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un foglietto stropicciato ho l'indirizzo di un compagno che sta a Citt del Messico. Ha fatto la guerra di Spagna. Chiss, magari ha conosciuto qualcuno del bar.
Lo vedi, Angela, che riesco a partire anch'io?
Tu vai al freddo, io al caldo.
Tu vai a nord, io a sud.
Tu vai oltremanica, io oltre le Colonne d'Ercole.
 sempre stato cosi', in fondo. Tu da una parte, io dall'altra.
Mi dispiace.
Ho i soldi.
Oltre due mari c' il Messico.
Cosa so del Messico? Niente. Del resto, non so neanche da dove viene questa pilla. Non so un cazzo di niente.
Ma sono vivo.

***

- Pronto.
- Pronto, Nicola, sono io, Pierre. 'Scolta, non sto a dirti dove sono, ma...
- Ti cercano i pulismani?
- Cosa?
- Sul "Carlino" c' un articolo, Pierre. Prima pagina.
- Merda.
- Ci son stati dei morti, vicino al confine con la Francia. Dieci, quindici morti. Uno era un contrabbandiere bolognese, Ettore Bergamini, "ex partigiano datosi alla delinquenza", scrive il giornale. Uno che  stato espulso dal Partito e dall'Anpi, anni fa. Me lo ricordo, lui li'.
- Nicola...
- Il suo autocarro l'hanno trovato li' vicino. C'erano di mezzo anche dei mafiosi. Ci sono le fotografie. Uno di loro  passato qui al bar qualche giorno fa, m'ha chiesto del televisore.
- Nicola, senti...
- No, sentimi tu, Pierre, mi hai preso per un patacca? Pensavi che non mi accorgevo delle tue manovre? Io non lo so in che bordello ti sei andato a ficcare e non lo voglio sapere. Ma se sei nella merda  solo colpa tua e non pensare che a 'sto giro ti reggo il moccolo.
- Nicola, dio boia, fammi parlare! Vado via dall'Italia, per sempre!  gi tutto pronto. Non posso restare qui,  pericoloso, devo andar via, parto stanotte.
- Bravo, un bel tempismo.
- Cosa?
- Qui  appena arrivato il babbo.


Capitolo 52
Genova,notte tra il 5 e il 6 luglio


Quando lo vide spuntare sulla banchina, riconobbe subito il furgone del bar Aurora. Procedeva piano, lui aveva dato indicazioni precise, ma nel labirinto del porto non era facile orientarsi. Era buio, unica illuminazione quella dei grandi lampioni, altissimi, che facevano piovere la luce su capannoni, merci pronte a essere stivate e gru immobili.
Paolino parl a bassa voce: - Sono loro?
- Si', - rispose Pierre uscendo dall'angolo e facendo segno in direzione del furgone.
Il motore fu spento e i passeggeri scesero.
Li vide avvicinarsi. I Capponi riuniti a quel modo. Clandestini, per separarsi ancora. Non l'avrebbe mai immaginato.
Due uomini che procedevano un po' scostati, senza riuscire a sottrarsi alla distanza che il tempo aveva imposto, all'imbarazzo e alla difficolt di quella situazione.
Eccoci qui, pens Pierre, gli ultimi superstiti del mezzo secolo trascorso. I Capponi. Partigiani, rivoluzionari, lottatori, questo si', senza dubbio, sconfitti, forse delusi, contrabbandieri addirittura, dissidenti e teste dure. Vittorio, l'eroe, Nicola, il duro, e Robespierre, il ballerino. Eccoci qui, forse per l'ultima volta, per dirci addio e tutte le cose che in questi anni ci siamo tenuti dentro. Era pronto? Si', aveva avuto modo di prepararsi. Poi ormai non c'era piu' niente da perdere, bisognava andare incontro alla sorte a testa alta, qualunque essa fosse. Un salto nel buio,  questo che volevi, Pierre, non  vero? Volevi dell'altro, volevi andar via, quello che avevi non ti bastava.
Abbracci il padre.
- Quando sei arrivato?
- Due giorni fa.
- Come?
- A piedi. Conosco ancora i sentieri sul Carso. Non potevo piu' restare rintanato in montagna, Robespierre. Dovevo rivedervi.
- Sei andato dalla zia Iolanda?
- Le ho fatto prendere un colpo: credeva fossi un fantasma. Abbiamo parlato tutta la notte. Mi ha dato una maglia e una sciarpa per te -. Vittorio tocc la sacca da viaggio che portava a tracolla.
- Le hai detto che andiamo via?
Vittorio annui': - Dice che io e te siamo di quei Capponi che non riescono a stare fermi, quelli con la fregola addosso, dei disgraziati. Ma ti vuole un bene dell'anima.
Pierre pens che avrebbe dato una
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