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storia da raccontare. A volte  vera, altre volte pura fantasia. Non fa molta differenza, se  una buona storia. Siccome si sa che io, in quanto a racconti, sono il piu' forte, qualcuno ogni tanto prova a sfidarmi. Ma nessuno  ancora riuscito a battermi!
- Conosci Cary Grant, l'attore americano? - chiese il giovane.
Il padre gli tocc una spalla, "lascia stare".
- Davvero hai conosciuto Stalin?
- Angel, esta cerveza est caliente. La prima volta fu nel '22, quando il Partito me mand in missione a Mosca, con una valigia mezza vuota e una lettera di Gramsci in tasca. Da allora in Italia non ci sono piu' tornato. In compenso ho collezionato condanne in mezzo mondo. A Mosca ho conosciuto a Lenin, poi Trotzky e Stalin, Bukharin e Molotov: Un freddo, compadres, neanche ve lo potete immaginare che freddo fa en Mosca en invierno. Io quel freddo l non me lo sono piu' tolto di dosso, non c'era legna per le stufe, non c'era gasolio, nada de nada. La revoluzione piu' fredda che mi ricordo! E no te potevi lamentare, perch te riscaldava la scintilla revoluzionaria. Spasibo e marciare!
- Quanto tempo sei rimasto in Russia? - chiese il ragazzo.
- Parecchi anni. Facevo la staffetta con Parigi. Avanti e indietro. Portavo gli ordini di Togliatti ai compagni exiliati in Francia. Era pericoloso, soprattutto dopo il '33, quando dovevi attraversare la Polonia e la Cecoslovacchia, per arrivare in Svizzera. Spie naziste dappertutto, e a Parigi gli infiltrati dell'Ovra, hijos de una gran puta madre!, che te volevano matare. Ma io gliel'ho sempre messo nel culo, perch me travestivo, si', sempre un vestito diverso, una volta perfino una barba finta. Uno dell'Ovra l'ho fatto secco nel cesso de la Gare du Norde. Gli ho sparato in frente. E siccome me aveva tutto sporcato de sangre, sono uscito dalla stazione nudo. Ho preso la polmonite, ma a quello stronzo l'ho mandato al cimitero!
Risate e sorsi di birra.
Dalla sala attigua, dove i vecchi giocavano a domino, l'accento esotico dell'avvocato si faceva sentire. Un sacco di parole altisonanti che ai due italiani giunti da poco dovevano suonare incomprensibili.
Un cenno distratto con la mano in quella direzione: ascoltate la fine della storia, cabrones.
- Poi me trasferirono definitivamente a Parigi, per organizzare las Brigadas, le Brigate internazionali. Insieme a Longo, si'. Quando arrivai in Spagna, per difendere a la repubblica, c'era un casino che non vi dico. Si lavorava di giorno e di notte, era tutta una riunione, tutto un consultare mappe, oliare fucili, organizzare le brigate. E un casino con le lingue! Cazzo, gli inglesi entendevano una cosa, i russi un'altra, gli ungheresi entendevano A, gli jugoslavi B, poi gli americani, i tedeschi, noialtri italiani, gli irlandesi, locos, loquisimos!, puta vida, per forza abbiamo perso la guerra! Nessuno entendeva a nessuno!
Dall'altra stanza, il flusso inesauribile di parole, lento, cadenzato, scandiva il ragionamento dell'avvocato. Eh, ma quando si hanno tutte quelle idee in testa...
Padre e figlio allungarono il collo per sbirciare oltre l'angolo e capire a chi appartenesse quella voce.
Ricatturare subito la loro attenzione: - Poi, dopo la sconfitta, il Messico ci ha accolti. Nessuno ci voleva. Gli abbiamo costruito perfino un monumento a los hermanos mexicanos! Se non era per loro... Ah, ma in Russia mica ci tornavo, di nuovo a congelarmi le chiappe, nossignore. Poi erano cambiate troppe cose. Tutti quelli che avevo conosciuto negli anni Venti erano stati fatti fuori. Traidores, disse Stalin. Cazzo, fai la revoluzione e te fucilano come enemigo del popolo. No, grazie, meglio il Messico. Me chiesero anche de aiutarli ad ammazzare a Trotzky. Ho detto no, fatelo senza de me, el compagno Mantovani se retira dalla mischia. E cosi' a Trotzky l'hanno ammazzato con un piccone e io ho aperto questa cantina. Poi una notte hanno provato a fare fuori anche a me. Me hanno aspettato sotto casa. Erano tre. Seppellirli nel campo  stato un lavoraccio.
Fine.
Il comizio
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