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rifletteva il rosso del tramonto.
La notte, grilli e squittii, latrati lontani, miagolare insistente, rumori di scarpe o bottiglie lanciate ai gatti perch tacessero.
Una sedia sfasciata. Manopole di apparecchi radio. Indumenti non piu' rammendabili.
McGuffin non poteva saperlo, ma l'odore era terribile.
McGuffin lo immaginava.
Non avrebbe piu' captato onde elettromagnetiche per trasformarle in sogni o incubi.
Nessuno l'avrebbe piu' fissato con lo sguardo spento come i mozziconi di sigaretta che ora lo circondavano.
Tuttavia, McGuffin serviva a qualcosa. La gatta era incinta. Avrebbe partorito prima di Natale.
Era passato di casa in casa. Adesso era una casa. Qualcuno aveva davvero bisogno di lui, alla buon'ora.
Avesse avuto una bocca, un volto, McGuffin avrebbe sorriso.


III. Montral, Qubec, 11 settembre


Il momento di gloria. Tutta Montreal a vederlo, sera dopo sera. Amici e parenti, anche quelli della Ville du Qubec.
Arsenic et vieilles dentelles. Inossidabile pochade, storia di due adorabili vecchiette, un nipote pazzo che si crede Teddy Roosevelt, un criminale fuggiasco e un inconfessabile segreto. Lui interpretava Mortimer, nipote sano di mente, sposo novizio in procinto di partire per la luna di miele.
Risate, sorrisi, addirittura richieste di autografi. Jean-Jacques Bondurant correva, strabuzzava gli occhi, alzava il sopracciglio. Sopra le righe, come Cary nella versione cinematografica. Era perfetto, gemello monozigote dell'uomo piu' elegante del mondo. Salvo il fatto che recitava in francese qubecois.
Il pubblico lo adorava. Venti repliche al Thatre du Rideau Vert, e le prenotazioni continuavano.
Niente male per uno spettacolo di beneficenza, recitato in gran parte da dilettanti.
Ricordava la sera del debutto. Charlotte in prima fila, felice, fiera di lui.
Nelle foto apparse sulle riviste, Charlotte e Jean-Jacques avevano gli occhi pieni di zaffiri e smeraldi. Il sosia di Cary Grant e sua moglie. Sorridevano verso l'avvenire. Vivi. Forti.
Il sipario stava per alzarsi. Il brusio accelerava il flusso del sangue. L'abito di Quintino era una seconda pelle.
Custodiva in cuore un segreto. Portava sempre con s un biglietto. Sopra il biglietto, poche righe e un commiato di due parole. Rimbalzavano tra una parete e l'altra della scatola cranica.
Au revoir.
Il sorriso riempi' le guance di Jean-Jacques.
Merci beaucoup, monsieur Grant.


IV. Los Angeles, 11 settembre


Betsy aveva consigliato a Cary di andare dal dottor Clapas, di cui le amiche dicevano un gran bene. Gli eventi degli ultimi mesi avevano scacciato la depressione, restituendo Cary Grant al mondo che ne esigeva il ritorno. Ora si trattava di capire i motivi della depressione, per impedirle di tornare. Il sole non doveva piu' oscurarsi, la mano che muoveva il rasoio non doveva piu' tremare.
Clapas era francese. Barba bianca a punta, occhiali dalla montatura d'argento. Con la moglie si era trasferito in California nel '49, a cinquant'anni suonati.
A dir la verit, pareva fosse fuggito, dopo un'esperienza a dir poco sgradevole, culminata in un esaurimento nervoso. Un pericoloso criminale lo aveva preso in ostaggio in casa sua. Costui era un paziente, s'era presentato per la seduta, ma la polizia, da tempo sulle sue tracce, aveva circondato l'abitazione. Mentre lo teneva sotto tiro, il criminale (rapinatore e assassino plurimo dalle tendenze anarcoidi e sovversive) aveva raccontato a Clapas tutte le nefandezze che aveva compiuto. L'anamnesi di Clapas era stata talmente accurata e impietosa, che il delinquente era impazzito e, riuscito a fuggire, si era suicidato nella maniera piu' grottesca: irrompendo armi in pugno in una stazione di polizia e aprendo il fuoco contro gli agenti. La stampa aveva riferito le sue ultime parole: "Sparate al sesso!" precisando che alcuni agenti avevano seguito il consiglio. Il dottor Clapas si era spaventato e, temendo una vendetta della malavita, aveva lasciato il paese.
A Hollywood aveva modificato la propria
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