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marmaglia di cenciosi, - deglutisce, - che tempi, ragazzini che difendono i signori dalla plebaglia contadina, - rutta di nuovo. - Te lo dico io, signorino, questa e' stata la piu' merdosa di tutte le guerre merdose che 'sto unico occhio buono ha visto. Soldi, compare, solo soldi e gli affari con quei porci di Roma. I vescovi con tutte quelle baldracche e figli da mantenere! Grana, te lo dico io, che i principi, i duchi, quei fottuti, non pensano ad altro. Prima gli tolgono tutto, ai bifolchi, e poi ci mandano noi, a bastonare quelli che si incazzano. Forse sono troppo vecchio per queste stronzate. Rotti in culo! Ma a 'sto giro c'erano da voltare i cannoni contro i principi e i leccamerda del Papa, avevano tirato fuori i coglioni, gli zappaterra: bruciavano i castelli con tutto quel ben di Dio, inculavano le contesse, sbudellavano i preti vaffanculo! Oh, parlavano sempre di Dio ma spaccavano tutto, quasi quasi ci stavo anch'io, ma poi lo sapevo come andava a finire, non c'e' fortuna per i pezzenti. E a noi sempre i soliti quattro soldi di merda. Questa e' tutta per loro, - scoreggia, sghignazza, tracanna. - Vaffanculo!
Smetto di mangiare, tra sorpresa e disgusto. Il maiale e' simpatico, parla come una fogna ma odia i signori. Mi da' coraggio: sono fatti di carne e sangue, non solo ferro affilato.
- Te dov'e' che stavi? - gli chiedo.
- A Eisenach, poi a Salza, poi ero stufo di spaccarmi le braccia sulle schiene dei poveracci. Un vero schifo. Sono troppo vecchio per queste stronzate, ho quarant'anni, cazzo, e vent'anni di questa merda. E te, signorino?
- Venticinque.
- No, no: dov'eri?
- Frankenhausen.
- Puttana!!! In mezzo al Giudizio Universale?! Le voci corrono, non avevo mai sentito una roba cosi'.
- Proprio cosi', compare.
- E dimmi un po'... Quel predicatore, quel profeta, uh, quello tosto, come si chiama...? Ah, si': der Mntzer. Il Coniatore. Che fine ha fatto?
Attento.
- L'hanno preso.
- Non e' morto?
- No. Ho visto che lo portavano via. Uno del drappello che lo ha catturato mi ha detto che ha lottato come un leone, che e' stato difficile, i soldati erano intimoriti dal suo sguardo e dalle sue parole. Mentre lo portavano via sul carro ancora lo sentivo urlare Omnia sunt communia!
- E che cazzo vuol dire?
- Tutto e' di tutti.
- Merda, un bel tipo. E te sai il latino?
Sogghigna. Abbasso lo sguardo.


Capitolo 6
24 maggio 1525

Poche ore di viaggio e le colline della Selva Turingia erano gia' uno sbiadito riflesso nel grigio cupo del cielo alle mie spalle. Avevo da poco superato la fortezza di Coburgo, diretto alla locanda del borgo di Ebern. Ancora due giorni di marcia, tre al massimo, lungo le valli boscose che l'Alta Franconia cominciava a spalancare di fronte a me. Una strada larga, normalmente affollata da carri di mercanti tra l'Itz e il Meno. Quella sera a Ebern, il giorno dopo a Forscheim, per evitare gli sguardi indiscreti di Bamberga, poi Norimberga e Bibra finalmente.
Per la prima volta ho sentito di potercela fare. Questa fatica, che torna ad addentarmi, l'avevo scordata, annullata dalla forza di chi si arrampica oltre l'orlo della disfatta.

***

Mi e' venuta incontro da lontano, mentre il cielo si colmava di nubi: dolente, lacera, tragica. Una coltre sottile la precedeva, impasto di luce tenue e grigiastra, con la pioggia leggera che rende incerti vista e respiro, sulla spianata della valle stretta, che contavo di superare entro il tramonto.
Procedeva lenta, forse qualche ora di cammino alle spalle dall'incedere del giorno, dopo una notte accampata chissa' come, con davanti il buio insopportabile di un viaggio senza approdo.
Non avevano carri, ne' buoi ne' cavalli. Sacchi sulle spalle. Fiumana di scampati, inondazione di miseria per le torri splendide di Coburgo.
La colonna di umanita' massacrata strisciava, inerme, schiacciata dall'orma gigantesca del Cielo. Trascinarsi spossato di masserizie, gemito di infermi sotto bende sudicie, anziani adagiati su lettighe di fortuna. Litanie incessanti e
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