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bici.
- Walteru'n, Walteru'n!
Si ferma. Ha l'aria stizzita.
- Sai cos' successo a Capponi?
- Capponi? Non  a Imola? Con Garibaldi, Bortolotti, Melega. C'erano i funerali di quel partigiano famosissimo, com' che si chiama?
- Bob!  vero! Luigi Tinti detto Bob. Walteru'n, giusto te puoi non conoscerlo, che la guerra l'hai fatta a Milano!
In un attimo, Bob fa fuori Scelba, la Montesi, Trieste. Quelli che lo conoscevano bene, come Capponi, sono tutti a Imola, ma anche chi era troppo vecchio, o troppo giovane, conosce almeno un aneddoto, e lo tira fuori, chiedendo se era proprio lui il protagonista; o magari un altro. Quasi tutte storie che ci siamo gi raccontati l'altro ieri, quando  arrivata la brutta notizia e Capponi ci voleva mandare tutti a casa, poi s' deciso di restare, di brindare alla salute del Comandante e di ricordare le sue imprese. Alla fine siamo andati oltre mezzanotte, e il bar era piu' pieno che alle sei. Sono arrivati anche quelli della Sezione e gente che qui non s'era mai vista, e per la prima volta da quando lo conosciamo, Benfenati non ha detto una parola,  rimasto zitto, ad ascoltare i racconti, poi ha abbracciato Capponi e se n' andato a casa.
Oggi i discorsi sono piu' o meno gli stessi, ma nessuno si lamenta, perch certe cose  meglio ripeterle una volta di piu' che rischiare di scordarsele.
Appena Walteru'n ci saluta, per, la Gaggia controlla che si sia allontanato e ci raduna tutti, ormai saremo una ventina, si piega in avanti, e attacca a parlare un po' sottovoce, come se confidasse un segreto:
- Sentite, forse  meglio che a Walteru'n ci troviamo un altro nome, sapete? - Facce stupite, sguardi, qualche "perch?" buttato nel mezzo. - L'altro giorno  venuto a portarmi delle ciabatte da aggiustare. Era in vena di confidenze, e mi ha raccontato bene quella storia di lui, a Milano, e la gente che lo saluta, "Walteru'n, Walteru'n", e lui che ci resta male. Dico: ma perch te la prendevi? E lui, insomma, m'ha spiegato che in milanese, Walteru'n non vuol dire proprio Walterone, come credevamo noi.
- E cosa vuol dire, scusa?
- Vuol dire "Guarda il terrone", il marocchino, il meridionale, come diremmo qui, e a lui questa cosa non  mai piaciuta, era una presa in giro, capito? Allora, non so, magari se lo chiamiamo "Walterone",  piu' contento, cosi', senza farglielo tanto notare.
Chi dice va bene, chi  convinto che cosi' finiamo per fargliela pesare di piu'. Zambelli Cesare sostiene l'immutabilit dei soprannomi: lui si chiama Budlan, budellone, e nemmeno quando ha perso venti chili ci siamo sognati di ribattezzarlo. Non a caso, sei mesi dopo stava di nuovo sul quintale e passa.
Mentre ci interroghiamo sull'origine di alcuni nomignoli misteriosi, arrivano Capponi e il resto della banda, Garibaldi, Melega, Bortolotti e Bottone.
Qualcuno si lamenta per la chiusura a sorpresa, senza nemmeno un bigliettino, un avviso. Capponi ribatte che da quando Benassi glien'ha venduto met, anche lui pu decidere se il bar deve restare chiuso. E oggi, altro che bar, bisognava andare a Imola e poche storie.
- Garibaldi, te che sei bravo in queste cose, quanta gente c'era?
- Almeno quindicimila.
- E anche qualcosa di piu'. C'erano i sindaci di tutti i comuni della montagna, c'era Bulow, c'erano Teo e Piccolo che portavano la bara, c'erano sezioni dell'Anpi da tutta Italia. C'era Bergonzini, che ha fatto l'orazione pubblica insieme al sindaco, c'era tanta gente che dentro il cimitero del Piratello non ci si entrava, c'era la banda, cos' che suonavano, pure?
- L'Eroica, di Beethoven
- Ecco, proprio quella. E Bob l'hanno seppellito insieme agli altri caduti della Trentaseiesima, in un punto che c' anche Andrea Costa e tutti i migliori cittadini di Imola.
Bottone si stacca dal gruppo e scuote la testa: - Quasi  un bene che  morto cosi' presto, guarda.
- Be', Bottone, 'sa dit?
- Passavano altri dieci anni e tanti saluti, chi se lo ricordava piu' il Comandante Bob?
- Ti sbagli, Bottone, - lo corregge Garibaldi. - 
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