<A HREF="Q_primaparte072"><</A>
Frankenhausen per farci massacrare: le informazioni che aveva erano sbagliate -. Guardo Denck negli occhi, per fargli cogliere il peso delle parole. - Qualcuno, qualcuno di cui il Magister si fidava, gli spedi' una lettera piena di notizie false.
- Thomas Mntzer tradito? Non e' possibile...
Infilo la mano sotto la camicia e tiro fuori i fogli ingialliti.
- Leggi, se non mi credi.
Gli occhi azzurri saettano rapidi sulle righe, mentre un'espressione tra l'incredulo e il disgustato gli si dipinge sulla faccia: - Dio onnipotente...
- e' datata il primo di maggio 1525. e' stata scritta due settimane prima del massacro. Filippo d'Assia stava gia' tagliando fuori il Sud e marciava a tappe forzate verso Frankenhausen -. Lascio che le parole facciano il loro effetto. - Ho qui altre due lettere, vergate dalla stessa mano, che risalgono a due anni prima: piene di belle parole, nessuno potrebbe sospettare che non siano sincere. C'era chi corteggiava il Magister da tempo per conquistarne la fiducia.
Gli passo le altre missive. La smorfia della bocca non lascia dubbi su quello che gli sta bruciando dentro. Scorre in fretta le parole scampate per miracolo alla distruzione, finche' il volto si fa di pietra, gli occhi piccolissimi: - Hai conservato queste lettere per tutto il tempo.
Ci guardiamo negli occhi, i riflessi del fuoco danzano il sabba sui nostri corpi: - Ero con lui, Johann, sono stato al suo fianco fino alla fine. Fu il Magister a ordinare di mettermi in salvo, a volere che lo abbandonassi al suo destino. E io l'ho fatto, senza pensarci due volte.
Rimaniamo in silenzio, di nuovo affondati nei ricordi, ma e' come se percepissi il fluire dei suoi pensieri.
Alla fine lo sento mormorare: - Qoe'let. L'Ecclesiaste.
Annuisco: - L'uomo della comunita', un uomo qualunque. Uno su cui il Magister faceva affidamento e che ci ha mandati al macello. Io non mi fido piu' di nessuno, Johann, tantomeno di scribacchini e dottori. Non ho niente contro i tuoi amici, ma non chiedermi di regger loro il moccolo.
- Se vuoi rimanerne fuori, rispettero' la tua decisione. Ma allora devo chiederti d'essermi ancora amico.
Getta lo sguardo verso il buio dell'altra stanza: - La mia famiglia. Se fossi costretto a lasciare la citta' in fretta non potrei portarli con me.
Non c'e' bisogno di altre parole: abbiamo ancora qualcosa che nessuno sbirro o sconfitta potra' toglierci.
- Non ti preoccupare. Vegliero' su di loro.
Johannes Denck e' l'unico amico rimasto.


Capitolo 9
Augusta, 25 agosto 1527

Tre colpi e una voce roca dietro la porta.
- Sono io, sono Denck, apri!
Salto giu' dalla branda e tolgo il paletto.
e' rosso di sudore e ha il fiato grosso per la corsa.
- Gli sbirri. Hanno preso Dachser, un'irruzione in casa sua, mentre dormivano tutti.
- Merda! - Comincio a vestirmi in fretta.
- Il quartiere e' pieno di guardie, entrano nelle case, sanno dove abitiamo.
E i tuoi?
- Da amici, e' un posto sicuro, devi venirci anche tu, qui e' troppo pericoloso, stanno cercando gente venuta da fuori citta'...
Raccolgo il bagaglio e assicuro la daga sotto il mantello.
- Quella non servira' a niente.
- O forse si', andiamo, fai strada.
Scendiamo le scale e usciamo nel vicolo, mi guida nel primo chiarore dell'alba per strade strette, dove si cominciano ad aprire le botteghe. Lo seguo senza riuscire a orientarmi, ci infiliamo in un quartiere miserabile, inciampo in un cane pulcioso, che allontano con un calcio, sempre dietro a Denck, col cuore in gola. Si ferma davanti a una porta piccolissima; due colpi e una parola mormorata. Ci aprono. Entriamo, dentro e' buio, non vedo niente, mi spinge verso una botola.
- Attento alle scale.
Scendiamo e ci troviamo in una cantina, un lume rischiara facce sconvolte, riconosco i volti di alcuni fratelli visti a casa di Langenmantel. Ci sono anche la moglie e i figli di Denck.
- Qui siete al sicuro. Bisogna avvertire gli altri, tornero' prima possibile.
Abbraccia la moglie, un fagotto mugolante in braccio, una carezza alla
<A HREF="Q_primaparte074">></A>