<A HREF="Q_primaparte061"><</A>
rimpallano urla incomprensibili. Sollevo la testa: siamo incastrati contro un palazzo, la strada e' bloccata da una barricata dalla quale piovono insulti. Qualcuno dalle finestre lancia vasi e pentole sugli spagnoli. Uno di loro e' a terra tramortito. L'altro che mi trascinava e' in piedi di spalle, la picca spianata. Provo ad alzarmi, ma le gambe non reggono, gira tutto. e' buio. Cristo...

***

La testa sprofonda su una superficie morbida, devo essere legato, no, muovo una mano, le gambe non rispondono, un piede, e' come se gli arti pesassero quintali.
Scioglietemi. Le parole restano in testa, dalla bocca esce saliva e qualcosa di solido: un dente spezzato.
Apro un occhio e qualcosa cola sullo zigomo. Un tampone mi pulisce la faccia.
- Credevo che non ce l'avresti fatta. Ma la tua collezione di cicatrici dice che sei un buon incassatore.
Una voce placida, con l'accento di qui, un'ombra sfocata contro una grande finestra.
Sputo grumi di sangue rappreso e saliva.
- Merda...
L'ombra si avvicina: - Gia'.
- Come ci sono arrivato?
La mia voce suona cavernosa e stupida.
- A braccia. Ti hanno portato questa mattina. Pare che ogni nemico degli spagnoli sia amico della gente di Anversa. e' per questo che sei vivo. E che sei qui.
- Qui dove?
Ho un conato di nausea, ma lo trattengo.
- Dove ne' gli spagnoli ne' gli sbirri vengono mai.
Riesco a tirarmi su a sedere. - E perche'? - La testa cade sul petto, la risollevo a fatica.
- Perche' qui ci vive la gente con i soldi. Anzi, diciamo pure che qui ci vive chi i soldi li fabbrica. E sono quelli che fanno la differenza, credimi.
Mi porge una caraffa d'acqua e spinge un catino contro i miei piedi. La rovescio sulla testa, ingurgito, sputo, la lingua e' gonfia e tagliata in piu' punti.
Riesco a vederlo. e' magro, sui quarant'anni, tempie grigie e occhi svegli.
Mi allunga uno straccio con cui mi asciugo la faccia.
- e' casa tua questa?
- Mia e di chiunque si trovi nei guai, - indica fuori dalla finestra. - Ero in cima a un tetto e ho visto tutto. Per una volta gli imperiali se lo sono preso nel culo.
Mi stringe la mano: - Sono Lodewijck Pruystinck, copritetti, ma i fratelli mi chiamano Eloi. E tu?
- Ci sono finito per caso in mezzo a quel bordello e puoi chiamarmi come ti pare.
- Chi non ha un nome deve averne avuti almeno cento, - un sorriso strano, - ...e una storia che vale la pena di essere ascoltata.
- Chi ti dice che abbia voglia di raccontarla a qualcuno?
Ride e annuisce: - Se tutto quello che hai sono gli stracci che porti, potresti accettare i miei soldi in cambio di una buona storia.
- Vuoi buttare via il tuo denaro.
- Oh no, al contrario. Vorrei investirlo.
Non lo seguo piu'. Con chi diavolo sto parlando?
- Devi essere proprio uno stronzo ricco.
- Per ora sono quello che ti ha medicato le ferite e che ti tiene fuori dalla merda.
Restiamo in silenzio, mentre faccio l'appello di tutti i muscoli del corpo.
La sera sta scendendo sui tetti, sono rimasto svenuto tutto il giorno.
- Dovevo salire sulla nave.
- Si', Philipp mi ha detto.
Mi ero dimenticato dello zoppo.
- E sparire per sempre. Queste terre non sono un posto sicuro. I ricchi soprattutto hanno una memoria di ferro per chi gli ha fottuto figlie e gioielli. E in nome di Dio poi...
Resto immobile, fulminato, troppo spossato per raccogliere le idee e capire cosa dire o fare.
I suoi occhi restano fermi su di me.
- Oggi Eloi Pruystinck ha salvato il culo a un Armato della Spada. Le vie del Signore sono davvero infinite!
Muto. Cerco di leggere una minaccia nel tono della voce, ma c'e' solo ironia. Indica l'avambraccio, dove fino a questa mattina la fasciatura nascondeva il marchio.
La carne bruciata e' sporca, il segno quasi indistinto.
- L'occhio e la spada. Ho conosciuto un tale che si e' tagliato il braccio per scampare al patibolo. Dicono che Batenburg mangiasse il cuore delle sue vittime. e' vero?
Ancora zitto, scrutando quel volto per capire dove vuole arrivare.
- La fantasia della gente non ha limiti, -
<A HREF="Q_primaparte063">></A>