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ricordi e' accidentato e pericoloso: sempre pronto a tradirti. Le regge dei banchieri di Augusta, le vie luminose di Strasburgo, le mura inespugnabili di Mnster... tutto torna alla mente confuso, sparso. Non ero nemmeno io, erano altri, con nomi diversi e un altro fuoco nelle vene. Il fuoco che e' bruciato fino in fondo.
Una candela spenta.
Troppa devastazione alle spalle, in questa terra che vorrei il mare seppellisse una volta per tutte.
L'Inghilterra. Gran tipo quell'Enrico VIII. Scioglie gli ordini monastici e incamera tutti i beni dei conventi. Mangia e scopa dalla mattina alla sera e intanto si proclama capo della Chiesa d'Inghilterra...
Un paese senza papisti e senza luterani. Ma si', e poi forse il Nuovo Mondo. Alla fine non importa dove, ma via da qui, da un'altra sconfitta, dal regno perduto di Batenburg.
Dall'orrore.
L'immagine della testa di Jan Batenburg che rotola mi assale di notte impedendomi di dormire e forse nemmeno la distanza potra' allontanarne lo spettro.
Ho visto cose che forse soltanto io posso ancora raccontare. Ma non voglio. Voglio allontanarle per sempre e sparire in un buco nascosto, diventare invisibile, crepare in santa pace, se mai mi sara' concesso un istante di pace.
Ho mille anni di guerra nel sacco, un pugnale, una camicia e i soldi che serviranno a levare quell'ancora. e' quanto dovra' bastare.

***

Poco prima dell'alba. e' tempo di andare. Giu' in strada non c'e' un'anima, un cane mi lancia un'occhiata dubbiosa mentre spolpa degli avanzi. Percorro le vie deserte orientandomi grazie ai pennoni che svettano sui tetti delle case. Nel quartiere portuale incrocio un paio di ubriachi gonfi di birra. I loro rutti risuonano da lontano. Il St George deve essere la quinta nave.
Un trambusto improvviso da un vicolo sulla destra. Con la coda dell'occhio vedo cinque tipi stretti intorno a un sesto, intenti a massacrarlo di botte. Non mi riguarda, affretto il passo, le urla del poveraccio vengono soffocate dai conati di vomito e dai cazzotti allo stomaco. Riconosco gli elmetti a uovo. Una ronda di spagnoli. Supero il vicolo e intravedo gli alberi del St George. Dalla passerella di una delle navi ormeggiate scende di corsa una mezza dozzina di uomini, arpioni e fiocine in mano, mi vengono incontro. Calma. Passano oltre e si infilano nel vicolo, urla spagnole, tonfi. Merda santa. Corro verso la mia nave, e' li', ci sono quasi, uno sgambetto da dietro, cado e mi scortico la faccia sull'acciottolato.
- Rottinculo, pensavi di riuscirci, eh?
Accento inconfondibile. Altre uova di ferro, spuntati da chissa' dove.
- Maccheccazzo...
Un calcio nelle costole mi spezza il fiato in gola.
Mi aggomitolo come un gatto, altri calci, la testa, proteggere la testa con le mani.
Nel vicolo si danno battaglia.
Sbircio tra le dita e vedo gli spagnoli estrarre le pistole. Forse ci sara' un colpo anche per me. No, si dirigono verso il vicolo. Spari. Passi di corsa che si allontanano,
Quello che mi ha preso a calci mi punta la spada alla gola.
- Alzati, miserabile.
Deve essere l'unico che sa qualche parola di fiammingo.
Mi metto in piedi e prendo fiato: - Io non c'entro... - tossisco, - ...devo salire sulla nave inglese.
Ride: - No, devi ringraziare Dio che non ti posso ammazzare come un cane: il mio capitano ha ordinato di lisciarvi soltanto il pelo.
Lo stivale mi colpisce in mezzo alle gambe. Mi accascio e per poco non svengo. Tutto gira intorno, i pennoni, le case, i baffi ridicoli del bastardo. Poi delle braccia nervose mi sollevano di peso e mi trascinano via.
Il percorso e' confuso, botte e insulti si sprecano. I sensi sono ormai attutiti, le membra non rispondono piu'. Sento la strada strisciarmi sotto i piedi, mi trascinano in due.
Urla dalle finestre, oggetti che cadono, ci muoviamo piu' in fretta.
Quello alla mia destra viene spintonato, cadiamo. La faccia in una pozza. Lasciatemi qui. Le urla aumentano, c'e' gente in fondo alla strada, un carro messo di traverso per sbarrare il passo: forconi. Gli spagnoli si
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