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pianto di bambini a intonare lo strazio.
Solo alcune donne provavano a dare una direzione ai corpi: risalivano piu' volte quelle fila scomposte, dando conforto ai feriti o incoraggiando ad avanzare chi cedeva al peso della sciagura; sempre con piccoli avvinghiati alle spalle, alle braccia o in grembo, volti tragici e alteri. Quella forza impensabile, solenne, infondeva un alito di vita nella carne sventurata di chissa' quale villaggio, lo stesso incontrato giorni fa, o un altro, o ancora. Esistera' un brandello di mondo sfuggito al cataclisma?
Ne ho seguito la fatica dei passi, bordeggiando qualche decina di metri alla destra, per un tempo immobile, eterno. Ogni tanto uno sguardo, un lamento implorante mi attraversava da parte a parte. Centinaia di uomini sottomessi a un solo soldato: non un gesto di disprezzo, non un accenno di reazione. Sfiniti, tutti, attoniti davanti alla rovina. A me, fuggiasco sotto le spoglie dell'assassino, si rivolgeva la preghiera dei Senzaniente.
Poi, un volto di donna, rompendo l'inerzia, mi e' venuto incontro. Vivo, nell'immane stanchezza, staccandosi dalla colonna piangente, dopo aver affidato ad altre braccia i due cuccioli affamati che portava con se'.
- Non abbiamo piu' nulla, soldato. Solo le ferite degli storpi e le lacrime dei nostri bambini. Cos'altro ancora?
Non ho trovato parole, a lenire il rimorso per l'impotenza e la colpa di essere vivo, di fronte a quegli occhi fieri, chiodi conficcati nella carne. Dovevo scendere da cavallo, raccogliere i suoi figli, darle denaro e aiuto. Soccorrere la mia gente, la schiera degli eletti rovinata nel fango da cui voleva affrancarsi. Scendere e rimanere.
Ho colpito con forza i fianchi del cavallo. Quasi alla cieca.


Capitolo 7
Eltersdorf, Franconia, 10 giugno 1525

Guadagnarsi il pane e' davvero faticoso e triste. L'uomo si inventa pietose bugie a proposito del lavoro. Ecco un'altra e abominevole idolatria, il cane che lecca il bastone: il lavoro.
Ceppo e ascia dal sorgere del sole. Faccio legna nel cortile che separa l'orto e la stalla dalla casa di Vogel.
Wolfgang Vogel: per tutti pastore di Eltersdorf, seguace di Lutero; per Hut un ottimo aiuto nel diffondere libri, opuscoli, manifesti; per i contadini insorti Leggilabibbia, dal suo ritornello: Ora che Dio parla nella vostra lingua, dovete imparare a leggere la Bibbia da soli. Non avete piu' bisogno di dottori. Allora neanche di te c'e' bisogno, era la risposta piu' frequente, che comunque non lo scoraggiava mai.
E bravo Leggilabibbia: accoglienza calorosa, pacca sulla spalla, informarsi su chi e' vivo e chi e' morto, e mi ritrovo con una scure in mano davanti a una catasta di legna. Sono qui solo da due giorni e devo guadagnarmi l'ospitalita'.
A Bibra Hut non c'era, la stamperia chiusa. Mi hanno detto che era passato di la' una settimana prima, ma era subito ripartito per la Franconia settentrionale, a battezzare quanta piu' gente poteva. Come un viandante che arrivi a un ostello in fiamme e chieda cosa c'e' per cena. Quando ho saputo che Vogel era di nuovo a Eltersdorf, il tempo di cambiare cavallo, fare provviste e sono ripartito.
Eltersdorf. Ho una stanza, un piatto di minestra e un nuovo nome: Gustav Metzger. Sono ancora vivo e non so come. Di rimettersi in strada, per ora non se ne parla.

***

Eltersdorf, estate 1525

Giornate lunghe, insopportabili. Pulire la stalla, spaccare legna, riempire la mangiatoia dei porci, in attesa che la scrofa figli. Raccogliere i frutti del piccolo orto, aggiustare gli arnesi sempre in procinto di tirare le cuoia. Mansioni ripetitive, pura coazione degli arti, svolte ogni giorno per avere diritto a una ciotola da cane di cortile.
Intanto le notizie che giungono da fuori parlano di massacri ovunque: la rappresaglia dei principi si e' rivelata all'altezza della sfida che avevamo lanciato. Le teste dei contadini restano basse sull'aratro: non sono piu' quelli che hanno impugnato le falci come spade.
In tutto il paese non c'e' quasi nessuno con cui riesca
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