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tutto il suo territorio e oltre. Non ha intenzione di attaccarvi direttamente: credo che tema le possibili ripercussioni di un gesto avventato. Vuole pero' allontanarvi da Allstedt, dal vostro torchio e dalla sua Sassonia. Un certo Hans Zeiss e' stato in visita qui alcuni giorni fa e si e' trattenuto a lungo con messer Spalatino, il consigliere di corte. Vogliono isolarvi. Zeiss fingera' di stare dalla vostra parte ma, nel frattempo, con le dovute promesse, Vi rivoltera' contro se non tutto il consiglio cittadino, almeno il vostro borgomastro. Si e' detto sicuro di riuscirvi, e non sembrava una semplice promessa.
Dal canto suo, Spalatino vi scrivera' una lettera da parte del Principe Elettore Federico per invitarvi a Weimar, dove vi sara' data l'opportunita' di esporre in maniera estesa, e davanti ad alcuni importanti teologi, le vostre tesi. Non afferrate la mano che sembrano tendervi! Non pensate di poter far la parte del leone. Non contate sull'appoggio di Zeiss e compagni: una volta lontani dai vostri Vi abbandoneranno, giurando e spergiurando che il vostro arrivo ha causato solo confusione nella loro citta', che le vostre teorie sono pericolose, che mancate completamente di quella sottomissione all'autorita' che Martin Lutero ha predicato.
Voi avete una grande forza: la forza della parola di Dio che incontra il Suo popolo attraverso le Vostre labbra. Tra quelle mura, lontano dai contadini e dai minatori, la forza Vi sara' succhiata via come a un nuovo Sansone. Zeiss sara' la Vostra Dalila, e stringe gia' le forbici tra le mani. Lo ripeto: non lasciate Allstedt. e' li' che Vi temono, per le vostre prediche e il vostro torchio da stampa, temono la reazione del popolo a una qualunque azione violenta contro di Voi. Non si azzarderanno a toccarVi. Non partite per Weimar. Che il Signore Iddio Vi illumini e Vi sostenga.
Qoe'let
il giorno 27 di luglio dell'anno 1524

Questa lettera fu certamente consegnata al Magister troppo tardi, dopo il suo rientro da Weimar, quando ormai i giochi erano fatti. In quei giorni difficili forse non ebbe nemmeno il tempo per valutarne l'importanza e comunque non ne fece menzione.
Certo e' che questa missiva rivelava in anticipo cio' che sarebbe successo. Colui che vergava queste righe era davvero vicino alle stanze dei principi.
Fu la lucidita' di Ottilie a salvarci in quei giorni. Avremmo potuto perderci definitivamente, ma quella donna ci risollevo' e ci guido' fuori dalla palude nera di una folle disperazione. Ottilie... non ci sarai adesso a portarmi via da qui. Non so quale e' stata la tua fine: pasto di mercenari o di corvi. Il cuore, arido, mi spinge quasi a sperare che tu non sia sopravvissuta a questo niente, alla fredda solitudine che marchia la Nativita' di quest'anno di morte.


Capitolo 15
Allstedt, 6 agosto 1524

Ottilie e' forte, risoluta e ha un seno superbo. Magister, quando quei distillati d'erbe e vitigni gli sciolgono la lingua, facendola scivolare allegramente verso le parti basse sia del corpo che dello spirito, dice che quelle mammelle grandi e sode contengono il segreto e la forza della creazione, e proprio da li' derivano l'impeto e le rivelazioni di questi ultimi frenetici mesi, poi aggiunge - sghignazzando - che di tutto cio' i nuovi fedeli potranno averne, ahiloro, solo notizia riferita. Mai pero' simili affermazioni o vanterie pronuncia in sua presenza, giacche' ella esercita su quell'ammasso tonante di carne, spirito e intuizione, un'aura che nessuno, principe, vescovo o autorita' costituita, ha potuto imporre.
Certi lampi negli occhi di questa femmina, non di rado superano in fiammeggiante intensita' quelli che insieme alle parole il Magister usa per accendere vaste platee. La forza di un maschio umano, per quanto grande sia, e per Dio, in Thomas Mntzer de Quedlinburg ve ne alberga una montagna, trova spesso origine e disciplina in donne che ne guidano e accompagnano il flusso.
La forza del Magister a volte muta in cupa disperazione, scatti d'ira, impennate di orgoglio e
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