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bambina.
- Vengo con te.
- No. Mi hai fatto una promessa, ricordi?
Mi trascina verso la scala: - Se non dovessi tornare, portali via di qui, non se la prenderanno con loro, ma non voglio che corrano rischi. Promettimi che ti prenderai cura di loro.
e' difficile abbandonarlo alla sua sorte cosi', e' una cosa che non avrei voluto fare mai piu'.
- D'accordo, ma fai attenzione.
Mi stringe forte la mano, con un mezzo sorriso. Slaccio la daga dalla cinta: - Prendi questa.
- No, meglio non dargli una scusa per ammazzarmi come un cane.
Gia' si arrampica su per la scala.
Mi volto, sua moglie e' li', non una lacrima, il figlio al collo. Ripenso a Ottilie, la stessa forza nello sguardo. Cosi' le ricordavo, le donne dei contadini.
- Tuo marito e' un grande uomo. Se la cavera'.

***

Tornano in tre. Uno di loro e' Denck. Sapevo che la vecchia volpe non si sarebbe fatta mettere nel sacco. e' riuscito a recuperare altri due fratelli.
Sono state ore interminabili, chiusi qui sotto, con la luce debole filtrata da una feritoia.
Lei lo abbraccia, soffocando un pianto di sollievo. Denck ha nello sguardo la determinazione di chi sa di non poter perdere un attimo.
- Moglie, ascoltami. Non ce l'hanno con voi, tu e i bambini sarete al sicuro in questa casa e appena si saranno calmate le acque potrete uscire. Sarebbe certo piu' pericoloso farvi tentare la fuga adesso che ogni porta della citta' e' presidiata dalle guardie. La moglie di Dachser ti terra' con lei. Trovero' io il modo di scriverti.
- Dove andrai?
- A Basilea. e' l'ultimo posto rimasto dove non si rischia la testa. Mi raggiungerai con i bambini quando il peggio sara' passato, e' questione di un paio di mesi -. Si rivolge a me: - Amico mio, non abbandonarmi adesso, mantieni fede alla parola che hai dato: non conoscono il tuo nome ne' il tuo volto.
Annuisco senza quasi rendermene conto.
- Grazie. Te ne saro' riconoscente per la vita.
Reagisco stordito dalla sua fretta: - Come hai intenzione di uscire dalla citta'?
Indica uno dei due compagni: - L'orto della casa di Karl e' a ridosso delle mura. Con una scala e approfittando del buio dovremmo farcela. Dovremo correre tutta la notte attraverso i campi. Trovero' il modo di farvi sapere se sono arrivato sano e salvo a Basilea.
Bacia la figlia e il piccolo Nathan. Abbraccia la moglie, alla quale bisbiglia qualcosa: una forza incredibile le impedisce ancora di piangere.
Lo accompagno verso la scala.
Un ultimo saluto: - Che Iddio ti protegga.
- Che illumini la tua strada in questa notte oscura.
La sua ombra si arrampica veloce, incitata dai confratelli.


Capitolo 10
Anversa, 4 maggio 1538

- Non lo rividi mai piu'. Mi giunse voce, molto tempo dopo, che era morto di peste a Basilea, alla fine di quell'anno.
La gola vorrebbe stringersi ancora, ma il tempo ha annacquato anche la tristezza.
- E la sua famiglia?
- Furono accolti nella casa del confratello Jacob Dachser. Hut lo presero il 15 settembre, lo ricordo ancora. Confesso' la sua amicizia con Mntzer solo dopo essere stato torturato a lungo. Mori' in modo stupido, come stupidamente aveva vissuto. Tento' la fuga incendiando la cella in cui era rinchiuso, perche' le guardie accorressero ad aprirla. Nessuno lo soccorse: mori' soffocato dal fumo che lui stesso aveva provocato. Leupold, il piu' moderato dei confratelli, si rivelo' il piu' duro: non confesso' ne' ritratto' mai. Dovettero rilasciarlo, lo bandirono dalla citta' insieme alla sua fazione: io riuscii ad aggregarmi a loro. Lasciai Augusta nel dicembre del '27 per non tornarci piu'.
Eloi e' una sagoma scura sulla sedia oltre la grande scrivania di abete: - Dove andasti, allora?
- Ad Augusta avevo appreso che un vecchio compagno di studi viveva a Strasburgo. Martin Borrhaus si chiamava, detto Cellario. Erano cinque anni che non lo vedevo e che lui non aveva mie notizie. Quando gli scrissi per chiedergli aiuto, seppe rivelarsi un vero amico -. Il bicchiere e' di nuovo pieno, mi aiutera' a ricordare o mi ubriachera', non ha molta 
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