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spada sembrano pesare il doppio. Sono debole: devo mangiare. A pochi passi spighe verdi di grano. Ne strappo a manciate. Mando giu' a fatica.
Mi chiedo che aspetto devo avere, osservo l'ombra lunghissima sul terreno. Alza una mano e se la porta al viso: gli occhi, la barba, non sono io. Non lo saro' mai piu'.
Pensare.
Dimenticare l'orrore e pensare. Poi muoversi e dimenticare l'orrore. Poi ancora, distruggere l'orrore e vivere.
Pensare, dunque. Cibo, soldi, vestiti.
Un rifugio, lontano da qui, un posto sicuro, dove avere notizie e rintracciare i fratelli scampati.
Pensare.
Hans Hut, il libraio. Nella piana, la sua fuga alla vista delle corazze del duca Giorgio, prima del macello. Se qualcuno s'e' salvato e' Hut.
La sua stamperia e' a Bibra, vicino a Norimberga. Anni fa pullulava gia' di fratelli. Un approdo per molti.
A piedi, di notte, senza usare le strade, per i boschi e al limitare dei campi, saranno almeno una dozzina di giorni.


Capitolo 3
18 maggio 1525

e' un bivacco di soldati.
Ombre lunghe e rozzi accenti del Nord.
Da due giorni e due notti cammino nella foresta, i sensi all'erta, trasalendo a ogni rumore: il battere d'ali degli uccelli, l'ululato lontano dei lupi che corre lungo la schiena e allenta le viscere. La' fuori, il mondo potrebbe essere finito, non esserci piu' niente.
Verso sud, finche' le gambe non tenevano piu' e mi lasciavo cadere. Ho inghiottito qualunque cosa potesse ingannare lo stomaco: ghiande, bacche selvatiche, perfino foglie e corteccia quando la fame azzannava piu' a fondo... Stremato, l'umidita' nelle ossa, e le membra sempre piu' pesanti.
Il sole era gia' calato quando nel nero della boscaglia sono apparsi i bagliori di un fuoco. Mi sono avvicinato, strisciando fin dietro questa quercia.
Alla mia destra, un centinaio di passi, tre cavalli legati: l'odore potrebbe tradirmi. Resto immobile, indeciso, pensando a quanto tempo guadagnerei spostandomi su una di quelle bestie. Sbircio ancora oltre il tronco: stanno intorno al fuoco, avvolti in coperte, una borraccia passa di mano in mano, quasi sento l'acquavite nei loro aliti.
- Oh! E quando abbiamo caricato e scappavano gia' come pecore? Io ne ho infilzati tre sulla stessa lancia! Allo spiedo!
Risate ubriache.
- Ho fatto di meglio, io. Me ne sono chiavate cinque mentre saccheggiavamo la citta'... e tra una e l'altra non ho mai smesso di ammazzarli, quei pezzenti... Una di quelle troie mi ha anche mezzo staccato un orecchio con un morso! Guardate qui...
- E tu?
- Le ho tagliato la gola, eccheccazzo!
- Fatica sprecata, testa di merda. Aspettavi un giorno e te la dava per riavere il cadavere del marito, come tutte le altre...
Altra bordata di risate. Uno caccia un altro legno sul fuoco.
- Giuro che e' stata la vittoria piu' facile della mia carriera, c'era solo da sparargli nella schiena e infilzarli come piccioni. Pero' che spettacolo: teste che saltavano, gente che pregava in ginocchio... Mi son sentito un cardinale!
Fa tintinnare una borsa piena e gli altri due gli fanno eco ridacchiando, uno si fa il segno della croce.
- Parole sante. Amen.
- Vado a pisciare. Lasciatemi un goccio di quella roba...
- Ehi, Kurt, vedi di andarla a fare fuori portata, che non voglio dormire con la puzza del tuo piscio sotto il naso!
- Sei cosi' sbronzo che non ti accorgeresti neanche se ti cagassi sulla faccia...
- Vaffanculo, stronzo!
Un rutto di risposta. Kurt esce dal cerchio di luce e viene nella mia direzione. Caracolla a pochi passi da me e va oltre, nel fitto della boscaglia.
Decidere, adesso.
Vestiti. Vestiti meno luridi di questi e la borsa piena di soldi alla cintura.
Striscio dietro di lui, rasente gli alberi, finche' non sento lo scroscio sull'erba. Stringo la daga. Come mi ha insegnato Elias: una mano davanti alla bocca e non darsi mai il tempo di esitare. Gli taglio la gola prima che possa capire cosa succede. Prima che io stesso possa capirlo. Appena un gorgoglio soffocato e sputa il sangue e l'anima tra le mie dita. Freno la sua
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