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gravami e possa procurarsi il suo pezzo di pane senza essere costretta a mendicare. E che non venga a essere angariata da nessuna autorita', che non debba pagare il censo, il canone, le rendite, il laudemio, il mortuario, le decime, finche' non si arrivi a una riforma generale basata sul Sacro Vangelo, la quale stabilisca cio' che e' ingiusto e deve essere abolito e cio' che e' giusto e deve rimanere.
Mi sia ora concesso di parlare apertamente a coloro che hanno sollevato la speranza e il cuore della povera gente. Gli eventi che si susseguono in queste terre bagnate dal fiume Tauber, ci indicano i due precetti da seguire affinche' la causa di Dio non vada perduta e tutto cio' che e' stato fatto non abbia a svanire.
Primamente e' necessario che le schiere si ingrossino giorno dopo giorno, che come onda di mare in tempesta continuino a crescere fino a quando non raggiungano le risorse e il numero sufficiente a non temere la spada dei principi.
Altrettanto importante e' tenere da conto come le diverse richieste che scavano il solco tra citta' e campagna trovino in fondo alla loro strada il medesimo avversario: gli intollerabili privilegi della grande nobilta' e del clero corrotto. Non possiamo permettere che tali differenze ci pongano sui fronti opposti, a tutto vantaggio del comune nemico. Inoltre, siccome risponde al vero che le citta' come questa non possono mantenersi senza introiti di tasse, e' indispensabile trovare accordi a tale riguardo tra i consigli, le giunte e le comunita' contadine su cio' che sarebbe bene intraprendere per sostenere le citta'. Non si vogliono infatti abolire completamente tutti i gravami, bensi' arrivare a un giusto accordo, dopo aver sentito il parere di persone dotte, timorate e amanti di Dio che si esprimeranno sulla questione. A tale scopo i beni ecclesiastici, senza alcuna esclusione, saranno presi in custodia alfine di utilizzarli come si conviene a vantaggio della comunita' contadina e delle schiere illuminate. Saranno nominate persone che amministrino tali beni, li conservino e permettano che alla povera gente ne venga distribuita una parte. Inoltre cio' che verra' intrapreso, ordinato e deciso per il bene e per la pace, lo dovra' essere sia per l'abitante del borgo sia per quello della campagna e da ambedue essere rispettato, affinche' tutti rimangano uniti, contro le falangi dell'Iniquita'.
Con l'auspicio che queste parole sollevino dentro di Voi luminose visioni, nella speranza di incontrarci presto nel giorno del trionfo del Signore, il saluto fraterno di chi combatte sotto il vostro medesimo vessillo e l'invocazione della grazia di Dio,

il comandante delle schiere contadine di Franconia,
Florian Geyer
Di Rothenburg sul Tauber, nel quarto giorno dell'Aprile 1525

Geyer, la leggenda della Foresta Nera. La Schwarztruppe, da lui formata uomo per uomo, aveva seminato il panico tra le fila della Lega Sveva: imprendibili, audaci e fulminei, erano in brevissimo tempo diventati l'esempio per le schiere contadine.
Florian Geyer. Nobile di basso rango, membro della cadetteria tedesca, fin dal '21 era entrato in rotta con lo strapotere dei principi, aveva abbandonato il proprio castello, dedicandosi al brigantaggio e alle scorrerie dentro e fuori dalla Selva, che conosceva palmo a palmo. Dotato di sorprendente intuizione e coraggio impareggiabile, gia' prima di abbracciare la causa degli umili, sceglieva gli uomini per il suo manipolo di banditi a uno a uno: niente ubriaconi, niente inutili tagliagole, niente stupratori di merda, solo gente decisa, sveglia e interessata al bottino per necessita' o per l'ambizione di imprese degne della sua approvazione.
Ricordo, nei giorni dell'euforia di Mhlhausen quale fosse il desiderio che avevo di incontrarlo, di poter vedere da vicino l'uomo il cui nome soltanto terrorizzava la grande nobilta' di Franconia.
Diede l'assalto a decine di castelli e conventi, confiscava beni, armi e viveri e li distribuiva ai contadini e alla povera gente. Compariva all'improvviso nei
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