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palazzi vicini. Dall'altra parte, solo armi automatiche, fucili e bombe a mano. Dopo cinque o sei ore di attacco, con la palazzina praticamente rasa al suolo, i partigiani erano riusciti a spostarsi e asserragliarsi in un altro edificio.
I crucchi avevano fatto intervenire un carro armato, lo avevano fatto entrare nel cortile e urlavano: "Arren-ttefi! Arren-ttefi!" S'era trovata una via d'uscita alla Houdini (il mago, non il fruttivendolo della Cirenaica): buttato giu' un muro, erano scappati dalla parte del canale, lanciando fumogeni per coprire la ritirata e dividendosi in piccoli gruppi. Addirittura, erano riusciti a evacuare i feriti. Nel tardo pomeriggio erano arrivati i rinforzi, il Distaccamento gappista medicinese. Tedeschi e fascisti, colti di sorpresa, erano scappati lasciandosi dietro duecentosedici morti, parecchi feriti e i veicoli carichi di munizioni.
I partigiani se l'erano cavata con dodici caduti.
Non l'aveva mai fatto, un lavoro cosi'. Ma il gioco valeva la candela. C'erano i soldi. E c'era il brivido lungo la schiena. Da troppi anni non rischiava la pelle. La sua vita era diventata piatta. Nessuna grande gioia, nessun grande dolore, nessuna grande rabbia. Tante donne, ma nessuna relazione importante. Storie da una notte. Ore e ore trascorse con Palmo, un deficiente.

Se morivo a Porta Lame, o su in montagna, a quest'ora la mia faccia era l al sacrario, in piazza del Nettuno. Coi miei amici, per sempre. Coi caduti del gruppo Valanga, con Dubat, che si suicid in una caverna per non farsi prendere dai tedeschi, con Carioca, Ettore Bruni, Edoardo, Ribino, Aldo, Ferro, Silenzio, Renato. Con Stelio, torturato per trentasei ore in via Siepelunga, come Irma Bandiera, come Sante Vincenzi la notte prima della Liberazione. Stelio sfigurato, straziato, impiccato in via Venezian. "Giustizia  fatta", titol il "Carlino".
Se invece muoio stanotte, cosa si ricorder di me? Che ero un contrabbandiere, un malfattore. Mi hanno espulso da tutto, non ho diritto a essere ricordato da partigiano.
Chiss cosa scrive il "Carlino", se muoio stanotte.
Dovevo morire a Porta Lame. Invece eccomi qui, incaricato di proteggere uno che trasporta droga. Un tipo che fa paura. Chiss se  amico di quel famoso "Steve Cemento", quello che lo nominano per spaventare gli scugnizzi.
Mi sa che in quell'ambientino li', nessuno  amico di nessuno...


Capitolo 49
Sospel, 3 luglio


Ore 2:40 am. Sospel. Quattro case in croce. Aria pungente. Intorno: boschi e montagne.
Avanti piano. I fari scoprono un cartello: "Relais l'Etape, 500 m". La strada bianca si inerpica tra i castagni.
Zollo fa segno a Ettore. Ci siamo.
Il camion accosta all'incrocio. Ettore afferra l'arsenale e salta giu'. Thompson, bombe a mano e un lanciarazzi da segnalazione. Come a Porta Lame.
Ricapitola i ruoli: - Allora, i ragazzi di guardia al camion. Io vado a sistemarmi. Tu arrivi alle tre spaccate.
Zollo annuisce. Rien ne va plus. Picchia le nocche sul cassone: - Forza, scendete un attimo.
Compaiono dopo qualche minuto. Hanno la faccia stropicciata di chi s' appena svegliato. Occorre riattivarli. Due pastiglie di simpamina per la sua emicrania e due contro il loro sonno. Ettore preferisce la dialettica.
- Ragazzi, statemi a sentire. Se facciamo le cose per bene, tra meno di un'ora ce ne andiamo di qua contenti. Per fare le cose bene bisogna essere svegli. Ciascuno di voi avr una pistola, otto colpi. Usatela solo se serve. Il vostro compito  proteggere il camion. Se il camion viene danneggiato, non ce ne andiamo piu' via. Tutto chiaro?
Zollo guarda l'ex combattente. Ci sa fare.

Pierre rigir la pistola tra le mani come fosse lo stronzo di un marziano. Ettore gli diede qualche dritta su come usarla, poi si infil nel bosco.
Il paesino pareva racchiuso in una boccia di vetro e silenzio. Da un momento all'altro, una mano gigante avrebbe potuto capovolgerla e far scendere neve finta. Pierre poggi la schiena contro il cassone. Documenti falsi, espatrio clandestino,
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