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aver saputo agire quanto piu' prontamente possibile per adempiere alla direttiva.
Piu' di quanto la S.V. non abbia intuito e previsto, non era dato intuire ne' prevedere. Oscure e tortuose sono le vie del Signore e solo alla Sua Volonta' dobbiamo rimetterci. Non spetta a noi mortali giudicare l'operato dell'Altissimo: il nostro umile compito, come la Signoria Vostra non manca occasione di ricordarmi, puo' essere soltanto quello di difendere un barlume di fede e cristianita' in un mondo che sembra andare perdendola di giorno in giorno. Per questo facciamo tutto cio' che facciamo, non curandoci di leggi umane o patimenti di cuore.
Ebbene, sono certo che saprete indirizzarmi ancora una volta, nelle traversie e nelle insidie che questo tempo sembra riservare ai cristiani e che fanno tremare le vene. Il Signore ha voluto concedere a questo peccatore la valida guida della Signoria Vostra e ha concesso che questi occhi e questa mano potessero servire la Sua causa. Cio' mi fa star saldo nell'affrontare le sfide future, in impaziente attesa di una Vostra nuova parola.
Baciando le mani di Vostra Signoria e raccomandandomi continuamente alla Sua grazia.
Di Wittenberg il giorno 28 maggio 1525
Il fedele osservatore di Vostra Signoria
Q.


Lettera inviata a Roma dalla citta' imperiale di Augusta, indirizzata a Gianpietro Carafa, datata 22 giugno 1526.

Al munificentissimo e onorandissimo signore Giovanni Pietro Carafa, in Roma.
L'illustrissima Eccellenza Vostra ha voluto onorare di un complimento immeritato e di una grazia troppo grande chi aspira semplicemente e umilmente a servire Dio per Vostra mercede. Ma per non volere mancare agli ordini di Vostra Signoria e abbandonandomi del tutto alla Vostra saggezza, non appena ho ricevuto l'ultima missiva, ho intrapreso la strada di questo grande borgo imperiale per adempiere alla consegna del mio signore.
A proposito di quest'ultima tengo a informare della liberalita' con cui il giovane Fugger mi ha accolto in ordine alla Vostra raccomandazione. Egli e' un uomo devoto e accorto, del saggio zio ha tutta la prudenza e l'abilita' calcolatoria, unite al coraggio e all'intraprendenza che la giovane eta' gli concede. La scomparsa del vecchio Jacob Fugger, ormai due anni orsono, non ha nuociuto alle attivita' e agli sconfinati interessi della piu' ricca e influente famiglia d'Europa: lo zelo con cui il nipote cura gli affari che furono dello zio e' secondo soltanto alla sua cristianissima devozione e fedelta' alla Santa Sede. Salta agli occhi la semplicita' e astinenza sincera in un giovane uomo quale Anton Fugger, quando la si paragoni alla vastita' del suo credito in oro presso tutte le corti d'Europa.
Riguardo alla ripresa della guerra e alla nuova alleanza contratta dalla Santa Sede con la Francia, egli, foraggiatore dell'Imperatore, si e' dato pena, sperando forse in una mia intercessione presso la S.V., di ribadire la sua neutralita'; la stessa neutralita', mi sia consentito aggiungere, che puo' emanare soltanto l'oro zecchino. L'impressione mia e' che poco importi a questo pio banchiere chi contragga credito presso i suoi forzieri, sia esso imperiale o francese, cattolico o luterano, cristiano o musulmano; essenziali sono per lui il quanto e in quale forma. Che questa guerra venga vinta dagli uni o dagli altri, ai suoi occhi non fa grande differenza, ma a ben vedere la condizione ideale per questo giovane finanziatore non e' altra che quella di stallo, ovvero di una guerra perenne che non veda mai vincitori ne' vinti e tenga legati ai cordoni della sua borsa le teste coronate di tutto il mondo.
Ma non per dare giudizi sui banchieri sono stato inviato ad Augusta. Rispetto dunque al credito che la S.V. ha voluto aprire a mio nome, Fugger si e' detto onorato di poter contare tra i suoi clienti una persona che tiene in tanta stima e che si duole di non poter incontrare direttamente, quale Vostra Signoria. Egli ha ritenuto necessario fornirmi d'un simbolo, che consenta ai suoi legati di riconoscermi in ogni
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