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spalle. Il rumore cala. La luce filtra debole da una finestra. La vecchia siede in un angolo in fondo alla stanza, su una sedia di paglia mezza sfondata. Poche povere cose: una panca malmessa, un tavolo, tizzoni che ricordano un fuoco recente in un camino annerito dalla fuliggine.
Mi avvicino: - Sorella, portiamo un ferito. Ha bisogno di un letto e di acqua, in nome di Dio...
Elias e' fermo sulla porta, la occupa tutta. Sempre con il Magister sulle spalle.
- Per qualche ora soltanto, sorella.
I suoi occhi sono acquosi e non guardano niente. La testa dondola su e giu'. Le orecchie fischiano ancora. La voce di Elias: - Cosa sta dicendo?
Le vado piu' vicino. In mezzo al ronzio del mondo, una nenia appena mormorata. Non afferro le parole. La vecchia non sa neanche che siamo qui.
Quello che devo fare. Non perdere tempo. Una scala porta di sopra, un cenno a Elias, saliamo, finalmente un letto dove stendere Magister Thomas. Elias si toglie il sudore dagli occhi.
Mi guarda: - Bisogna trovare Jacob e Mathias.
Tocco la daga e faccio per andare.
- No, vado io, tu resta col Magister.
Non ho il tempo di rispondere, gia' scende le scale. Magister Thomas, immobile, fissa il soffitto. Lo sguardo vuoto, appena un battito di ciglia, pare quasi non respiri.
Guardo fuori: uno scorcio di case dalla finestra. Da' sulla strada, il salto e' troppo alto. Siamo al primo piano, c'e' almeno un solaio. Osservo il soffitto e riesco a malapena a distinguere le fessure di una botola. Per terra c'e' una scala. Un pasto di tarli, ma regge lo stesso. Mi infilo carponi, il tetto del solaio e' bassissimo, il pavimento e' coperto di paglia. Le travi scricchiolano a ogni movimento. Nessuna finestra, qualche raggio di luce si infila da sopra tra le assi: il sottotetto.
Ancora assi, paglia. Devo stare quasi sdraiato. Un'apertura da' sui tetti: spioventi. Impossibile per Magister Thomas.
Torno da lui. Ha labbra secche, la fronte brucia. Cerco dell'acqua. Al piano di sotto sul tavolo ci sono noci e una brocca. La cantilena prosegue incessante. Quando accosto l'acqua alle labbra del Magister vedo le sacche: meglio nasconderle.
Siedo sullo sgabello. Le gambe mi fanno male. Tengo la testa tra le mani, solo un attimo, poi il ronzio diviene un fragore assordante di urla, cavalli e ferraglia. I bastardi al soldo dei principi entrano in citta'. Di corsa alla finestra. A destra, sulla strada principale: cavalieri, picche spianate, rastrellano la via. Infieriscono su tutto cio' che si muove.
Dalla parte opposta: Elias sbuca nel vicolo. Scorge i cavalli: si ferma. Soldati a piedi compaiono dietro di lui. Non ha scampo. Si guarda intorno: dov'e' Dio onnipresente?
Lo puntano.
Alza gli occhi. Mi vede.
Quello che deve fare. Sguaina la spada, si lancia gridando contro i soldati a piedi. Ne ha sventrato uno, gettato a terra un altro con una testata. Gli sono addosso in tre. Non sente i colpi, afferra l'elsa con due mani come una falce, continua a menare fendenti.
Si fanno da parte.
Da dietro: un galoppo lento, pesante, il cavaliere carica alle spalle. Il colpo ribalta Elias. e' finito.
No, si rialza: maschera di sangue e furore. La spada ancora in mano. Nessuno si avvicina. Lo sento ansimare. Strattone alle redini, il cavallo si gira. La scure si alza. Di nuovo al galoppo. Elias allarga le gambe, due radici. Braccia e testa verso il cielo, lascia cadere la spada.
L'ultimo colpo: - Omnia sunt communia, figli di cane!
La testa vola nella polvere.

***

Saccheggiano le case. Portoni giu' a calci e colpi di scure. Tra poco tocca a noi. Non perdere tempo. Mi chino su di lui.
- Magister, ascoltami, dobbiamo andare, stanno arrivando... Per Dio, Magister... - Gli afferro le spalle. Risposta: un sussurro. Non puo' muoversi. In trappola, siamo in trappola. Come Elias.
La mano stringe la spada. Come Elias. Vorrei avere il suo coraggio.
- Cosa credi di fare? Basta martirio. Vattene, pensa a salvarti.
La voce. Come dalle viscere della terra. Non riesco a credere che abbia parlato. e' piu'
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