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vociare della strada. Siamo vivi e questo miracolo e' quello che ora ci basta, e' quello che vorremmo dirci, senza aggiungere altro.
Il liquore gli arrochisce la voce: - A giorni dovrebbe arrivare anche Hut. Si e' messo in testa che l'Apocalisse e' ormai prossima, se ne va in giro come un santo a battezzare la gente. e' un caso che non l'abbiano ancora preso. Erra per le campagne e si ferma a parlare con i contadini, a chiedergli come interpretano i passi della Bibbia che gli legge.
Ridacchio.
- Guarda che riscuote un grande successo.
- Hut! Un libraio fallito che diventa profeta!
Per un attimo ci sbellichiamo in due, ripensando al pavido Hans che abbiamo conosciuto bene.
- Mi e' giunta voce che Strch e Metzler stanno cercando di riunire un esercito raccogliendo i superstiti della guerra. Sono due pazzi. Non hanno nessuna speranza. Qui invece arrivano fratelli fin dall'anno scorso. Dalla Svizzera e dalle citta' vicine. C'e' un buon clima, almeno possiamo riunirci liberamente. e' gente in gamba, devi conoscerli, vengono dalle universita'. Questo sinodo che stiamo organizzando sara' un nuovo inizio. Tutto ricomincera' da qui, sono ancora molti quelli che vogliono professare liberamente la propria fede. Ma dovremo essere prudenti.
Forse si aspetta entusiasmo, ma questa volta ti deludero', fratello. Resto in silenzio e lo lascio continuare.
- C'e' Jacob Gross, da Zurigo, lo abbiamo eletto ministro del culto, e Sigmund Salminger e Jacob Dachser come suoi assistenti: sono augustesi, conoscono bene la gente di qui. Ci sono anche i seguaci di Zwingli, Leupold e Langenmantel. Col loro aiuto abbiamo istituito un fondo per i poveri...
Parla di eventi lontani, sta raccontando la saga di un popolo scomparso. Forse intuisce, si ferma, un sospiro.
- Non tutto e' perduto.
Annuisco appena: - Infatti siamo vivi.
- Lo sai cosa intendo. Abbiamo convocato qui tutti i fratelli.
Ancora lo stesso sorriso storto: - Vuoi ricominciare, Johann?
- Non voglio nuovi preti che mi dicano cosa devo credere e cosa devo leggere, che siano papisti o luterani. Siamo abbastanza per infiltrare le universita' e scalzare gli amici di Lutero e dei principi, perche' e' nelle universita', nelle citta', che si formano le menti e si diffondono le idee.
Lo fisso negli occhi, ci crede davvero?
- E pensi che vi lasceranno fare, che staranno a guardare mentre vi organizzate? Io li ho visti. Li ho visti caricare e massacrare gente inerme, ragazzini...
- Lo so, ma ad Augusta e' diverso, nelle citta' possiamo agire piu' liberamente, sono convinto che se Mntzer adesso fosse qui sarebbe d'accordo con me.
Il nome mi rimbalza nelle viscere e mi fa scattare: - Ma non c'e'. E questo, che ci piaccia o no, significa qualcosa.
- Fratello, nella sua grandezza, lui non era tutto.
- Ma le migliaia che lo seguivano si'. Anni fa lasciai Wittenberg perche' ero stufo di dispute teologiche e di dottori che mi spiegavano quello che leggevo, mentre fuori la Germania bruciava. Dopo tutto quello che e' successo, la penso ancora cosi'. Non saranno questi tuoi teologi a fermare la repressione.
Camminiamo zitti lungo il margine del cortile, forse nemmeno lui crede fino in fondo alla propria fiducia. Si ferma e mi passa la fiasca.
- Lascia almeno che ci provino.


Capitolo 8
Augusta, 20 agosto 1527

La casa del patrizio Hans Langenmantel e' grande, il salone ci contiene tutti. Una quarantina di persone, molte gia' battezzate da Hut, giunto in citta' proprio ieri. Quando mi ha abbracciato ripetendomi le parole del Magister, il tempo e' giunto, non ho saputo se ridergli in faccia o andarmene. Alla fine ho taciuto e basta, il nostro libraio non si e' accorto che il tempo ha deciso di continuare nell'iniquita' rinnovata. E come avrebbe potuto? Se la diede a gambe al primo colpo di cannone.
Denck mi fa strada presentandomi ai fratelli col nome di Thomas Puel. Ci sottraiamo al chiacchiericcio diffuso, in attesa di Hut.
- Ci sara' battaglia.
- Che vuoi dire?
- Hut e' stato a Nicolsburg e si e'
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