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empi affamatori!? e' questo che hai scritto, Magister? e' questo che pensavi in quegli ultimi istanti, mentre l'esercito dei principi marciava all'assedio dell'eroica Mhlhausen?
Un motivo. Un qualunque motivo, perfino l'insondabile volonta' del Signore Iddio, non puo' bastare a scongiurare la disperazione. Perche' e' ancora un grido di disperazione, quello lanciato dal profondo di una cella oscura. e' ancora la cupa angoscia della sconfitta a incatenarmi a questo letto.

Mi appare nitido come una delle incisioni di quel grande artista delle nostre regioni, per sorte non sempre rozze nei gusti, a volte addirittura intrise di soavi abilita'. Sembrava scoppiare dentro la stretta delle mura. Le case e le guglie delle chiese si ergevano una sull'altra come grappoli di funghi su un tronco d'albero.
Certo, cosi' potrei dire del ricordo del primo ingresso a Mhlhausen: quattro cavalli lanciati dalle nostre urla di stupida celia, sul sentiero a un paio di miglia dalle mura del borgo imperiale, la risata tonante di Elias e i rimbrotti al vento di Ottilie. Poi al passo, quasi marziali, in prossimita' del gigantesco portale, a darsi un contegno di autorita' non investite, ma non meno importanti, con lo sguardo fiero, diritto, in quella mattina rovente di mezzo agosto.
Gia' si intravedeva il fitto brulicare di umanita' assortita, come un serraglio che volesse, uno dopo l'altro, contenere ciascun esemplare per specie, tipo, forme o deformita' tra coloro che portano, appunto, il nome di umani; bestie e carretti e brusio, grida scomposte, eco di bestemmie e trivio. Il puzzo di luppolo e il chiasso vitale dello Steinweg, sul quale si aprono le botteghe e le rivendite di birra. La birra che ha arricchito i mercanti di Mhlhausen come in nessun'altra citta' tedesca.
La parola di Dio pronunciata a ogni angolo di strada; l'ala nera dei Cavalieri Teutonici che copre i palazzi; la corruzione dei monaci che attira le bestemmie per le strade, a confermare la norma e la regola del mondo: dove c'e' lucro ci sono sempre preti in quantita'. Nel dedalo di viottoli secchi e polverosi da settimane di siccita', costeggiati da muri di abitazioni e botteghe, locande e opifici, fitti di iscrizioni e graffiature, simboli d'ogni tipo, piu' volte pero' quelli inneggianti all'Ercole di Germania - Luther -, proprio cosi', LUTHER campeggiava su ogni muro del nostro primo tragitto verso la chiesa di San Giacomo, ci precedeva e accompagnava con il suo disprezzo, per altro ossequiosamente ricambiato.
Mi investe, netto e fragoroso il ricordo, il puzzo di sudore e bestiame del mercato nella grande piazza, che ben altri eventi avrebbe veduto in poche settimane, facendoci fremere, palpitare, mentre i giusti invocavano il martello di Dio che ricadesse implacabile sopra le teste degli usurpatori della sua parola. Una tensione che si respirava nei vicoli, odore intenso di un'ingiustizia che si voleva far pagare, e ribolliva inquieta sotto i pinnacoli della Cattedrale di Nostra Signora e nel grande mercato. Come in attesa di una scintilla.
Il grande Elias a solcare la folla da battistrada: - Sono gia' stato in questo buco di culo di straccioni e messi imperiali! - Io dietro, a perdere il passo, distratto da urla di liti di bottegai e dall'offerta procace di dame che avevano conosciuto i soldati prezzolati del duca Giovanni meglio dei loro stessi capitani. Non riuscivo a tirar via diritto, che settimane di sogni di lussuria mi stavano consumando d'ansia di godimento, e il sorriso caustico di Ottilie che mi seguiva da presso a scoraggiare le offerte e rendere il mio volto un tizzone ardente.
- Benvenuti nella polveriera!
Ricordo ancora distintamente il primo sorriso e la frase con cui ci accolse. Heinrich Pfeiffer, nella chiesa di San Giacomo, presso la porta Felchta, punto di ritrovo per gli abitanti del sobborgo di San Nicola. Quest'ambiguo predicatore, figlio di una lattaia, ex cuoco, ex confessore, ex amico del duca di Sassonia, scaltro sostenitore della causa degli umili. Il suo legame
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