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invece compie azioni malvagie, deve temere, perche' se il sovrano porta la spada c'e' un motivo: egli e' al servizio di Dio per punire giustamente chi opera il male.
Carlostadio, lento, corrucciato: - Ma chi punira' il sovrano che non opera onestamente?
Melantone, sicuro: - Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all'ira divina. Il Signore dice: A me la vendetta, sono io che ricambiero'. L'autorita' ingiusta e' punita da Dio, Carlostadio. Dio l'ha posta sulla terra, Dio puo' distruggerla. Non spetta a noi contrapporci a essa. E del resto, quali parole piu' limpide di quelle dell'apostolo: Benedite coloro che vi perseguitano?
Carlostadio: - Certo, Melantone, certo. Non dico che non dobbiamo amare anche i nostri nemici, ma converrai con me che dobbiamo almeno guardarci da coloro che, seduti sulla cattedra di Mose', serrano il regno dei cieli in faccia agli uomini...
Padrebuono Melantone: - I falsi profeti, mio buon Carlostadio, quelli sono i falsi profeti... E il mondo ne e' pieno. Perfino qui, in questo luogo di studio graziato dal Signore... Perche' e' tra i sapienti che si annida l'alterigia, la presunzione di mettere in bocca le parole al Signore per innalzare la propria fama personale. Ma Egli ci ha detto: Distruggero' la sapienza dei sapienti e annullero' l'intelligenza degli intelligenti. Noi serviamo Dio e combattiamo per la vera fede contro la corruzione secolare. Non dimenticarlo, Carlostadio.
Un colpo basso, sleale. Un velo di debolezza, l'ombra del conflitto che lo rode, si posa sulla figura del rettore. Sembra confuso, poco convinto, ma accusa la ferita. Melantone e' in piedi: ha insinuato il dubbio, non resta che dare il colpo di grazia.
In quel momento una voce si alza dalla platea. Una voce ferma, chiara, che non puo' appartenere a uno studente.
- Guardatevi dagli uomini, perche' vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe e sarete condotti davanti ai loro governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani... Forse che il nostro Maestro Lutero ha timore di presentarsi al cospetto dell'autorita' per essere giudicato dai tribunali? Non vi basta la sua testimonianza per capire? Quello di Lutero e' il grido che si alza dai campi e dalle miniere, contro chi ha fatto scempio della vera fede: Colui che viene dall'alto e' al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Lutero ci ha indicato la via: quando l'autorita' degli uomini si oppone alla testimonianza il vero cristiano ha il dovere di affrontarla.
Guardiamo il volto di chi ha appena parlato. Lo sguardo e' ancor piu' duro e deciso delle parole. Non si distoglie mai da Melantone.
Melantone. Strizza gli occhi deglutendo la rabbia, stupito. Qualcuno gli ha rubato la parola. Due rintocchi. Chiamano alla lezione di Lutero. Si deve andare.
Silenzio e tensione si sciolgono nel brusio degli studenti, impressionati dalla disputa, e nelle frasi di circostanza di Amsdorf.
Tutti fluiscono verso il fondo del cortile. Melantone non si muove, gli occhi, piantati su chi gli ha strappato una vittoria certa. Si fronteggiano a distanza, finche' qualcuno non prende il professore sotto braccio per accompagnarlo all'aula. Prima di andare, il tono della voce e' una promessa: - Avremo occasione di parlare ancora. Sicuramente.
Nel corridoio affollato che precede l'aula dove ci attende il sommo Lutero, affianco il mio amico Martin Borrhaus, che tutti chiamiamo Cellario, anche lui eccitato dall'evento.
A voce bassa: - Hai visto la faccia di Melantone? Messer Linguatagliente lo ha toccato. Sai chi e'?
- Si chiama Mntzer. Thomas Mntzer. Viene da Stolberg.


L'occhio di Carafa (1521)

Lettera inviata a Roma dalla citta' di Worms, sede della Dieta imperiale, indirizzata a Gianpietro Carafa, datata 14 maggio 1521
All'illustrissimo e reverendissimo signore e padrone onorandissimo Giovanni Pietro Carafa, in Roma.
Illustrissimo e reverendissimo signore e padrone mio
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