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faccia.
- e' una qualita', non credi?
- Come fa un copritetti a essere tanto informato e a parlare cosi' forbito?
Alza le spalle: - Basta frequentare le persone giuste.
- Vale a dire i mercanti del porto.
- Insieme alle merci circolano le notizie. Riguardo al saper parlare, le amicizie a cui devo la padronanza della lingua non mi hanno lasciato l'opportunita' di imparare il latino, e la cosa mi dispiace parecchio.
- Omnia sunt communia. Questa la conoscevi.
Ha un attimo di esitazione, che maschera nel solito mezzo sorriso di chi e' a parte di qualche trucco o di un segreto antico.
- Era il motto dei ribelli del '25. In quell'anno sono andato a Wittenberg per incontrare Lutero e sottoporgli le mie idee, la Germania era nel caos. Io ero troppo giovane e pieno di belle speranze per un monaco che si ingrassava alla mangiatoia dei principi -. Una smorfia. Poi, incerto se chiedermelo: - Eri con i contadini?
Mi alzo, gia' troppo stanco per continuare, ho bisogno di stendermi sul letto, le costole mi fanno male. Lo guardo e mi chiedo perche' ho dovuto incontrare quest'uomo, senza essere abbastanza lucido per darmi una risposta,
- Perche' dovrei raccontarti la mia storia? E lascia perdere l'offerta che hai fatto. Non ho nessun posto dove andare, non saprei cosa farmene dei tuoi soldi. Voglio solo crepare in santa pace.
Insiste: - E io sono curioso. Dammi almeno un inizio: quando e' cominciato tutto, dove.
Il pozzo e' profondo: un tonfo sordo nell'acqua nera.
Le parole: - L'ho dimenticato. L'inizio e' sempre una fine: e' l'ennesima Gerusalemme popolata ancora di fantasmi e profeti allucinati.
Per un istante il suo sguardo si riempie d'orrore, ma non deve essere nulla paragonato al mio, davanti a quegli spettri.
- Cristo Santo, eri a Mnster...?
Mi trascino stanco verso la porta, la voce e' roca e impastata: - In questa vita ho imparato una cosa sola: che l'inferno e il paradiso non esistono. Ce li portiamo dentro dovunque andiamo.
Mi lascio le sue domande alle spalle, barcollando nel corridoio per raggiungere la stanza.


Capitolo 4
Anversa, 30 aprile 1538

Qualcosa brucia ancora dentro. La ragazza lava i panni nel cortile, un corpo giovane e bianco che si lascia intravedere sotto il vestito succinto.
Non e' la primavera, non piu', aprile mi costringe soltanto a grattare le cicatrici: la carta geografica delle battaglie perse.
e' Kathleen. Non e' moglie di nessuno, cosi' come tutti i figli Sembrano non avere una sola madre o un solo padre, ma molti genitori. Non c'e' reverenza o timore verso gli adulti, che si lasciano prendere in giro e sorridono agli scherzi infantili. Donne col tempo di giocare, pance gravide, uomini che non alzano le mani, bambini sulle ginocchia. Eloi ha costruito l'Eden e lo sa.
Tredici anni fa ha affrontato Filippo Melantone alla presenza di Lutero. Lo Smilzo e il Ciccione l'hanno preso per pazzo e hanno scritto alle autorita' papiste di Anversa affinche' lo arrestassero. Pochi mesi dopo fra' Porco all'ingrasso avrebbe incitato al nostro massacro, i diavoli incarnati che avevano osato sfidare i loro signori. Io ed Eloi abbiamo avuto gli stessi avversari e ci incontriamo solo ora. Ora che e' finito tutto.
Kathleen strizza il bucato: ancora quel bruciore, in fondo allo stomaco. Ho dimenticato. La guerra ha cancellato tutto, la gloria di Dio, la follia, la mattanza: ho dimenticato. Eppure e' ancora tutto li' e non puo' essere cancellato, nebuloso e presente, in agguato dietro ogni anfratto della mente.
Alza il viso e mi vede: un sorriso.
e' un posto in cui ci si potrebbe fermare, lontano dai guai, dall'ala nera dello Sbirro che mi insegue da sempre.
Sei bella. Sei viva. Sei una vita scivolata nel fango che non ne vuole sapere di smettere e mi regala ancora una giornata di sole come questa e il bruciore giu' in fondo.
- Gerrit Boekbinder.
Trasalisco e mi giro di scatto, il braccio contratto per sferrare il colpo.
Un uomo basso e corpulento, barba spruzzata di grigio e sguardo fermo.
Mi parla serio: - Il
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