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furono cacciati indietro. Non diversamente oggi, la schiera degli eletti si assottiglia, per la defezione dei cittadini di Mhlhausen. Io dico che questo e' bene: perche' nessuno potra' dimenticare quel che il Signore ha fatto per il suo popolo e, se fosse necessario, sarei pronto a muovere da solo contro i mercenari dei principi. Nulla e' impossibile a coloro che hanno fede. Ma a colui che non ha, sara' tolto anche quello che ha. Per questo ascoltate, gente di Mhlhausen: il Signore ha scelto i suoi, gli eletti; chi non ha il cuore gonfio del coraggio della fede, non ostacoli i progetti di Dio: se ne vada, ora, verso il suo destino di cane. Via! Torni alla bottega, torni al suo letto. Vada via, scompaia per sempre.
La gente comincia a urlare e a gridare, a spingersi e a ondeggiare e si accendono risse un po' dappertutto tra coloro che si ritengono degni e quelli che vogliono restare a casa e danno del pazzo a Magister Thomas, urlando a gran voce.
Alla fine, rimangono proprio in trecento, per lo piu' gente di fuori, vagabondi giunti in citta' per far razzia nelle chiese, poveracci e gente di San Nicola, che non abbandonerebbero Thomas Mntzer nemmeno se il sole si facesse nero. Il Magister, che non ha piu' aperto bocca, fa per rivolgersi al suo piccolo esercito, quando quello si divide in due, per lasciar passare alcuni miliziani che trascinano tre cannoni.
- E questi da dove saltano fuori? - chiede Elias con voce sprezzante.
- Non ci servono, - taglia corto la guardia. - Potete prenderli. Heinrich Pfeiffer dice che il Signore puo' averne bisogno.

Meno di due ore dopo la colonna dei prescelti esce dalla citta' in silenzio, dalla porta nord. Due carri carichi di vettovaglie, i cannoni, trainati da muli, a chiudere la fila. Un baco fora il bozzolo che da tempo lo proteggeva e comincia lentamente a strisciare verso nuova vita, la nuova eta', incognita e rapace, che l'attesa di farfalla dona la forza di superare.
Nero, lunga criniera dai riflessi argentati sopra due tizzoni e le froge dilatate, schiuma dal morso e scalpita l'animale che conduce la spada di Gedeone in battaglia. Dalla sella pendono le sacche gonfie delle missive degli insorti, che il Magister ha raccolto in mesi e mesi di furibondo errare: non le abbandona mai, contengono nomi, luoghi, notizie che farebbero la gioia di ogni sgherro dei principi.
Mi volto, dietro i cannoni trascinati dai muli, una coltre di polvere rende opaca Mhlhausen. Incerte le mura, le torri sbiadiscono come una stampa sciolta dall'acqua, come la mia anima greve d'angoscia che mai avevo provato. Piu' nulla dietro, rivolgo lo sguardo di fronte, di nuovo il Magister, fiero, trattiene il cavallo, fissa l'orizzonte, la resa dei conti, il castigo degli empi.
Mi infonde forza, il tempo e' giunto, si deve andare.


Capitolo 28
Eltersdorf, febbraio 1527

Proprio cosi'. Fu in quel modo che lasciammo Mhlhausen. I ricordi di quegli ultimi giorni sono nitidi come il profilo delle colline in questa giornata tersa. Ogni parola di Magister Thomas, ogni frase di Ottilie escono dalla mia memoria come le note di un orologio musicale olandese, il peso del passato trascina le funi e fa girare il meccanismo. Il rumore delle mote dei tre cannoni lungo la strada, il saluto delle donne sui campi, la felicita' eccitata di Jacob e Mathias, che paiono passeri intorno a un carro di grano, l'incontro con i fratelli di Frankenhausen, la prima notte passata nella piana, poco fuori dalle mura, in attesa di muovere contro le armate del langravio d'Assia, venute a far giustizia dell'ennesima citta' insorta.
Proprio cosi'. Elias furibondo ripete che siamo soltanto ottomila, lui che a colpo d'occhio sa valutare la consistenza delle folle. L'eco dei suoi insulti ai minatori di Mansfeld che non sono arrivati, trattenuti dalla promessa di un aumento della paga giornaliera. La notizia che Fulda e' stata espugnata da dieci giorni e cosi' Eisenach, Salza e Sonderhausen. Tagliati fuori, isolati. Il langravio Filippo si e' mosso in fretta e ci 
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