell'animo degli uomini il grande affresco di Giovanni. Era gente in grado di scegliere le parole giuste, di carpire le situazioni, la gravita' dei momenti, e di volgerle verso l'attesa dell'avvento imminente, anzi gia' presente. Folli, si', ma anche abili. Non so se fosse Dio oppure Satana a suggerire loro le parole e le visioni, non ha importanza. Non l'aveva per me allora, e tantomeno adesso. Frankenhausen mi aveva insegnato a non aspettare nessun esercito di angeli: nessun Dio sarebbe disceso ad aiutare i miserabili. Dovevano aiutarsi da soli. E i profeti del Regno erano ancora quelli che potevano sollevarli e dar loro una speranza per cui combattere, l'idea che le cose non sarebbero state per sempre cosi'.
- Vuoi dire che ti rimettesti a lottare?
Eloi sembra stupito. Bevo un po' d'acqua per schiarirmi la gola.
- Non sapevo cosa avrei fatto. Io e Ursula cominciammo a odiare quei teologi che parlavano, parlavano, si atteggiavano a grandi pensatori della cristianita', discutendo della messa e dell'eucarestia, nei salotti dei ricchi strasburghesi. La loro tolleranza era un lusso per benestanti che non sarebbe mai andato oltre la concessione di un piatto di minestra ai poveri. Quegli unti bottegai potevano permettersi di mantenere quella cricca di dottori e perfino di assecondare la loro magnanimita' verso gli eretici, perche' erano ricchi. Era la ricchezza a garantire la fama di Strasburgo. Era quella fama a far affluire laggiu' letterati e studenti.
Sogghigno: - Si spaventarono, oh si', si spaventarono davvero, quando facemmo capire loro che i poveri, gli umili che avrebbero voluto
<A HREF="Q_primaparte080">></A>