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devastazione incontrata lungo la strada: retrovie di una guerra senza fronti, la fossa di scolo per il grasso del massacro.
Il cavallo ha bisogno di riposo, io di un pasto decente. Ma soprattutto devo orientarmi, trovare la strada piu' breve per Norimberga e poi Bibra.
- Non e' conveniente lasciare incustodito un cavallo di questi tempi, soldato.
Una voce sulla destra, oltre una colonna di fanti che riprende la marcia. Robusto, grembiule di cuoio e alti stivali coperti di merda.
- Il tempo che entri nella locanda e te lo servono per cena... Nella stalla sara' piu' sicuro.
- Quanto?
- Due scudi.
- Troppo caro.
- La carcassa del tuo cavallo varra' di meno...
Il mercenario pagato e congedato che torna a casa: - D'accordo, ma devi dargli fieno e acqua.
- Fallo entrare qui.
Sorride: strade piene, affari d'oro.
- Vieni da Fulda?
Il soldato che torna dalla guerra: - No. Frankenhausen.
- Sei il primo che passa... Di' un po', come e' stata? Una gran battaglia...
- La paga piu' facile della mia carriera.
Lo stalliere si gira e urla: - Ehi, Grosz, c'e' uno che viene da Frankenhausen!
In quattro escono dall'ombra, facce ruvide di mercenari. Grosz ha una cicatrice che solca la guancia sinistra e scende sul collo, la mascella incrinata dove la lama ha inciso l'osso. Occhi grigi inespressivi di chi ha visto molte battaglie, abituati al tanfo dei cadaveri.
La voce esce da una caverna: - Li avete ammazzati tutti gli zappaterra?
Un respiro profondo per deglutire il panico. Volti che scrutano.
Il soldato che torna dalla guerra borbotta: - Tutti quanti.
Lo sguardo di Grosz cade sulla borsa dei soldi appesa alla cintura: - Stavi col principe Filippo?
Altro respiro. Non darsi mai il tempo di esitare.
- No, col capitano Bamberg, nelle truppe del duca Giorgio.
Gli occhi restano immobili, forse dubbiosi. La borsa.
- Abbiamo provato a raggiungere Filippo per unirci ai suoi, ma siamo arrivati a Fulda troppo tardi. Erano gia' ripartiti: correva come un pazzo, quel rotto in culo! Si e' fatto Smalcalda, Eisenach e Salza a marce forzate, neanche il tempo di fermarsi a pisciare...
Un altro: - Ci sono toccate le briciole, qualche saccheggio in giro. Sicuro che non c'e' piu' nessun contadino da ammazzare?
Gli occhi del soldato che ha sterminato i contadini nella piana: vetro, come quelli di Grosz.
- No. Tutti morti.
Facciastorta continua a fissare, riflette sull'affare del momento: quanto e' rischioso prendersi la borsa. Sono quattro contro uno. Gli altri tre senza un suo gesto non si muovono.
Parla lento: - Mhlhausen. I principi vanno ad assediarla. Li' si' che c'e' da fare un gran bottino. Case di mercanti, non di zappaterra pezzenti... Banche, botteghe...
- Femmine, - aggiunge ghignando quello piu' basso alle sue spalle.
Ma Grosz, l'orco, non ride. Nemmeno io, gola secca e fiato che non esce. Va'luta. La mia mano sull'impugnatura della spada, appesa alla cintura insieme alla borsa dei soldi. Ha capito: l'unico colpo sarebbe per lui. Gli squarcerei la gola: posso farlo. Sta scritto nello sguardo piantato sulla sua faccia.
Un fremito appena, come verdetto un battito di ciglia. Non vale la pena rischiare.
- Buona fortuna.
Passano oltre, muti, il rumore degli stivali che affondano nel fango.

***

Il grassone mi siede di fronte, stacca grossi bocconi da una coscia di capretto, lunghe sorsate da un gigantesco boccale di birra colano sulla barba unta che, con la benda sull'occhio sinistro, quasi nasconde la faccia. La giubba, consunta e lercia, copre a stento i troppi barili di decenni al soldo di tutti i signori.
Durante una pausa il maiale mi interroga: - Cosa ci fa un signorino come te in questo letamaio?
Bocca piena che cola, ci passa sopra la mano e poi rutta.
Senza guardarlo: - Il cavallo deve riposare, io mangiare.
- No, signorino. Cosa ci fai in questo buco di culo di guerra bastarda.
- Difendo i principi dai rivoltosi... - non mi da' il tempo di continuare.
- Ah... Ah, buona, buona... da quattro pidocchiosi, - mastica, - da una
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