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giorno da poco quando cominciamo a prepararci per andare incontro ai principi. Dalle borracce la grappa fa il giro delle gole e cerca di sciacquarle dall'ansia e dalla paura. e' giorno da poco, e nella luce incerta e pallida, sotto la nebbia fredda che s'alza piano, lentamente, come di fronte a un sipario, distinguiamo una frangia nera sull'orlo delle colline a settentrione. Nessuno ha dato l'allarme, ma loro sono gia' qui. Magister Thomas sprona il cavallo, di corsa, da una parte all'altra dell'accampamento, a ravvivare il fuoco della fede e della speranza. Qualcuno urla, alza i forconi, le zappe mutate in alabarde, spara in aria e vomita parole di scherno e di sfida. Qualcuno si inginocchia e prega. Qualcuno resta immobile, come colpito dallo sguardo del basilisco.
Un tratto di carbone intenso si stende lungo la collina a ovest, traccia i contorni sinistri dell'aurora screziata di tenui bagliori. L'esercito di Giorgio di Sassonia si dispone in attesa sulla cresta occidentale. Sagome nere allungate si protendono verso la piana: i cannoni.

Saetta dal nulla di polvere acre e sangue, la belva bardata piomba su un manipolo di sventurati, resi immobili dal terrore, accucciati in preghiera, o rigidi cadaveri in attesa della sentenza fatale. Picca spianata ad altezza di torace, zoccoli e zampe scartano da un corto fosso, trafigge un inerme in ginocchio da parte a parte, travolge un ammasso deforme di arti, ossa, pelle e tela di sacco. Sguaina un'elsa dalla lunga lama sottile, scalcia tra i corpi scuotendo l'armatura, l'abbatte su un cristo che gli si para a destra implorando pieta'. Incurva il collo pesante, sbuffa, piega quasi a cadere, recide netto il braccio sinistro, rilancia la corsa verso nuove prede, sale il grido di feroce esultanza.

La polvere scende. Uno squarcio di giorno sul massacro. Solo corpi e grida mutilate. Non un ruggito. Poi li vedo: le schiere si aprono, ferro, picche, stendardi al vento, e la foga trattenuta degli animali che scalpitano. Il galoppo scende dal fianco della collina, fragore di zoccoli e corazze; neri, pesanti e inesorabili come la morte. L'orizzonte ci corre incontro cancellando la piana.

Non e' l'urto dell'acciaio a travolgermi, e' la presa di Sansone, che solleva il Magister in alto, verso le nuvole e mi trascina per un braccio.
- Alzati, presto!
Elias, un guerriero antico, la faccia nera di terra e sudore, quasi un sogno. Elias, la forza, a indicarmi la direzione, a urlarmi di correre con lui lontano dalla morte.
- Fammi strada ragazzo, ho bisogno di te!
Magister Thomas sulle spalle, e io che ritrovo le gambe.
- Prendi quelle!
Le sacche del Magister, le stringo forte e corro avanti, spingendo i corpi, a capofitto verso l'uscita dell'inferno.
Correre. Fino alla citta'. Nient'altro. Non un pensiero. Non una parola. La speranza di quell'uomo e' infranta, apro la via della sua salvezza.
Quasi alla cieca.



L'occhio di Carafa (1525-1529)

Lettera inviata a Roma dalla citta' sassone di Wittenberg, indirizzata a Gianpietro Carafa, datata 28 maggio 1525.

All'illustrissimo e reverendissimo signore Giovanni Pietro Carafa, in Roma.
Signore mio onorandissimo, e' con grande soddisfazione che scrivo per dare la lieta notizia: gli ordini di Vostra Signoria sono stati eseguiti il piu' rapidamente possibile e hanno ottenuto il risultato sperato.
Avrete forse gia' avuto nuove dalla terra di Germania e saprete che l'esercito dei contadini insorti e' stato sconfitto. Mentre vergo queste righe i mercenari dei principi si accingono a debellare gli ultimi fuochi della piu' grande rivolta che queste lande abbiano mai conosciuto.
La citta' ribelle piu' fortificata, che e' stata l'epicentro dell'incendio, Mhlhausen, si e' arresa gia' da alcuni giorni all'esercito dei principi e la testa del suo capopopolo Heinrich Pfeiffer e' caduta ieri sulla piazza di Grmar, insieme a quella di Thomas Mntzer. Le voci riportano che nelle sue ultime ore il predicatore, sottoposto alla tortura, abbia taciuto senza un lamento in 
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