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notizie di quello che e' successo a Zwickau...
Afferra il boccale, tira due sorsate che gli imbrattano i baffi di spuma.
- Perche' ti interessa?
- Perche' Wittenberg mi ha stancato.
I suoi occhi mi fissano per la prima volta, improvvisamente lucidi: non sto scherzando.
- Il fratello Storch e' insorto insieme ai tessitori contro il consiglio cittadino. Abbiamo attaccato una congrega di francescani, preso a sassate un cattolico insolente e fatto sloggiare un predicatore...
Lo interrompo: - Dimmi di Mntzer.
Annuisce: - Ah, Mntzer, dillo piano quel nome che Melantone potrebbe cagarsi addosso! - ride. - I suoi sermoni incendiano gli animi di tutti. L'eco delle sue parole e' arrivata fino in Boemia, e' stato chiamato dal consiglio cittadino di Praga per predicare la' contro i falsi profeti.
- Con chi ce l'ha?
Punta il pollice alle sue spalle, la' fuori.
- Con tutti quelli che negano che lo spirito di Dio possa parlare direttamente agli uomini, alla gente come me e te o questi artigiani. Con tutti quelli che usurpano la parola di Dio con i loro discorsi privi di fede. Con tutti quelli che vogliono un Dio muto e non parlante. Con tutti quelli che professano di voler portare al popolo il cibo dell'anima, lasciandogli la pancia vuota. Con le lingue al soldo dei principi.
Leggero, un peso che svanisce. Le cose che ho sempre pensato diventano chiare.
Ti abbraccerei, Profeta.
- E di Wittenberg, Mntzer cosa ne pensa?,
- Qui non si fa altro che parlare. La verita' e' che Lutero ormai e' nelle mani dell'Elettore. Il popolo e' in piedi, ma dov'e' il suo pastore. All'ingrasso in qualche lussuoso castello! Credimi, tutto quello per cui si e' lottato e' in pericolo. Siamo venuti apposta per affrontare pubblicamente Lutero e smascherarlo, sempre che abbia il coraggio di uscire dalla tana. Intanto abbiamo sfidato Melantone. Per Mntzer invece sono gia' morti tutti e due. Le sue parole sono solo per i contadini, che hanno sete di vita.
Abbandonare i morti: raggiungere la vita. Togliersi da questo pantano.
- Dov'e' Mntzer adesso?
- In giro per la Turingia, a predicare, - gli basta il mio sguardo per capire. - Non e' difficile rintracciarlo. Il suo passaggio lascia il segno.
Mi alzo e pago le sue birre.
- Grazie. Le tue parole sono state preziose.
Prima che lo lasci, dritta negli occhi, quasi una consegna: - Trovalo, ragazzo... Trova il Coniatore.


Capitolo 10
Wittenberg, marzo 1522

Cammino in fretta, quasi scivolo nel fango, il fiato mi precede tagliando il gelo del mattino. Nel cortile dell'universita' Cellario sta parlando con alcuni amici. Lo raggiungo e lo trascino in un angolo, lasciando ammutoliti gli altri.
- Carlostadio e' finito.
Cupo quanto me: - Te l'avevo detto. Hanno allungato il guinzaglio a Lutero. Il buon rettore sara' scacciato.
- Gia'. Troppo buono. Ha i giorni contati. - Il tempo che legga nel mio sguardo la determinazione, poi: - Ho deciso, Cellario. Lascio Wittenberg. Qui non c'e' piu' niente per cui valga la pena restare.
Un attimo di panico sul suo volto.
- Sei sicuro che sia la cosa giusta da fare?
- No, ma sono certo che la cosa giusta non e' rimanere qui... Hai sentito cosa sostiene quell'infame di Lutero da quando e' tornato?!
Annuisce abbassando gli occhi, ma io continuo: - Dice che e' dovere del cristiano obbedire ciecamente all'autorita', senza alzare mai la testa... Che nessuno puo' osare dire no... Lui ha disobbedito al Papa, Cellario, al Papa, alla Chiesa romana! Ma adesso e' lui il Papa e nessuno deve fiatare!
e' sempre piu' scuro e avvilito sotto i colpi delle mie parole.
- Sarei dovuto partire due mesi fa insieme a Stbner e agli altri. Ho aspettato anche troppo... Ma volevo sentirlo parlare Lutero, volevo sentire quello che ho sentito dalla sua stessa voce. Dammi retta, l'unica speranza e' fuori di qui. - Una mano a spaziare verso la campagna che si stende oltre i muri. - Colui che viene dall'alto e' al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra...
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