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lasciavano scoprire le gambe delle donne. Prima di ubriacarmi come poche volte mi era successo, finche' le gambe mi sorressero, accompagnai nelle danze Dana, la giovane figlia della vedova Frenner.
Nei giorni successivi, la notizia di un parroco eletto dai fedeli raggiunse anche le comunita' vicine, che inviarono messaggeri a Grnbach per chiederci di intervenire a loro sostegno, ora contro il parroco, ora contro il signore. Senza esitazioni i nostri confratelli lasciavano i loro lavori e accorrevano dove c'era bisogno, fino a quando tre giorni ininterrotti di neve bloccarono ogni possibile spostamento.
Oltre al vento e al gelo un'altra tempesta raggiunse il nostro villaggio. Poco prima dell'alba venimmo svegliati dalle urla dei contadini che erano andati sui campi per controllare gli effetti della gelata.
Quando uscimmo sull'aia, Frida correva impazzita da ogni parte e Dana piangeva inginocchiata nella neve. Pfeiffer blocco' la vedova per capire cosa stesse succedendo, ma nello stato in cui era, la sua parlata si faceva ancor piu' incomprensibile. Allora mi avvicinai a Dana e piegandomi su di lei chiesi lentamente: - Cosa sta succedendo, sorella? Dicci qualcosa...
Singhiozzando: - I lanzichenecchi, sono di nuovo qui... Hanno ucciso mio padre, portato via i miei fratelli, a me e a mia madre... - Non riusci' a continuare.
Spuntati dal nulla, chiamati da chissa' quale guerra, affamati dal freddo e stanchi, un manipolo di mercenari puntava dritto sul paesello, con la speranza di portar via un po' di cibo, e la minaccia di stupri, incendi e uccisioni se non ne avessero trovato.
Elias fu il primo a cercare una soluzione.
- Se non sbaglio qui in paese siamo trenta uomini e venti donne. Loro sono sicuramente molti di piu'. Batterci non possiamo. Propongo di lasciargli le mucche del cavaliere: quattro vacche dovrebbero sfamarli -. Detto questo si allontano' per avvertire gli altri. Io gli andai dietro, mentre Pfeiffer resto' con le donne.
I contadini erano abituati a difendere i beni del loro signore a costo della vita, perche' in alternativa avrebbero passato anni interi a cedere al padrone quasi tutta la loro parte del raccolto per ripagare il danno da lui subito. Per questo non fu facile convincerli che questa volta, quando il padrone fosse venuto a reclamare i suoi privilegi, gli avremmo risposto come meritava, mentre ora, isolati come eravamo, bisognava pensare soltanto a salvare la pelle.
Accogliemmo i mercenari sulla strada del villaggio, con la neve alle ginocchia e ogni tipo di attrezzo stretto in pugno. Erano almeno un centinaio, ma ci accorgemmo subito che la marcia e il freddo li avevano stremati. Molti di loro non si reggevano sulle gambe a causa dei piedi congelati, altri non erano lontani dall'assideramento. Con loro anche parecchie donne, probabilmente prostitute, in condizioni miserevoli.
- Abbiamo bisogno di cibo, di un fuoco e di qualche erba contro la febbre, - disse il capitano giunto a distanza di voce.
- Li avrete, - fu la risposta del fabbro Lambert.
- Pero', - aggiunse Elias, che aveva intuito la situazione, - lascerete liberi tutti gli uomini e le donne che non voghono piu' seguirvi.
- Nessuno se ne vuole andare dal mio esercito! - rispose il capitano cercando di essere convincente, ma non aveva finito di dire quelle parole che almeno una trentina, tra uomini e donne, inciampando nella neve, vennero a nascondersi dietro di noi.
Il capitano resto' immobile, la mascella serrata. Poi disse di nuovo: - Avanti, allora, mostrateci il cibo, la legna.
Consegnammo ai cuochi quattro mucche piuttosto in carne, che quelli cominciarono a sgozzare e a macellare immediatamente, e il sangue si mescolava alla neve sciolta.
Quella notte Dana, intirizzita dal freddo e dalla paura, venne a trovarmi nel mio letto di paglia, pregandomi di farla restare li' e di proteggerla, perche' temeva che i soldati potessero rifarle quello che lei e sua madre avevano dovuto subire due anni prima.
Scivolo' sotto di me, prima di emettere un fiato,
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