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mi ha abbandonato fino a sera. Quella immensa forza, quella voce, e' ancora con me.

***

Il giorno 16 di marzo la cittadinanza fu radunata presso la chiesa di Nostra Signora per eleggere il nuovo Consiglio. Da quel momento la citta' fu nostra.
Il compito che mi venne affidato, insieme a Elias, fu quello di organizzare la milizia cittadina. Nel caso di un attacco, i principi non ci avrebbero trovati impreparati. Elias insegnava ai popolani come schierarsi in falange, puntare le picche, affrontare un uomo corpo a corpo. Con l'aiuto del Magister li divise in manipoli di circa venti uomini, e a ognuno di essi assegno' una parte delle mura da difendere in caso di attacco. Chiunque avesse una minima esperienza militare fu scelto dalla stessa milizia come capitano. Io divenni il responsabile delle comunicazioni tra i manipoli e scelsi alcuni ragazzi svegli e fidati che potessero fungere da portaordini. Mi fu messa in mano una daga corta, la sera potevo esercitarmi a usarla con l'imbattibile Elias.
Poi in aprile insorsero i cittadini di Salza. La proposta di andare in loro aiuto fu messa ai voti ed ebbe l'unanimita'. Raccogliemmo quattrocento uomini, convinti che sarebbe stata l'occasione buona per mettere alla prova quei mesi di addestramento. Il Magister e Pfeiffer parlarono a lungo con i capi degli insorti, ma quelli sembravano piu' preoccupati di strappare qualche minima concessione ai signori piuttosto che di sapere cosa stesse succedendo intorno a loro. Ci regalarono due tonnellate di birra per essere andati fino li' e questo fu il loro unico gesto di ringraziamento.
Quella sera, mentre ci accampavamo sotto la luna, sentii il Magister discutere a lungo con Pfeiffer sui rischi di un'azione non concordata tra le citta'. Solo l'enorme stanchezza mise fine al loro animoso vociare.
Sulla via del ritorno fummo raggiunti da un messaggero che veniva da Mhlhausen, lo mandava Ottilie. Hans Hut era giunto in citta' con notizie e lettere molto importanti. Il Magister ne lesse alcune alla truppa: la rivolta dilagava ormai per tutta la Turingia tra Erfurt e l'Harz, tra Naunburg e l'Assia. Altre citta' stavano seguendo l'esempio di Mhlhausen: Sangerhausen, Frankenhausen, Sonderhausen, Nebra, Stolberg... e ancora, nella regione mineraria di Mansfeld: Allstedt, Nordhausen, Halle. Quindi la stessa Salza, Eisenach e Bibra, i contadini della Foresta Nera.
Quelle notizie innalzarono i nostri cuori, non ci saremmo piu' fermati, l'ora era giunta. Mentre tornavamo verso Mhlhausen saccheggiammo un castello e un convento. Non ci furono morti, i proprietari si consegnarono a noi senza opporre resistenza, cercando di impietosirci affinche' risparmiassimo i loro beni e le loro concubine. Riguardo alle donne, non una di esse fu toccata. Dell'oro, dell'argento e delle vettovaglie, non lasciammo nulla. Mhlhausen ci accolse da trionfatori e le due gigantesche botti di birra furono rapidamente svuotate dalla sete dei nostri concittadini.
La festa duro' un'intera notte, con canti e balli, nel nostro centro del mondo, nel luogo di sogno che fu, in quello scorcio di primavera, la libera e gloriosa Mhlhausen. Era come se tutte le forze della vita si fossero date convegno dentro quelle mura; per omaggiare la fede degli eletti. Nessuno avrebbe potuto portarci via quel momento. Non un esercito, non un colpo di cannone.
Prima dell'alba trovai Elias seduto su una sedia, intento a ravvivare i guizzi morenti di un fuoco. La luce della brace disegnava strane sagome su quella faccia scura, su cui sembrava essersi posata un'ombra di stanchezza o di angoscia. Come se qualcosa di inaudito attraversasse i pensieri di Sansone.
Si volto' quando fui vicino: - Gran festa, eh?
- La migliore che abbia mai visto. Fratello, che succede?
Senza guardarmi, con la rara sincerita' di certi momenti: - Penso che... che non so se reggerebbero a una vera battaglia.
- Li hai addestrati bene. E poi comunque lo sapremo presto, credo.
- Gia', e' proprio questo. Tu non hai mai visto i soldati dei
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