<A HREF="54_secondaparte086"><</A>
sconosciuta. Sempre in Cina, ci sono notizie di esercizi pirotecnici fin dal II o III secolo d. C. Quasi inesistenti le pubblicazioni dettagliate in materia: il testo di un italiano del XVI secolo, Vannoccio Biringuccio, De la Pirotecnia, nel 1540, un trattato di chimica tecnica. Poi nulla fino a un denso manuale di fine Ottocento. In seguito, poco altro.
La fascinazione degli umani per le infinite varianti dell'arte del fuoco resta per immensa, tanto da lasciar pensare che sia tale proprio per l'aura di segretezza che l'accompagna. Solo per rimanere all'aspetto ludico e popolare, non vi  sagra, festa patronale o fiera, paesino di montagna o metropoli internazionale che non abbia il suo evento condito di scintillanti luminarie pirotecniche, con meraviglia dei bambini e sincera ammirazione degli adulti.
Parigi non poteva sottrarsi. Tanto meno in una ricorrenza come quella del Quattordici di luglio, nonostante l'orgoglio francese fosse seriamente provato dagli eventi d'Indocina, e i festeggiamenti in tono minore.
I fuochi d'artificio si ottengono mescolando metalli alle polveri esplosive. Carbonati e ossidi di metalli diversi, bruciando, dnno origine alle differenti tonalit e colori di ciascun fuoco. Ci sono razzi chiamati "carciofi" o "vortici" che girano su se stessi e schizzano verso l'alto, lasciando una scia luminosa. Le "bombe" o "granate" invece, hanno bisogno di mortai di ferro fissati a terra da listelli di legno. Ogni fuoco  un cartoccio ripieno di fuochi piu' piccoli che, raggiunta una certa altezza, esplodono in tutte le direzioni. Modificando la disposizione delle cariche all'interno del fuoco principale si ottengono forme e intensit diverse.
Toni queste cose le sapeva perch da sempre ammirava i giochi pirotecnici. Si era informato, se ne intendeva. Aveva detto spesso che gli sarebbe piaciuto finire proprio in quel modo. Un bel botto variopinto che colora il cielo. Adesso c'erano le Stelle d'Oriente, le sue preferite. Lacrime dorate che invadono il cielo. Toni osservava lo spettacolo seduto dentro la macchina, guardando attraverso il parabrezza.
1954, anno di merda per la Francia. Chi se ne fotte, pens Toni.
Pens che li aveva inculati per bene. Li aveva inculati due volte. I marsigliesi. Bastardi.
Ma li stava aspettando. Occhiospento da Napoli regolava sempre i suoi conti.
Ne aveva mandati tre al creatore. Toni pens all'altro utilizzo, meno coreografico, della povere nera.
Il tripudio delle Stelle d'Oriente era al culmine, Toni le vedeva ovunque, sempre piu' sfocate. Senti' il sapore del sangue invadergli la bocca.
Toni non pot fare a meno di notare che era diverso da come se l'era immaginato. Un bel botto variopinto che colora il cielo. Era diverso dalle colorate figure geometriche l'intestino che prorompeva dal suo ventre squarciato. E le lacrime dorate delle Stelle d'Oriente che inondavano il cielo erano diverse dal sangue che ormai impregnava il vano anteriore dell'automobile e colava copioso fuori, sul marciapiede, tingendolo di rosso cupo. Vaffanculo alla tubercolosi, pens.
Pens a tutte queste cose Toni. Mentre moriva.


II. Periferia Est di Bologna, 2 settembre


McGuffin aveva trasmesso cartoon di gatti che inseguivano topi.
Il topo di nome "Jerry" viveva dietro il battiscopa di un tinello spazioso e ben arredato. Un buco faceva da porta. All'interno, un letto ricavato da una piccola scatola, e vari arredi riciclati dai rifiuti. Della padrona di casa si vedevano sempre e solo i piedi, e grossi polpacci.
Con una scopa cercava di colpire il gatto di casa. Il gatto aveva sporcato il tinello. Il gatto si chiamava "Tom". Passava le sue giornate a inseguire "Jerry".
Topi e gatti si aggiravano intorno a McGuffin, in cima alla collina di rifiuti. Sovente, una gatta s'appisolava dentro McGuffin. Non somigliava a "Tom".
I topi avevano peli e code lunghe, e non somigliavano a "Jerry".
All'alba, lo schermo rotto di McGuffin rifletteva il sorgere del sole.
Al tramonto, lo specchio rotto di fronte a lui
<A HREF="54_secondaparte088">></A>