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spezzato a meta' da una colonna di luce che filtra attraverso le imposte accostate. Eloi offre liquore e attenzione silenziosa.
- Cosa sai della guerra dei contadini?
Scuote la testa: - Non molto. Quando andai in Germania nel '25 incontrai un fratello con cui ero in contatto epistolare da qualche tempo: Johannes Denck si chiamava, un animo libero e pronto a sfidare l'arroganza dei papisti quanto quella di Lutero. Ma come ti ho detto, allora ero giovane e poco accorto.
Il nome gela il sangue, fa affiorare ricordi, un volto, una famiglia.
- Conoscevo bene Denck. Ho lottato con lui al fianco di uomini che hanno creduto davvero di porre fine all'ingiustizia e all'empieta' sulla terra. Eravamo migliaia, eravamo un esercito. La speranza si infranse nella piana di Frankenhausen, il quindici di maggio del 1525. Allora abbandonai un uomo al suo destino, alle armi dei lanzichenecchi. Portai con me la sua sacca piena di lettere, di nomi e speranze. Oltre al sospetto di essere stati traditi, venduti alle schiere dei principi come un gregge al mercato -. e' ancora difficile pronunciare quel nome. - Quell'uomo era Thomas Mntzer.
Non lo vedo, ma percepisco lo stupore che lo assale, forse l'incredulita' di chi pensa di avere davanti uno spettro.
La sua voce e' quasi un bisbiglio: - Davvero hai combattuto con Thomas Mntzer...?
- Anch'io ero giovane allora, ma abbastanza sveglio per capire che Lutero aveva tradito la causa che ci aveva donato. Capimmo che noi avremmo dovuto proseguire la' dove quel monaco aveva ceduto le armi. La storia avrebbe potuto finire cosi', su quella piana coperta di cadaveri. E invece sono sopravvissuto.
- Denck mori' lassu'?
- No. Il suo compito era quello di recuperare rinforzi per lo scontro, ma non arrivo' mai in tempo.
Ricordare costa una fatica immane: - A Frankenhausen sono morto per la prima volta. Non e' stata l'ultima.
Sorseggio il liquore per sciogliere la memoria: - Per due anni, due infiniti anni, rimasi nascosto presso un pastore luterano che segretamente simpatizzava per la nostra causa, mentre fuori i soldati setacciavano regione per regione alla ricerca dei superstiti, dei reduci. Ero finito, avevo un nome nuovo, gli amici erano morti, il mondo era popolato di fantasmi e gente pronta a tradirti per una parola di troppo. Un giorno, quando ormai il tempo del lavoro e della solitudine sembrava avermi aggiogato, ci scovarono, non so come, ma risalirono fino a noi. Dovetti riprendere a fuggire.
Prendo fiato: - Ripensandoci ora, quella fuga improvvisa fu la mia fortuna, mi salvo' da una morte piu' lenta e atroce.
Forse non capisce, non mi segue fino in fondo, ma non osa interrompermi, e' realmente affascinato da quello che potrei dire nella prossima frase.
- Presi il nome di un uomo capitato per caso sul mio cammino. Girovagai a lungo in cerca di non so cosa, di un posto dove sparire. Alla fine dell'estate del '27 arrivai ad Augusta e rincontrai Denck.
- Il Sinodo dei Martiri...
Parla adagio e a voce bassa: sa rispettare una storia.
- Gia'. L'adunata dei superstiti. Stupidi e inutili superstiti.


Capitolo 6
Augusta, Baviera, fine luglio 1527

Lucas Niemanson. Mercante di broccati a Bamberga. Borsa gonfia, abiti pregiati di tessuti resistenti, consistente carico di merce e ammennicoli personali, su un carro piuttosto nuovo, tirato da due cavalli un po' logori ma ancora giovani. Riposo i muscoli indolenziti da miglia di sobbalzi, urti e imprecazioni sui sentieri sconnessi di queste lande, sulla branda decente di un ostello appena dentro la porta ovest della citta'. Prima di tutto dormire alcune ore per alleggerire le ossa; all'indomani pensare al carico, al carro, al piu' stanco dei quadrupedi. Dare un'occhiata in giro per le contrade di questo affollato borgo imperiale, dove le teste calde di ogni regione stanno affluendo per sfuggire alla nuova mattanza. Come Hans Hut, il profeta libraio, che deve aver fondato una comunita' a ogni stazione di cambio e dispensato visioni apocalittiche non appena saltava un
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