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ha estirpato il marchio brucia, brucia. e' cosi' la fine?
- Uh, checcazzo, uhe' straccione, cazzo, fai paura, esci da qua.
Non rispondo. Non mi muovo. Apro gli occhi.
- Oooh! Porca puttana, sembra morto questo... Vaffanculo, mi tocca sotterrarlo 'sto poveraccio... Cristo.
Un ragazzone alto con la faccia imberbe di bambino, braccia potenti, un po' voltato per non guardarmi. Fermo.
- Sto morendo. Non farmi morire qui.
Sobbalza: - Porca... Checcazzo dici? Cosa? Non sei morto, allora, ma fai paura lo stesso, amico, paura.
- Non farmi morire qui.
- Sei pazzo, non ti posso caricare. Il padrone mi rompe il culo a scudisciate, ho quindici anni io, checcazzo, come faccio adesso...
Mi fissa.
- Aaron! Che cazzo fai, dormi!? Datti una mossa si' per favore o come cazzo te lo devo dire si' nel latinorum dei preti rottinculo si' forse e' quella la lingua che ti piace. Aaaaron!
Nel terrore dei miei occhi specchia il suo, esita un istante, balbetta sconnesso, si' si' padrone... Certo un istante solo, padrone.... mi copre con dell'altra paglia asciutta, eccomi, un attimo e il carico e' completo, mi carica Aaron, e' a posto, lega la cesta salda insieme alle altre.
- Muoviti allora! Che devo ancora mangiare, cacare e riposare, testone, che all'alba saremo gia' in piedi da un pezzo, in marcia per Anversa, a farci rompere i coglioni dalle teste d'uovo e dagli scaricatori di porto. Muoviti Aaron!


Capitolo 2
Anversa, 20 aprile 1538

- Qui ad Anversa si sta bene, ti lasciano vivere, qui comandano le gilde e chi fa la grana, altro che quei figaioli pettinati degli hidalgos e degli ufficiali dell'Impero, i mercanti fiamminghi si' che sanno qual e' il prezzo delle cose, potrebbero stimarti in fiorini anche il Catai, o anche il mondo intero, sanno farli i conti quelli, hanno certe teste, mica come quei cazzofacenti degli spagnoli, che sanno soltanto inventare nuove tasse e mettere incinta ogni figa a portata d'uccello.
Ci siamo incontrati per caso, al bordo di una strada, fuori da un'osteria.
Si chiama Philipp.
Ridotto peggio di me: la gamba se l'e' giocata, dice, quando e' stato reclutato per la guerra dagli spagnoli, che odia piu' del demonio. Philipp e' un soliloquio interrotto da violente scariche di tosse e scatarrate macchiate di sangue. Percorriamo il molo, sospinti dal traffico dei marinai e degli scaricatori, un crocevia di idiomi e accenti diversi. Incrociamo un drappello di spagnoli, elmetti lucidi e ovali che gli valgono il soprannome di uova di ferro. Philipp bestemmia e sputa. - L'altra sera una puttana ha accoltellato uno di loro e se la sono legata al dito. I gran figli di buona donna faranno la voce grossa per qualche giorno e poi torneranno a farsi impestare dalle nostre figliole. E ben gli sta! Che la rogna se li portasse tutti quanti!
Bastimenti carichi di ogni ben di Dio, rotoli di stoffe, sacchi di spezie, granaglie.
Un ragazzino ci corre incontro, lo zoppo lo afferra per la collottola e gli mormora qualcosa. Quello annuisce, si libera dalla presa e corre nella direzione opposta.
- Sei fortunato, l'inglese sta alla mescita di birra.
Un banchetto all'aperto, fitto di marinai, capitani di vascello in trattative accese, qualche armatore locale, riconoscibile per la palandrana nera, priva di ninnoli e di taglio elegante. Lo zoppo dice di aspettarlo, si avvicina a un tipo grosso che ci da' le spalle e mi indica, fa cenno di raggiungerli.
- Questo e' il signor Price, nostromo del St George.
Un lieve inchino reciproco.
- Philipp dice che vuoi un passaggio per l'Inghilterra.
- Posso pagare lavorando a bordo.
- Sono due giorni di nave fino a Plymouth.
- Non era Londra?
- Il St George va a Plymouth.
Non c'e' ne' il tempo ne' un motivo per pensarci: - D'accordo.
- Dovrai darti da fare in cambusa. Fatti trovare all'imbarco domattina alle cinque.

***

La branda malconcia di un ostello indicatomi da Philipp, in attesa che passino le ore.
Piazze, vie, ponti, palazzi, mercati. Genti, dialetti e confessioni diverse. Il percorso dei 
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