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acuti risentimenti di un uomo sottoposto al feroce carico di un'impresa forse non da uomini. In tali occasioni Ottilie, sola, puo' placarne gli eccessi, indurre la ragione e l'ingegno che portino quel vigore a riemergere, per irrorare i cuori del popolo dei comuni uomini della Germania intera.

Torrida notte sotto la prima luna d'agosto, affido a te e alla donna che mi siede di fronte, la speranza e quel poco d'intelletto per cavare noi tutti da una situazione fattasi, nel volgere di poche settimane, densa di insidie e soffocante come un laccio alla gola. Mentre ci fissiamo nei volti preoccupati e tesi e accaldati, seduti al tavolo quotidiano dove il pastore di Allstedt redige i propri sermoni, il Magister vaga, alla merce' di un'ira fitta di tenebre, per le strade e i vicoli di questo borgo, in armi e paramenti guerrieri, incitando i fedeli a seguirlo, come il lupo che proprio in notti come queste innalza il solitario richiamo alla luna in richiesta di soccorso. Veglia la marcia e l'incolumita' l'inesauribile Elias, che lo segue da presso, pochi passi di buio piu' indietro, pronto a travolgere chi volesse attaccarlo.
Tutto ribolle di eventi, difficili da interpretare, se non quello, unico netto e distinguibile che qui, adesso, in Allstedt, un cappio si vada stringendo, una trappola stia per serrarsi sulle sorti nostre e dei contadini insorti. Non c'e' tempo, il Magister ha bisogno di aiuto.
- I serpenti che governano questa citta' non ci colpiranno oltre. Andiamo via.
La voce e' ferma, di una solidita' che contrasta con il viso giovane.
- Che cosa? - le parole di Ottilie rimuovono improvvisamente il peso dalle palpebre - Ma... e il Magister?
- Non tardera', vedrai. Ma occorre far lavorare la testa, prima che ci schiaccino come insetti.
Certo, Ottilie, la testa. Questo vespaio di inquietudine che non smette di ronzare. Mi volto verso la finestra. In silenzio cerco di ascoltare le urla lontane del Magister. Non so se le avverto o immagino soltanto di comprenderle. Grida che Davide e' qui tra noi, con la fionda in mano. Le parole del suo ultimo sermone alla Lega degli eletti, quando la gente quasi si voltava a cercarlo, il piccolo re Davide con il sasso nella fionda, tanto le frasi del Magister avevano il tono di una vera evocazione, e non di un semplice artificio retorico. Se dovessimo lodarti come meriti, Signore, le nostre labbra brucerebbero per l'ardore della tua Parola. Invece la paura spegne quel fuoco.
- Immagino che il Magister avesse gia' qualche idea in proposito -. Le mie parole suonano di speranza.
Sorride. - Idee... Hai visto i suoi occhi quando e' uscito di qua!? Certo, mille idee e mille contatti, dal Mare del Nord alla Selva Nera. Ma la decisione, adesso, spetta a noi...
- Perche' non aspettiamo ancora un po'? e' cosi' necessario partire?
Senza esitare, le labbra che si fanno sottili: - Si', fratello, dopo Weimar, si'.
- Davvero sono bastati tre giorni... tre giorni senza il Magister per perdere tutto...
- Quello e' stato il colpo di grazia. Le cose avevano gia' preso ad andar male.
- Finche' il Magister e' stato qui con noi, no. Una marea di disperati ha gonfiato questa palude, ricordi? Sono affluiti qui da tutte le citta' limitrofe, scacciati dai signori... L'ondata avrebbe potuto sommergere persino il duca Giovanni!
Mentre ritorno verso la seggiola, per un attimo sembra tendere l'orecchio anche lei. Poi passa una mano sulla tavola, piena delle briciole della cena. - Vedi? - dice raccogliendole tutte al centro e stringendole nel pugno. - Cosi' hanno fatto, - apre il palmo e ci soffia sopra. - Ora stanno per spazzarci via.
Le parole escono a fatica dalla gola serrata: - Pero' una cosa e' certa, Ottilie. Temono Magister Thomas come le bestie il fuoco. Hanno dovuto allontanarlo dalla citta', per cominciare le intimidazioni e i pestaggi. Nessuno si sarebbe azzardato a scacciare il nostro Wychart e a metter le spranghe alla stamperia se il Magister fosse rimasto.
- E nemmeno stasera si proveranno a toccarlo. Certo,
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