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racconti la mia storia. Perche'?
- Lui crede nei semplici, negli ultimi. Crede che Cristo possa risorgere in ognuno di noi, soprattutto in coloro che hanno conosciuto il fango della sconfitta.
- Io vedo soltanto un mare d'orrore dietro di me.
Sospira, come se capisse davvero: - I morti devono seppellire i morti affinche' i vivi possano rinascere a nuova vita.
La lezione del Salvatore.
- Ti ha detto lui anche questo?
- No. L'ho capito varcando la soglia su cui ti trovi adesso.

***

Non so come sia successo, naturalmente, senza che nessuno mi dicesse nulla, mi sono scoperto ad affilare i paletti per la recinzione dell'orto. Ho cominciato a rispondere ai saluti di tutti, e un giovane cardatore mi ha perfino chiesto un consiglio sul modo migliore di aggiustare il telaio.
Ammucchio i paletti acuminati in un angolo del giardino dietro la casa, la piccola accetta e' precisa e leggera, mi consente di lavorare seduto e senza troppa fatica. Per un attimo rivedo un giovane che spacca legna nell'aia del pastore Vogel, mille anni fa, ma e' un ricordo che scaccio subito.
La bambina bionda si avvicina con un sorriso sdentato: - Tu sei Lot?
Fa ancora fatica ad articolare le parole.
Mi fermo, per non rischiare di ferirla con le schegge: - Si'. E tu chi sei?
- Magda.
Mi porge un sasso colorato.
- L'ho dipinto per te.
Ci giocherello un po'. - Grazie Magda, sei molto gentile.
- Tu ce l'hai una bimba?
- No.
- E perche'?
Nessun bambino mi ha mai fatto domande.
- Non lo so.
Lei spunta all'improvviso, un sacchetto di semi in braccio.
- Magda, vieni, dobbiamo seminare l'orto.
Ancora quel bruciore antico. Le parole escono da sole: - e' tua figlia?
- Si'.
Kathleen sorride, a illuminare la giornata, prende per mano la piccola e guarda i paletti.
- Grazie per quello che stai facendo. Senza il recinto l'orto non vivrebbe un giorno.
- Grazie a voi per avermi accolto.
- Resterai con noi?
- Non lo so, non ho un posto dove andare.
La bambina prende il sacco dalle mani della madre e corre verso l'orto parlando da sola.
L'azzurro di Kathleen non da' pace al mio stomaco.
- Resta.


Capitolo 5
Anversa, 4 maggio 1538

Eloi sta trattando con due tipi vestiti di nero, l'aria seria e sbrigativa e' quella dei commercianti.
Aspetto seduto in disparte: sembra trovarsi a suo agio con quella gente. Mi chiedo se sanno come la pensa realmente.
Si salutano con grandi salamelecchi reciproci e finti sorrisi, quello di Eloi resta imbattuto. I due corvi escono senza degnarmi di uno sguardo.
- Sono i proprietari di una stamperia. Ho contrattato una cifra per poterne usufruire. Ho promesso loro che non avranno guai con la censura, dovremo essere prudenti.
Mi parla come se ormai fosse chiaro che sono dei loro.
- Immagino che il denaro te lo forniscano sempre le tue conoscenze...
- Dovunque c'e' gente in grado di capire quello che diciamo. Bisogna contattarla, reperire altri soldi per stampare e diffondere il nostro messaggio. La liberta' dello spirito non ha prezzo, ma questo mondo vuole imporne uno a ogni cosa. Dobbiamo tenere i piedi per terra: qui abbiamo tutto in comune, viviamo sereni e in semplicita', lavoriamo quel tanto che basta a sopravvivere e circuiamo i ricchi per farci finanziare. Ma la' fuori impera la guerra degli stati, dei mercanti, della Chiesa.
Alzo le spalle sconsolato: - e' questo che cerchi? Una persona che sappia muoversi in quel mondo di tagliagole? Uno che ne sia uscito vivo?
Il solito sorriso disarmante, ma con la sincerita' che non ha riservato ai mercanti: - Ci vuole qualcuno in gamba, che sia capace di fingere e sussurrare le parole giuste alle giuste orecchie. Ci guardiamo.
- La storia e' lunga e impervia, la memoria a volte viene meno.
Eloi e' serio: - Non ho fretta e dai travagli si esce rafforzati.
e' come se ci fossimo intesi da sempre, come se mi stesse aspettando, come se...
- So che hai incontrato Balthasar. e' stato lui a farti cambiare idea?
- No. e' stata una bambina.

***

Lo scrittoio e' in penombra,
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